Il Superuovo

Il giornalismo non è un mestiere facile: la Costituzione italiana ci spiega perchè

Il giornalismo non è un mestiere facile: la Costituzione italiana ci spiega perchè

Siamo arrivati alla fine di quest’anno pazzesco: è tempo di tirare le somme. Tra queste, vi è anche quella di Reporter Senza Frontiere che, anche nel 2020, è tragica.Gli ultimi giorni di dicembre significano, per i più, riflessioni sull’anno che volge al termine. Certo, questa volta avremo un bel po’ a cui pensare: una sfiorata guerra mondiale nucleare, una pandemia globale, varie crisi di Governo, la dipartita di molti personaggi celebri e amati e l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti, per esempio. Ma non è tutto qui. Nel 2020, infatti, il tema dell’importanza dell’informazione è venuto a galla, così quello delle fake news. E i giornalisti?

Le vittime: i giornalisti morti nel 2020

Lo sappiamo ormai da tempo immemore: fare il giornalista non è un mestiere semplice. Oltre ad essere ricco di responsabilità, sia verso la testata, sia verso i fruitori, è anche un ruolo estremamente delicato. Quante volte abbiamo sentito, al telegiornale o sui quotidiani, che un reporter aveva scoperto fatti scomodi e che, proprio per questo, era stato fatto sparire? Pensiamo ai casi di Giulio Regeni e di Patrick Zaky, non giornalisti, ma ricercatori e divulgatori di cultura. Oppure, riferiamoci a Daphne Caruana Galizia, reporter uccisa in un attentato a Malta, a causa delle sue denunce pubbliche sui legami con la mafia, con i paradisi fiscali, con il giro delle cittadinanze a pagamento del suo Paese d’origine. Si potrebbero fare centinaia di nomi, come conferma l’associazione Repoter Senza Frontiere, impegnata da sempre sul fronte della salvaguardia della libera espressione e informazione. Solo quest’anno, infatti, sono stati uccisi 50 giornalisti nel mondo, di cui solamente tre in zone di guerra. Il trend, però, non è confortante: questo dato è in linea con quello dello scorso anno, attestato a 53 vittime. E’ evidente che ci sia qualcosa che non vada, ma cosa?

La libertà di espressione: di cosa stiamo parlando?

Riferendosi alla stampa, la Costituzione affronta il tema nel celebre articolo 21. Esso si inserisce nella serie dei diritti pubblici, in quanto mira a tutelare la dimensione sociale della persona, garantendo quindi interessi collettivi ed il dibattito democratico. Si può, quindi, intendere che il bilanciamento sia il denominatore comune. L’articolo 21 è relativo, in particolare, alla libertà di manifestazione del pensiero: consiste non solo nel diritto di esprimere le proprie idee, ma anche di divulgarle pubblicamente. Esattamente per questo, è indicato da molti costituzionalisti come la pietra angolare del sistema democratico. Sebbene il primo comma dica chiaramente che tutti i cittadini hanno il diritto di esprimersi liberamente e con ogni mezzo, in seguito le cose si complicano.

Eccezioni e censure: la stampa nella Costituzione

Osserviamo, infatti, il comma 2 del medesimo articolo: la stampa non può essere soggetta a censura o autorizzazioni. Ma, nel comma successivo, si afferma che essa può essere sequestrata, ma solo in caso di delitti vietati dalla legge sulla stampa o di violazione di norme sull’indicazione del responsabile. Cosa significa tutto ciò? Nel primo frangente, la famosa legge richiamata è, in realtà, il decreto legislativo 561 del 1946: esso giustifica il sequestro in presenza di articoli contrari alla procreazione (recentemente abolita), che spiegassero come procurare aborti, che fossero contro il buoncostume o che glorificassero il fascismo. Nel secondo caso, invece, si fa riferimento al fatto che, per legge, si debba sempre indicare il direttore responsabile della pubblicazione. Nonostante ciò, il sequestro deve essere sempre disposto da un giudice; in caso di urgenza, possono provvedere le forze dell’ordine, ma con l’obbligo di comunicazione all’autorità giudiziaria e di convalida entro 24 ore.

Ogni opinione è legittima?

La domanda sorge spontanea: tutte le opinioni espresse per via cartacea sono legittime? Non proprio. Al comma 6 è nuovamente ribadito il divieto di pubblicazione di stampa avversa al buoncostume, concetto vago e in continua evoluzione. Solitamente, è inteso come un elemento protettivo nei confronti dei minori, spesso assimilato al pudore sessuale. Inoltre, esistono dei reati di opinione riconosciuti dal codice penale. Innanzitutto, esistono quelli di principio d’azione, i più nutriti, comprendenti istigazione, apologia e divulgazione di notizie false. Seguono i delitti contro l’onore (come l’ingiuria o la diffamazione), il sentimento religioso e il prestigio delle istituzioni. Come abbiamo visto, non è mica facile fare il giornalista.Vi ho convinti?

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