Il Disturbo di Depersonalizzazione e l’alienazione visti dai Pink Floyd in The Dark Side of the Moon

Il lato oscuro della Luna come metafora per parlarci del lato oscuro dell’uomo.

Uscito il 1° Marzo 1973  The Dark Side of the Moon, si può dire abbia fatto la storia, non solo per la ricerca musicale che c’è dietro -che vede anche la collaborazione del tecnico del suono Alan Parson-, ma anche e soprattutto perchè è considerabile un unicum , cioè un corpo che si sviluppa seguendo un filo rosso che ne è guida ed ispirazione. Ha infatti alla base, in quanto concept album, l’idea che ci siano degli aspetti nella vita umana che sfuggono al controllo della ragione; il trionfo dell’irrazionale fa emergere la vulnerabilità nell’uomo.

Shawn Coss traduce in immagine il Disturbo di Depersonalizzazione

Breathe: il respiro ci condanna alla vita

Il battito cardiaco è il primo e l’ultimo suono dell’album; dal cuore ai polmoni iniziano ad intrecciarsi i punti di collegamento con la vita che segnano l’inizio della coscienza di sè e della volontarietà delle azioni. Eppure per quanto ci sforziamo di essere i protagonisti del film della nostra vita, qualcosa ci trattiene dal trarre pieno godimento da essa. Siamo estranei che guardano la propria vita da spettatori: i Pink Floyd parlano di alienazione, noi parliamo di Disturbo di Depersonalizzazione. Qualcosa di molto simile ad una prigionia eterna che ti condanna a sentirti estraneo a te stesso e a quello che ti circonda. L’uomo, incapace di raggiungere qualcosa di tangibile, cerca di afferrare disperatamente qualunque cosa gli sembri concreta, si rifugia sottoterra come farebbero i conigli, “Run,Rubbit run/dig that hole”.  La Depersonalizzazione ha origine da un trauma che in questo brano viene identificato come la vita stessa; dal primo respiro, l’uomo porta con sè la consapevolezza che è proprio l’opportunità di vivere intensamente a venirgli negata. Come affrontiamo un trauma? Con la Coazione a ripetere; riviviamo la stessa esperienza più e più volte, sempre con gli stessi dettagli, ripercorrendo gli stessi passi e rivedendo le stesse ombre. Vorremmo dar loro un significato, per potercene finalmente liberare, ma non ci riusciamo.

Brain Damage : la follia

Che cos’è la follia? Viene convenzionalmente descritta come una condizione generica per cui la mente fa fatica ad adattarsi alla società in cui vive, permane e ristagna in un senso di distacco – alienazione– che l’uomo prova e dal quale si protegge rifugiandosi nella propria pazzia e fuggendo da una realtà a cui non sente più di appartenere. La logica è che l’uomo si ritira nel proprio inconscio per ritrovare se stesso, ed è così costretto ad affrontare un lato oscuro fatto di fantasmi, angosce. Si può pensare di ‘stare impazzendo’ proprio perchè la dimensione soggettiva della pazzia crea nella mente significative alterazioni  nello spettro spazio-temporale della percezione. E per quanto si creda che la follia sia qualcosa di astratto, la verità è che ha basi neurologiche non trascurabili ; la cognizione ha sede nella corteccia prefrontale, le emozioni nel sistema limbico, che, a grandi linee, comprende ipotalamo, ipofisi, ippocampo e amigdala. L’attivazione di queste aree, in condizioni anormali è nettamente inferiore agli standard fisiologici, come dimostrano le moderne tecniche di brain-imaging.

Eclipse: una possibile soluzione

Con questo brano i Pink Floyd ci parlano di consapevolezza; Eclipse è una presa di coscienza rispetto all’ineluttabilità dei fatti e un invito a godere del momento presente, vivendo nell’illusione sallustiana che Homo faber suae quisque fortunae. In sostanza, ci dobbiamo mettere l’anima in pace e rassegnarci al fatto che non comprenderemo mai quelle Leggi che regolano l’Universo e sprofonderemo pertanto nei meandri dell’oscurità generata dall’eclissi dell’individuo. Dopo questa parentesi molto allegra sul significato dell’opera, proporrei di buttarci nel turbine della rassegnazione tentando almeno di non deprimerci. Un approccio al qui ed ora -l’hic et nunc se vogliamo fare gli studiati- in chiave più positiva è il concetto di mindfulness, una tecnica meditativa usata in psicologia con risultati davvero sorprendenti anche in ambito clinico: si tratta di una disciplina che impone di volgere la propria attenzione, quindi intenzionalmente, al momento presente e guardarlo senza emettere giudizio alcuno, accettando la propria interiorità e comprendendola. Pensandoci un attimo, una gran parte dei disagi psicologici provengono da giudizi che l’individuo emette contro se stesso, ma se quest’ultimo è in grado di distaccarsene e guardarli con maggiore obiettività, si renderà conto di quanto sia inutile e limitante continuare ad alimentare pensieri tanto ostinatamente negativi. Chiaro che non è un metodo valido per chiunque a prescindere; come uno stesso medicinale non può essere usato per curare due malattie diverse, così la medesima terapia psicologica non può essere applicata a tutti i soggetti indistintamente. Per gli increduli, esistono anche evidenze organiche sugli effettivi benefici che questa terapia comporta, quali ad esempio un miglioramento nella capacità modulazione dell’attività del lobo prefrontale sinistro, deputato al ragionamento, dell’amigdala e dei nuclei dell’emisfero destro, coinvolti nel controllo emotivo. Oltre a questo, la secrezione di cortisolo , detto anche ormone dello stress, diminuisce notevolmente nei soggetti mindful.

Il bello della faccenda è che si presta a varie interpretazioni, come un prisma attreversato da un raggio di luce; il fascio che vi entra è uno ma proietta all’esterno l’arcobaleno. Non sono nessuno per dire che i Pink Floyd volessero parlare di questi problemi proprio a livello psicologico, ma, se tanto mi dà tanto, concetti come l’alienazione, la follia, l’ossessione del tempo che scorre, sfiorano non solo la psicologia ma anche altre discipline; l’oggetto è il medesimo solo che posso scegliere di metterne in luce aspetti diversi. La capacità di saper scomporre e considerare singolarmente, per poi riunire insieme, pezzi del medesimo argomento contribuisce a non viverlo più come così oscuro e indecifrabile;  riuscire ad archiviare un problema dopo averci dato un significato è un modo per non lasciare che ci destabilizzi, qualora si dovesse ripresentare. Vi lascio con le ultime lapidarie parole dell’album;  in realtà non esiste nessun lato oscuro, la differenza nella percezione dipende dalla parte che viene illuminata dal sole.

There is no dark side in the moon, really. Matter of fact it’s all dark. The only thing that makes it look alight is the sun

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