Il Superuovo

Qual è il giusto equilibrio tra distacco ed empatia verso i pazienti in medicina? Ce ne parlano Grey’s Anatomy ed Arrigo Boito

Qual è il giusto equilibrio tra distacco ed empatia verso i pazienti in medicina? Ce ne parlano Grey’s Anatomy ed Arrigo Boito

Un buon medico è colui che sa essere umano o distaccato? Lucido e asettico o amorevole? Tutta questione di prospettive.

Fare il medico è un mestiere complesso. Richiede preparazione, ma come solida base. Insieme ad essa è necessaria l’umanità, per entrare in contatto con i pazienti che soffrono, ma anche distacco, per mantenere la lucidità nell’operare. Dove finisce l’una e inizia l’altra? Qual è la soglia che distingue il troppo distacco dalla troppa empatia? Cerchiamo di considerare la questione attraverso due filtri artistici: la composizione “Lezione d’anatomia”, del poeta Arrigo Boito, appartenente alla corrente della Scapigliatura e il telefilm “Grey’s Anatomy”.

Arrigo Boito e la lezione di anatomia: dietro ai corpi perduti ci sono immense storie

Poesia scritta nel 1865, “Lezione d’anatomia” è uno scorcio rubato ad un’aula di medicina, in cui si svolge una lezione d’anatomia. E mentre gli studenti ammirano con occhi assetati di sapere e conoscenza, il poeta osserva mesto ed inorridito con occhi diversi, occhi da umano, occhi da cantore. Occhi che cercano dietro la scienza, una qualche storia che appartenesse al corpo senza vita della donna, ora strumento di studio.

La sala è lùgubre; dal negro tetto discende l’alba,
che si riverbera

sul freddo letto con luce scialba.

Chi dorme?… Un’etica defunta ieri all’ospedale;

tolta alla requie dei cimiteri,

e al funerale:

tolta alla placida

nenia del prete,  e al dormitorio;

tolta alle gocciole roride e chete dell’aspersorio.

Delitto! e sanguina  per piaga immonda

il petto a quella!… Ed era giovane! ed era bionda!
ed era bella!

Con quel cadavere (steril connubio! sapienza insana!)
tu accresci il numero di qualche dubio, scïenza umana!

Mentre urla il medico la sua lezione
e cita ad hoc:
Vesalio, Ippocrate, Harvey, Bacone, Sprengel e Koch,

io penso ai teneri casi passati
su quella testa,
ai sogni estatici invan sognati

da quella mesta.

Penso agli eterei della speranza mille universi! Finzion fuggevole più che una stanza di quattro versi.

Pensieri che razionalmente, anche il poeta lo sa, potrebbero essere futili, dato che per fare passi avanti, la medicina ha necessariamente bisogno di servirsi di vera carne. Di sicuro ne aveva l’assoluta necessità a quei tempi. Ma Boito mette da parte la fredda razionalità scientifica per un attimo e si concentra sulla donna che ebbe una vita in quel corpo, su quali sogni abbiano accarezzato la sua mente, mentre il profano bisturi rovina il suo cadavere, tolto alla pace del cimitero.

Pur quella vergine senza sudario sperò nell’ore
più melanconiche, come un santuario chiuse il suo cuore,

ed ora il clinico, che glielo svelle, grida ed esorta: «ecco le valvole», «ecco le celle», «ecco l’aorta».

Poi segue: «huic sanguinis circulationi…».
Ed io, travolto,
ritorno a leggere

le mie visioni sul bianco volto.

Scïenza, vattene
co’ tuoi conforti! Ridammi i mondi del sogno e l’anima! Sia pace ai morti

e ai moribondi.

Perdona, o pallida adolescente! Fanciulla pia, dolce, purissima, fiore languente

di poësia!

E mentre suscito nel mio segreto quei sogni adorni… in quel cadavere

si scopre un feto di trenta giorni.

Ma alla fine di questa visione polemica contro la scienza, all’immaginario puro del poeta, che sognava di una fanciulla strappata alla luce troppo presto, profanata ad uso di una scienza crudele, senza che avesse vissuto davvero, si contrappone la realtà dura e vera: la fanciulla era incinta. Così, come la gravidanza spezza l’immagine di una vergine pura, la realtà spezza l’ideale che la scienza non debba utilizzare dei corpi al fine di progredire.

Un sognatore sensibile vede in quel cadavere un qualcosa di sacro, che debba essere conservato per sempre, sebbene alla fine si scontri con la realtà di un corpo che può servire ad uno scopo più alto, prima del suo disfacimento. Uno scienziato vede in quel corpo senza vita, un caro strumento per salvarne di nuove.

