Il destino è sovrano in Lost e Alcesti e forse anche nella nostra vita: ecco perché

Alcesti e Lost sono opere molto diverse tra loro, ma hanno anche alcune tematiche in comune e una di queste, il destino, è utile per una riflessione sulla situazione attuale.

Statua di Alcesti

 

Alcesti di Euripide e Lost sono due capolavori dei loro generi. Le storie sono notissime, pertanto mi limiterò a riassumerle molto in breve: in Alcesti si racconta la storia di una moglie che si sacrifica per il marito; in Lost viene raccontata la storia dei sopravvissuti allo schianto di un volo di linea su un’isola sperduta. Naturalmente queste poche parole raccontano, in modo molto limitante, solo lo svolgimento della storia, senza analizzare tutti i dettagli: in entrambe le opere ci sono molte tematiche che si sovrappongono alla storia, rendendola ricca e intensa di riflessioni. Molte di queste tematiche sono diverse nelle due storie, ma ve ne è una che si fa strada prepotentemente in entrambe e che potrebbe darci uno spunto importante per una riflessione sulla situazione attuale: il ruolo del destino nella nostra vita.

Jack Shephard, uno dei protagonisti di Lost 

Il destino in Alcesti

Moltissime sono le interpretazioni del comportamento di Admeto, marito di Alcesti, che permette alla moglie di sacrificarsi per lui, invece di morire lui stesso. Per alcuni Admeto è un vile, per altri rispetta la concezione della donna al servizio dell’uomo che si pensa appartenesse fortemente alla cultura greca. A fianco di queste due opinioni ultimamente tra gli studiosi se ne sta affiancando un’altra che sembra più conciliante verso Admeto della prima, ma anche meno svilente per Alcesti e per la donna in generale della seconda. Lungi dal riassumere tutta la notissima storia di Alcesti, per capire questa nuova ipotesi basta soffermarsi sui primi versi del dramma: nel proemio è in scena Apollo, che racconta di come sia stato punito da Zeus per aver ucciso i Ciclopi, fabbricatori di folgori, per vendicarsi dello stesso Zeus, che uccise Ascelpio, figlio di Apollo, perché medico troppo abile, grazie al quale non moriva più nessuno. La punizione inflitta ad Apollo è quella di servire presso la casa di Admeto e Alcesti come bovaro e protettore della dimora. Il dramma comincia con Apollo che ha appena terminato questi servigi presso la casa di Admeto e si prepara a tornare sull’Olimpo. Per premiare la buona ospitalità di Admeto, Apollo sceglie di fargli un regalo: “L’ho sottratto alla morte, ingannando le Moire” ci dice ai versi 11-12. Poi continua a narrare e specifica: “Le dee mi hanno concesso che Admeto sfuggisse l’Ade, che ormai incombeva su di lui: purché fosse dato un altro morto agli inferi” (v.12-14). Da questo racconto di Apollo emerge l’impotenza di Admeto nella scelta libera: Apollo lo ha salvato dalla morte, le Moire hanno accettato, chiedendo, però, un altro morto in cambio. Perciò Admeto si deve salvare e qualcun altro deve morire per lui, per volere di forze divine, più grandi di lui. Secondo questa interpretazione, dunque, Admeto non avrebbe potere decisionale e sarebbe destinato a sacrificare qualcuno al proprio posto. Il coraggio eroico di Alcesti è sicuramente da menzionare, ma in questa sede purtroppo non possiamo parlarne oltre. Emerge dunque in Alcesti una visione fortemente “fatalista” della vicenda, che si delinea all’inizio e prende compimento alla fine: lo stesso Apollo, che salvò Admeto dalla morte, condannandolo alla sofferenza eterna e alla privazione di Alcesti, risolve la questione e interrompe il turbamento di Eracle. Apollo sarebbe dunque il deus ex machina che trasforma la tragedia in vicenda a lieto fine (non userei il termine ‘commedia’ riferendomi ad Alcesti), inviando Eracle a casa di Admeto. Lo stesso Eracle, per premiare la filossenia di Admeto, recupererà Alcesti dall’Ade, restituendola al marito. Dunque si può dire che in questa vicenda il Destino (o in qualunque altro modo lo si voglia chiamare) gioca una grande parte nella storia e limita la libera scelta del protagonista.

Il destino in Lost

[spoiler allert]

Direi che in Lost la presenza del destino è molto più evidente e sempre più lampante a mano a mano che ci si avvicina alla fine della serie. Per tutta la prima e seconda stagione sembra davvero che i protagonisti siano liberi di compiere le loro scelte; davvero il loro passato sembra non contare e il miracoloso salvataggio da un incidente aereo devastante sembra davvero prospettare un nuovo inizio. Più si avanza nella storia e più invece si comprende che le loro scelte non sono affatto libere e un disegno più grande pende sui protagonisti della storia: inizia a chiarirsi il ruolo dei candidati e la loro immunità al Fumo Nero; quando Jack Shephard e alcuni altri sopravvissuti riescono ad abbandonare l’isola, sono condannati a ritornarvi; nella sesta stagione compare Jacob (che alcuni interpretano come una metafora di Dio, altri del Destino), che è il grande tessitore, “l’uomo dietro le quinte”, per riprendere il titolo del XX episodio della terza stagione. Insomma ogni personaggio si trova imbrigliato, come Admeto, da un volere più grande di se stesso e non può mai davvero scegliere liberamente. Ogni evento che si verifica sull’isola non è dovuto alla libera scelta dei protagonisti, ma alla volontà di uno solo, Jacob. Persino la morte di Shannon e Libby non sono dovute alla disperazione di Micheal, ma al volere di Jacob: le due ragazze stavano distraendo due dei candidati (Sayid e Hurley) dal loro destino, cioè proteggere l’isola. Le due dovevano morire, perché stavano dando ai due candidati una motivazione per lasciare l’isola. Il potere di Jacob e del destino sembra vacillare ad un certo punto, quando lo stesso Jacob, dopo una serie di eventi esuli dal suo controllo, finisce per essere assassinato, ma alla fine il destino si impone di nuovo salvando l’isola ed eleggendone un nuovo custode, Jack, che compie il suo destino.

Una breve riflessione per concludere

Vorrei provare a trarre un insegnamento da queste due grandissimi capolavori, che possa essere utile per affrontare questa difficile situazione. Siamo tutti chiusi in casa da tempo ormai e forse, forse, ormai ci stiamo abituando al fatto. All’inizio mi è capitato di sentire discorsi come “la mia libertà è condizionata”, oppure “mi è stata tolta la libertà”. È verissimo, noi non abbiamo più molte delle libertà che avevamo prima e chissà quando le riacquisteremo. Ma forse Alcesti e Lost ci vogliono suggerire un’altra chiave interpretativa: e se noi non fossimo mai stati veramente liberi? Se ci fosse qualcosa fuori dal nostro controllo che influenzasse le nostre scelte o ci portasse a farle per farci crescere e adempiere a grandi cose? Se questo qualcosa o questo qualcuno (vedeteci pure quello che volete) ci presentasse delle sofferenze e dei bivi lungo il cammino per spronarci a superarli e ad uscirne migliorati? Io sono solo un uomo e come molti sono alla ricerca. Non posso che formulare domande, senza saper nemmeno dare risposte. Perché dopo tutto una risposta corretta forse non c’è neanche e noi dobbiamo semplicemente sentire quanto ci dice il cuore. E il mio cuore mi chiede: “Ma davvero tu sei stato libero di scegliere nella tua vita, davvero puoi giurare che non ci sia qualcosa o qualcuno che ti faccia scegliere per portarti ad assistere a miracoli (come Admeto, che testimonia il ritorno dai morti di sua moglie) o ad adempiere a grandi cose (come Jack Shephard)?”. Davvero la nostra libertà è stata violata? Davvero siamo stati liberi di scegliere e di vivere (liberi dal condizionamento, dal destino, da Dio. Ripeto, da qualsiasi cosa vogliate)? Non lo so e forse non lo saprò mai, ma secondo Euripide e J.J. Abrahams forse è così.

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