Il film “Prova a prendermi” e Orazio ci spiegano come sia impossibile la fuga da noi stessi

Prova a prendermi (Catch Me If You Can) è un film del 2002 diretto da Steven Spielberg, adattamento del romanzo autobiografico Catch Me If You Can di Frank Abagnate Jr.

Il film ha come protagonista Frank Jr, personaggio interpretato da Leonardo di Caprio. Egli è un giovane sedicenne che scappa di casa dopo aver appreso la notizia del divorzio tra il padre e la madre ritrovandosi a vivere immerso nella truffa e nell’inganno.

Scappare per poi ritornare al punto di partenza

Frank per sopravvivere inizia a falsificare assegni. Finge di essere qualcuno che non è, la vita per il giovane è un teatro senza pareti. Si trova sempre ad improvvisare una parte, un ruolo nel mondo che non gli appartiene. Provando a ingannare le altre persone inganna anche se stesso. Vestendo mille costumi, indossando sempre una maschera nuova, la sua vita rimane instabile, senza argini o punti di riferimento. Il personaggio è costretto sempre a fuggire non solo dal FBI ma anche dal senso di solitudine che gli attanaglia il cuore. Rimane solo passando di stanza in stanza, di città in città senza potersi fidare di nessuno, continuando a mentire non solo agli altri ma anche al proprio cuore. Una parte di lui vorrebbe smettere di fuggire, ma per lui è impossibile cessare di essere quel che non è. La menzogna diventa l’unica sua verità, tutto ciò che ha. Ma è possibile colmare il vuoto della vita scappando perché il problema non è fuori da lui, ma dentro.

Orazio e il tema del se fugere

Orazio in una sua epistola si rivolge ad un suo amico di nome Bullazio. Il poeta lo descrive come un uomo che è sempre in viaggio. Proprio in quel vagare ovunque Bullazio sembra ricercare un qualcosa che acquieti e lenisca le sofferenze dell’animo. Il viaggio è visto come una distrazione e una fuga dagli eventi della vita, dal proprio malessere interiore. Orazio invita a cogliere l’attimo, a ricercare la bellezza nel presente, a non rimandare i problemi  ma ad affrontarli. Il poeta spinge l’amico a vivere il momento tra le pieghe del tempo. Quello che Bullazio cerca lo può trovare anche nella sua cittá natale. Il problema non va ricercato fuori nel mondo ma dentro di noi. Affrontiamo le nostre contraddizioni, viviamo senza nasconderci. La verità è un tesoro rinchiuso negli abissi della nostra anima, troviamola e lasciamola vivere come un fiume senza argini.

Perché scappiamo dai problemi della vita?

È facile non pensare, è facile rimandare. I problemi ci attanagliano ogni giorno, ogni ora, ogni attimo e quando riusciamo a risolverli, ecco che ne arrivano altri a sommergerci. La soluzione più semplice è quella di non pensarci, lasciare fluire liberamente la vita e non preoccuparsi più di nulla, ma è sbagliato fare in questo modo. Questa leggerezza superficiale ci danneggia, ci rende schiavi del mondo. Anche se fuggiamo ci sarà sempre una forza uguale e opposta che ci riattrae verso il problema. Scappiamo quindi per poi ritornare allo stesso punto di prima, forse anche peggiorando la nostra situazione. E allora cosa fare? La soluzione è molto semplice: basta fuggire, affrontiamo a testa alta la vita. La malinconia ci assale, un senso di vuoto ci pervade e si propaga in ogni angolo e centimetro del nostro mondo. Questa sensazione ci consuma come un morbo che continua a lievitare lentamente in noi fino a diventare troppo grande per essere curato. Ci condanniamo da soli all’infelicitá causata dalla non vita. Dobbiamo sopraffare il mondo, non esserne vittime. Ad ogni problema c’è una soluzione, separiamo la gramigna dall’erba buona. Ripuliamo le orecchie e sforziamoci di ascoltare la voce del nostro Daimon, la nostra coscienza, restiamo coerenti con noi stessi, non tradiamoci mai.

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