Grey’s Anatomy e la formazione del medico: dietro ai camici ci sono sogni, sacrifici ed umani

E così, spesso ci sarà capitato di incontrare medici eccellenti, ma asettici, freddi e scontrosi. Il mestiere del medico richiede grande tempra, resistenza emotiva, lucidità. Avere nelle proprie mani delle vite, a volte, rende freddi. Si tratta di una necessità, una protezione che permette di prendere le decisioni soltanto in base alla razionalità ed alla scienza, non in base alle emozioni. Ma può accadere, talvolta, che questo distacco finisca per danneggiare il paziente, se eccessivo. Perché bisogna ricordare, comunque, d’avere a che fare con persone che soffrono, che hanno paura, che hanno speranza. Il telefilm “Grey’s Anatomy”, uno dei medical drama meglio riusciti degli ultimi anni, mostra chiaramente quanto creare questo connubio sia difficile, per un medico. I medici di questa serie hanno anche loro molte difficoltà, paure, insicurezze. La loro vita privata si intreccia con la loro carriera, a volte la loro carriera diventa la loro unica vita. E così, tra difficoltà in sala e nella vita amorosa e familiare, Meredith Grey ed i suoi compagni cercano di diventare medici di successo, oltre che sopravvivere al percorso estenuante dello specializzando.

Alcune citazioni, di seguito, mostrano le difficoltà che un medico deve affrontare, ma anche la passione che serve per svolgere questo mestiere.

Viviamo la nostra vita in reparto. 7 giorni su 7 in reparto, 14 ore al giorno. Passiamo più tempo insieme che da soli. Dopo un po’ di tempo, il modo di gestire la casa diventa uno stile di vita. Numero uno: metti tutto in conto. Numero due: fai il possibile per fregare il tuo avversario. Numero tre: non fare mai amicizia col nemico. Numero quattro: ogni cosa, ogni cosa è una competizione. (Meredith)

C’è un’altra cosa che devi imparare se vuoi sopravvivere, una cosa di cui nessuno parla e che devi imparare da solo. Numero cinque: non è una gara, mai. Non ci sono vincitori né vinti. Le vittorie si contano col numero di vite salvate. E una volta ogni tanto, se siete bravi, la vita che salvate potrebbe essere la vostra. (Meredith)

Ho cinque regole. Memorizzatele. Regola numero uno: non perdete tempo a fare i ruffiani. Vi odio e non cambierete le cose. Protocolli traumatologici, lista telefonica, cercapersone. Le infermiere vi chiameranno al cercapersone, scattate appena vi chiamano, e correte. Questa è la regola numero due. Il vostro primo turno di guardia inizia ora e dura 48 ore. Siete specializzandi, schiavi, nullità, l’ultimo anello della catena alimentare della chirurgia. Richiedete esami, scrivete ordini, siete di guardia a notti alterne fino all’esaurimento, e non lamentatevi.Ognuno di voi arriva qui pieno di speranze, desideroso di scendere in campo. Un mese fa, alla Facoltà di Medicina, i medici erano i vostri professori, oggi i medici siete voi. I sette anni da specializzandi in chirurgia saranno i più belli e i più brutti della vostra vita. Verrete messi sotto pressione. Guardatevi intorno, salutate la concorrenza. Otto di voi passeranno a una specializzazione più facile, cinque di voi non reggeranno la pressione e a due di voi verrà chiesto di andarsene. Questo è il punto di partenza, la vostra arena, la vostra partita… dipende da voi.

 

Medicina: empatica o crudele? Le cose più importanti sono il rispetto e la concentrazione

Quanto un medico debba essere distaccato e quanto empatico, è una questione controversa. Forse la verità sta nel mezzo: miscelare i due modi di vivere questa carriera, mantenendo due costanti fondamentali: il rispetto verso l’essere umano che si cerca di curare e la razionalità nell’utilizzare le conoscenze mediche. Oggi gli ospedali italiani progrediscono a grandi passi nella ricerca, ma tanta strada c’è ancora da fare. Tanti problemi logistici devono essere risolti. Fondamentale è che il medico ricordi di trattare il paziente con umanità, ma anche che il paziente ricordi d’aver a che fare con un umano, che sta dietro il camice. Che il medico tenga sempre a mente il suo giuramento, che mai si senta onnipotente, che mai sottovaluti i segnali, che mai si stanchi della sua missione, della grande responsabilità che ha deciso di prendere tra le mani. Che lo Stato impari a salvaguardare i diritti di medici e pazienti, per mantenere un clima sereno negli ambienti ospedalieri, perché non è più ammissibile vedere pazienti curati nei corridoi per mancanza di letti. Non è più ammissibile vedere medici ed infermieri esaurirsi lentamente per orari estenuanti causati dalla mancanza di personale. Non è più possibile vedere bravi medici faticare nel trovare una posizione, perché molte sono occupate da figli e nipoti di altri medici. Non si lucra sulla vita degli altri. Adesso é imperativo mettere medici ed infermieri nelle condizioni di poter operare con lucidità, mettere i pazienti nelle condizioni d’essere curati con dignità.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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