“Il Perdono della Porziuncola” e le altre cose che non sai sul Poverello d’Assisi

In occasione della festa del Perdono della Porziuncola, che ogni anno si tiene tra l’1 e il 2 agosto, vediamo insieme quanto ne sai sul Poverello di Assisi. 

Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi riesce a conquistare i cuori di tutti, credenti e non. Se nell’articolo precedente (vedi https://www.ilsuperuovo.it/dalle-presunte-stigmate-alla-stesura-del-primo-manifesto-femminista-ecco-le-5-cose-che-non-vi-hanno-mai-detto-su-francesco-dassisi/) si è parlato del famigerato Santo sotto un’ottica più storica-letteraria, in questo troverai alcune curiosità tratte dalle Fonti Francescane, scritti postumi la morte del Poverello d’Assisi.

1. QUELLA VOLTA IN CUI SAN FRANCESCO INCONTRÒ IL PAPA

Che sia realtà o meno, alcune fonti postume segnalano che sia avvenuto un incontro tra San Francesco d’Assisi e il Papa Innocenzo III intorno al 1210  (cfr. Vita prima di Tommaso da Celano, 13,32 e Leggenda maggioreAggiunta posteriore 3,9a).

Nel 1209 Francesco poteva contare su un intenso numero di persone (provenienti addirittura dalla Francia!) che avevano deciso di seguire le sue orme, motivo per cui i suoi oramai “confratelli” iniziarono a sentire l’esigenza di dover essere tutelati da una Regula. Il vescovo Guido di Assisi – che fino ad allora aveva appoggiato le decisioni del futuro Santo – chiese al Poverello di recarsi dal Papa in persona per il riconoscimento della Regola. Controvoglia e contro i suoi principi iniziali, San Francesco, insieme ad altri due compagni, si presentò dal Papa Innocenzo III che però lo cacciò e lo mandò a dormire in un porcile, in quanto lo ritenne poco idoneo verso i principi che la Santa Sede stava praticando.

A far cambiare idea al Papa sarebbe stato un sogno fatto la stessa notte: la Chiesa Lateranense sul punto di crollare viene salvata da un uomo piccolo e povero, il quale appoggiava sulle sue spalle le mura cadenti. Impaurito da questa premonizione, il giorno dopo Innocenzo III richiamò il Santo e i suoi fratelli e concesse loro di redigere una regola.

2. IL PERDONO D’ASSISI

Dai racconti di Frate Tebaldo ci viene riportato che in una notte del 1216, mentre il Poverello pregava nella Porziuncola, vide una luce folgorante da cui uscivano il Cristo e sua Madre, la Santissima Vergine, che gli domandavano quale grazia desiderasse per gli uomini. Il Santo non ci pensò due volte: ““Poiché è un misero peccatore che Ti parla, o Dio misericordioso, egli Ti domanda pietà per i suoi fratelli peccatori; e tutti coloro i quali, pentiti, varcheranno le soglie di questo luogo, abbiano da te o Signore, che vedi i loro tormenti, il perdono delle colpe commesse”. Il Signore allora chiese a Francesco di presentarsi dal Papa, suo vicario in Terra, per ricevere questa indulgenza.

All’alba il Santo d’Assisi si incamminò per giungere a Roma, dove incontrò Papa Onorio III, successore di Innocenzo III, ma uomo pio e buono.  Dopo aver udito con attenzione il racconto del Poverello, il Papa chiese per quanti anni dovesse concedere questa indulgenza, ma Francesco non ne voleva sapere di anni, bensì di anime.

Quello che io domando, non è da parte mia, ma da parte di Colui che mi ha mandato, cioè il Signore nostro Gesù Cristo.

Vivae vocis Oraculo, l’indulgenza fu concessa e dal 2 agosto 1216 si festeggia il Grande Perdono: qualunque pellegrino passi le porte della Porziuncola tra l’1 e il 2 agosto, successivamente esegue il sacramento della Confessione, avrà l’indulgenza Plenaria per sé o richiederla per qualcuno.

3. SAN FRANCESCO E IL ROSETO

Ben collegata con l’indulgenza Plenaria è la storia del Roseto senza spine, che si trova accanto alla Porziuncola. La storia ci viene tramandata nel Trattato sull’indulgenza di Santa Maria della Porziuncola di Frate Francesco Bartoli intorno alla metà del XIV secolo.

Mentre Francesco pregava nella sua cella, Satana sarebbe entrato e lo avrebbe più volte portato in tentazione, proprio come accadde a Cristo nell’Orto degli Ulivi. Estenuato dalle tentazioni il Serafico Padre uscì nudo dalla cella e si buttò in un roseto lì vicino pieno di spine. Il Santo ne uscì sanguinato, ma da quel roseto sbocciarono diverse rose bianche e rosse, nonostante fosse gennaio.

4. L’AMORE PER IL CREATO E GLI ANIMALI

Quando giunse il momento della morte, Francesco che oramai era malato e divenuto cieco, dopo aver fatto leggere un passo di San Paolo, chiese ai suoi fratelli di cantare la Lode all’Altissimo per poi aggiungere una lassa:

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ’l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore’ et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.

Qui le fonti ci accompagnano un’ultima volta, perché riportano quello che è stato inteso come uno dei miracoli più belli durante la transizione di San Francesco d’Assisi:

Le allodole, amiche della luce del giorno e paurose delle ombre del crepuscolo, quella sera in cui san Francesco passò dal mondo a Cristo, si posarono sul tetto della casa e a lungo garrirono roteando attorno. Non sappiamo se abbiano voluto a modo loro dimostrare la gioia o la mestizia, cantando. Esse cantavano un gioioso pianto e una gioia dolorosa.

 

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