Il mito del Medioevo: dallo stereotipo illuminista alle rielaborazioni Fantasy

Ogni epoca storica ha formulato una propria interpretazione del Medioevo, generandone un’immagine o uno stereotipo, superato o ancora persistente nella nostra società. Il Medioevo che conosciamo attraverso i film o le serie tv, quello fantastico, fiabesco, dei cavalieri simbolo di un eroismo che fa sognare grandi e piccoli, ad esempio, non ha nulla a che vedere con ciò che realmente è stata questa epoca storica. E no, nemmeno barbarie, violenza ed oscurantismo sono termini appropriati da accostare ad un tempo che fa della complessità il suo carattere preminente. 

Storia e storiografia

Alla base di queste considerazioni credo che sia necessario effettuare una distinzione al livello concettuale tra storia e storiografia, al fine di comprendere il senso generale di questa trattazione. La storia è un insieme di fatti, un elenco di “res gestae”, eventi ordinati più o meno in successione dagli storici, personaggi del tempo con l’incarico di registrare. La storiografia, in quanto interpretazione, in generale della storia o in particolare di qualche di un qualche specifico evento di essa, può anche essere postuma. Può cioè essere il risultato di una ricerca, di uno studio effettuato successivamente e riportato da uno storiografo, il quale adotta un punto di vista e concorre alla diffusione della sua idea di Medioevo o di qualsiasi altra epoca. Nel caso del Medioevo allora il quadro storiografico complessivo relativo ad esso rientra nel concetto di Medievalismo, il quale cioè racchiude le forme di rappresentazione, ricezione ed uso dell’idea di Medioevo in ogni suo aspetto. Studiare la storia per fatti è semplice, quelli ci sono già dati, basta aprire un libro, anche se, si sa, la storia è tramandata dal potere ed è impossibile stabilire con certezza cosa rientri nella sfera del vero e cosa no. Per questo, prima di continuare è necessario stabilire che la storia non ha nulla di oggettivo. Credere di sapere la storia avendo studiato una serie di eventi tramandati da altri sarebbe un’ingenuità. Difficile è invece prendere atto della sua complessità, cioè delle molteplici interpretazioni che un’epoca come il Medioevo può avere, accoglierle e, aldilà di datazioni e nomi di battaglie, accettare di approdare a un’idea più o meno vaga relativa a questo millennio di storia.

Medium Aevum

Partendo allora proprio dalle interpretazioni, chi è stato a diffondere un’immagine negativa di Medioevo, fatta di stereotipi? Dal principio gli uomini del Rinascimento. Sono loro innanzitutto ad avere denominato tale il Medioevo. “Medium Aevum”, età di mezzo. Così è stato definito e chiamato questo arco di tempo che va dal IV/V al VX secolo. Perché età di mezzo? E soprattutto, in mezzo a cosa? Tra lo splendore delle civiltà classiche del Mediterraneo e la rinascita dei valori arcaici del Cinquecento. Ciò significa che questi secoli di intervallo non sono considerati altro che un momento di decadenza e di oscurantismo, in cui l’arte si è fermata e il suo sviluppo bloccato. Questa visione è stata poi accolta dagli illuministi i quali hanno contrapposto alla loro età “dei lumi”, l’età “del buio”, fatta di credenze e di superstizione. Un’idea positiva di Medioevo è stata propinata dai Romantici che ne hanno invece costruito un’immagine eroica e fantastica. Se il Medioevo è stato il momento della storia dell’uomo in cui si sono venuti a creare i primi fulcri di tradizione all’interno di confini geografici più o meno precisi, l’Ottocento è stato il secolo di formazione degli Stati Nazionali che ha visto nella medias aetas un modello e nelle popolazioni barbariche il simbolo di una società primitiva, organizzata in strutture sociali semplici ma funzionali alla realizzazione di un sistema politico unitario e forte. Ad ogni modo sono stati i Preraffaelliti (corrente artistica di metà Ottocento) a fotografare il Medioevo, a costruire cioè un’immagine mitica e fantastica attraverso la pittura, basandosi su modelli letterari quali il Ciclo arturiano e costruendo uno stereotipo destinato a dominare le menti dei moderni.

Un processo aperto

Ciò che mi preme sottolineare è come, dall’Ottocento in poi, il Medioevo si sia opposto alla modernità. La ripresa dello stile gotico, in particolare, è stata alla base di una rivoluzione architettonica e stilistica: il culto per le cattedrali come luogo di grande spiritualità, la moda del giardino all’inglese governato da un disordine artificiale e non casuale che testimonia la volontà di creare un contatto con la natura e sottolineare un distacco dalla massificazione, l’edilizia universitaria, anch’essa gotica, la quale prevede la costruzione di un college lontano dal corrotto ambiente cittadino. La presa di coscienza di questo cambiamento, declinato in senso artistico è il primo passo verso la comprensione dell’importanza e del peso che il Medievalismo europeo ha avuto nelle nostre coscienze. D’altronde l’arte è la manifestazione concreta di un ideale, di un percorso in questo caso storiografico. Negli ultimi 30-40 anni il Medioevo è stato anche fiaba, ha avuto una funzione esoterica. A tal proposito penso al Signore degli Anelli. Nel successo di Tolkien si ravvisa un bisogno di evasione dal transitorio, dal presente borghese, un bisogno di eroismo e di contatto con la natura. Da Tolkien si sviluppa poi il filone dell’ Eroic Fantasy il cui simbolo è Conan il barbaro, personaggio letterario che trova le radici della sua evoluzione nelle raccolte mitiche nordiche e bretoni. Da qui si sviluppa il filone Spada e Magia, ma anche quello fantascientifico di Star Wars che conserva i tratti di un Medioevo mitico se pur ambientato in un futuro lontano. La nascita di serie tv come “Il trono di spade” o di giochi di ruolo come “Assassin’s creed” possono considerarsi un naturale proseguimento nell’insieme delle rielaborazioni del medioevo. Come si spiega dunque il mito e la reinvenzione dell’epoca in questione? Questi dieci secoli sono stati definiti da Giovanni Tabacco  non come un sistema ma come un processo aperto di strutture instabili. Di fronte alla crisi del presente il Medioevo è un mito consolatorio, un’epoca che si può definire come infanzia del mondo, una fase esistenziale di nascita e crescita. Insomma, un’esperienza non conclusa, un grado di darci una vaga illusione di evasione e per questo capace di farci sognare.

   Martina Nicolao

 

 

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