fbpx
Il Panopticon: la nuova prigione di “Orange is the new black“

I giochi di una delle prigioni più famose al mondo non sarebbero neppure iniziati se come regista e scenotecnico ci fosse stato Jeremy Bentham.

Chissà se il successo di una lunga serie come quella di Orange is the new Black dove un carcere tutto al femminile ha tenuto i telespettatori incollati per ben sette stagioni davanti ad uno schermo sarebbe stato il medesimo in una prigione alla Jeremy Bentham.

 

Orange is the new black e le sue prigioni

 

Orange is the new black approda sugli schermi mondiali nel 2013, tradotto in più di 5 lingue diverse, resta una delle serie iconiche di Netflix e non solo, l’ultima stagione uscita nel 2019 ha lasciato il cuore spezzato a tutti gli appassionati o come odiernamente vengono definiti, gli addicted.

Nel corso delle stagioni vediamo sostanzialmente due tipologie di case circondariali, le quali seppur differenti permettono lo scambio continuo di battute tra le detenute, ovviamente ad esclusione di coloro che si trovano in isolamento,  consentendo così al regista di strutturare l’intera serie televisiva.

Ma che cosa sarebbe accaduto se lo scenotecnico di OITNB, acronimo del titolo della serie tv, avesse usato come modello architettonico della prigione quello del Panopticon ?

 

 

Argo Panoptes il gigante dal centinaio di occhi

 

Il panopticon è il progetto di una prigione ideale, strutturato da Jeremy Bentham, ampiamente sviluppato nell’architettura ottocentesca e novecentesca: l’idea di fondo è quella di un carcere di detenzione in cui i guardiani vedono tutto perchè posti su una torre al centro dell’edificio. Questi sono dotati quindi del così detto: ‘sguardo panottico’ dal greco, dove pan vuol dire “tutto” e optikon: “vedere” : vedono tutto.

I detenuti sono confinati in celle dalle quali non possono vedere nulla, sono solo visti; la cella è costruita in modo tale che nel loro campo visivo ci sia solo la torre centrale di controllo nella quale sono sempre presenti i guardiani o, come dice Bentham, basta che si creda la loro presenza.

Il nome panopticon si riferisce anche alla mitologia greca, Argo Panoptes era infatti un gigante con centinaia di occhi considerato quindi ideale come guardiano. Appare dunque evidente come la mitologia greca riscuota ancora un grande fascino e influenza su un filosofo di metà del mille e settecento.

Le dinamiche sociali sarebbero ridotte al minimo con questa tipologia di struttura impedendo dunque alle nostre protagoniste di entrare in contatto e di fare i numerosi misfatti che caratterizzano ogni stagione; come avrebbe fatto Piper Chapman lontana da Alex Vause ?

 

 

Cesare Beccaria e Jeremy Bentham visti da un’altra prospettiva

 

Le prigioni “alla Bentham” hanno indubbiamente un aspetto angosciante, fanno pensare a delle distopie realizzate, dei luoghi dove lo sguardo del controllore è onnipresente mente il recluso è messo in condizioni non solo di isolamento corporeo ma anche visivo.

Focault si scaglia molto duramente nei confronti di quello che è il progetto di Bentham che tra l’altro viene realizzato in più parti del mondo come a Ventotene, isolotto del Tirreno, e tutti noi rimarremmo sconcertati di fronte a tale crudeltà che nessuno oserebbe condividere odiernamente partendo dal presupposto che prima di essere detenuti sono persone; ci si stringerebbe il cuore a vedere Suzanne Warren  conosciuta meglio nella serie come ‘Occhi pazzi’ sola nella sua cella tormentata dalle voci che sente nella sua testa le quali spariscono solo grazie al contatto con le altre.

Bisogna fare, però, un passo indietro: Bentham progetta la sua idea nel 1791, il suo discorso insieme a quello di Beccaria noto a tutti per la sua celebre opera ‘Dei delitti e delle pene’ – che sostanzialmente si opponeva alla pena di morte e al metodo delle torture proponendo delle soluzioni che comunque odiernamente non condivideremmo, e oggetto di critica da parte di Focault – va però contestualizzato. Entrambi avevano la possibilità di essere presi in considerazione soltanto se si fossero trovate delle soluzioni non solo a vantaggio dei condannati ma anche delle società, per questo, ad esempio, Beccaria si appella alla proposta dei lavori forzati per i detenuti. Va ricordato inoltre che a beneficiarne potevano esserne unicamente i ricchi perché erano coloro che sedevano in Senato ed avevano dunque il potere esclusivo di promuovere e far passare una riforma.

Il discorso di Beccaria e di Bentham prende atto di un problema raccapricciante e cerca, anche giungendo a dei compromessi con chi sostanzialmente comanda nella città, di attuare un miglioramento della situazione.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: