Il Superuovo

La corsa e le olimpiadi sono una finestra sulla forza di volontà: le storie di Fidippide e Jesse Owens

La corsa e le olimpiadi sono una finestra sulla forza di volontà: le storie di Fidippide e Jesse Owens

Due personaggi storici ci insegnano che correre può significare esprimere la propria fede in un’idea: un viaggio dalla Grecia all’Americana

Lo sport è salute, vigore, competizione: quasi tutti i grandi sportivi però raggiungono i propri traguardi perché riescono ad imprimere la propria tenacia nell’attività fisica. Spesso è una tenacia volta a migliorare se stessi, a sconfiggere i propri avversari e i propri limiti, eppure in alcuni casi c’è ben di più: dare il massimo per esprimere l’attaccamento a sentimenti e ideali.

Tra molti personaggi che potremmo citare, ci accontentiamo di osservare due casi distanti ma affini. I protagonisti di questa storia sono Fidippide, un uomo che corre per la propria patria, e Jesse Owens, un uomo che corre anche contro l’apartheid.

Fidippide: il primo maratoneta

490a.C.: pochi mesi prima della famosa battaglia di Maratona, avvenuta tra l’agosto e il settembre di quell’anno, i Persiani avanzano verso l’Attica. Atene ha bisogno urgente di rinforzi. Dalla città parte un soldato, Fidippide (secondo altre fonti Filippide) che, secondo testimonianze tra la realtà e la leggenda, percorre circa 240km in due soli giorni fino a Sparta, dove chiede alleati contro il nemico.

Non è l’unica grande impresa compiuta dall’ ateniese. Pochi mesi dopo, conclusa la battaglia di Maratona, il trionfo è immenso: quei giorni rimangono indelebili negli annali ateniesi, e i soldati che presero parte alla battaglia divennero leggenda (a distanza di secoli ancora si giurava sui caduti a Maratona come si giurava sugli dei).

È proprio l’amore incontenibile per la propria patria che spinge Fidippide a correre, armato di tutto punto, i 42km che separavano Maratona da Atene per annunciare la vittoria ai concittadini e subito dopo, morire per la fatica. Questo gesto eroico fu la prima “Maratona” della storia, che ancora oggi porta il nome della località e la distanza tra essa e Atene (42km e 195m).

Jesse Owens: l’atleta che sconfisse Hitler

Tra le infinite stelle di cui vanta lo sport americano una delle più splendenti è James Cleveland Owens (1913-1980).  La vita di questo velocista e saltatore è stata ben illustrata nel film Race (regia di Stephen Hopkins): nato in Alabama e trasferitosi in Ohio, il giovane ragazzo americano (interpretato da Stephan James) si appassiona alla corsa, nei durissimi anni dell’Apartheid e della Grande Depressione americana.

Allenato da Harry Snider (nel film Jason sudeikis), pur con una famiglia da mantenere, James (detto Jesse) non rinuncia al sogno di diventare un grande atleta. Con una dedizione incrollabile fronteggia tutti gli ostacoli, e arriva, nel 1936, alle olimpiadi di Berlino, a vincere ben quattro medaglie d’oro (100m, 200m, salto in lungo e staffetta 4×100m), letteralmente sotto gli occhi del fuhrer.

Eccezionale non è solo l’esorbitante numero di vittorie in una sola competizione, ovviamente, ma la dimostrazione dell’insensatezza delle ideologie naziste. Hitler, che aveva concepito le olimpiadi di quell’anno a Berlino proprio per dare prova della superiorità della “razza ariana”, e dunque è facilmente immaginabile l’ira che provò vedendo l’atleta di colore vincere una prova dopo l’altra.

D’altra parte Jesse non corre solo per passione, ma anche per rivendicare i diritti dei neri che in America tardano ad affermarsi pienamente (gli scontri degli ultimi giorni sono una testimonianza molto forte). È un guerriero che combatte in prima linea per non soccombere al razzismo, e per dimostrare che il colore della pelle non è sintomo di maggiore o minor forza, e soprattutto intelligenza (per vincere 4 medaglie olimpiche in un’olimpiade non basta la predisposizione fisica). Come dice nel film, sulla pista non esistono bianchi o neri, ma solo veloci e lenti, e in quei dieci secondi sui 100m ci si sente liberi.

 

Lo sport: una finestra sulla forza di volontà

Questi erano solo esempi di quanto l’attività sportiva possa essere emblematica. La vita di uno sportivo serio è nulla senza il fuoco della volontà, alimentato da aspirazioni personali, sociali e ideologiche. La tenacia con cui si perseguono alcuni risultati sportivi non solo è d’esempio in altri ambiti, ma ha portato l’uomo a raggiungere traguardi su cui, talvolta, nemmeno la scienza avrebbe scommesso.

Oggi l’istruzione italiana sottovaluta crudelmente l’educazione fisica. Ci si dimentica che a volte è facile esprimere le idee a parole o sui libri, ma è in discipline come la corsa, sotto la pressione della fatica, che si manifesta la determinazione con cui le si difende.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: