Il David porno come Rocco Siffredi: analizziamo la questione a partire da Claudia Bianchi

Le opere che hanno fatto da protagoniste nel periodo rinascimentale incontrano il bigottismo della nostra epoca.

La censura approda sui banchi di scuola, in quanto una docente avrebbe perso il posto di lavoro per aver mostrato una foto del David di Michelangelo. Ma è davvero colpa dell’opera di Buonarroti? Scopriamolo insieme seguendo la vicenda e l’analisi di Claudia Bianchi, docente di filosofia del linguaggio.

IL CASO: UNA LEZIONE FINITA NELLA POLEMICA

Una lezione di storia dell’arte finita col licenziamento della docente. É quanto accaduto in un liceo della Florida dove la professoressa Hope Carasquilla, nonché preside dello stesso istituto, ha perso il posto di lavoro per aver mostrato una foto del David durante una sua lezione di storia dell’arte, ruolo che copriva da quasi trent’anni. La motivazione va cercata nella stessa opera di Michelangelo in quanto, secondo i genitori degli studenti che hanno assistito alla lezione incriminata, sarebbe inopportuna da mostrare in classe davanti a dei ragazzi e, soprattutto, in un istituto di alto profilo come il Tallahassee Classical School. Secondo le accuse, i genitori avrebbero definito il David come “pornografico”, mentre la docente lo considererebbe come l’emblema del Rinascimento e che, spiegarlo in aula con l’utilizzo delle fotografie, sarebbe stato il metodo più opportuno per l’apprendimento dei ragazzi. Viste le polemiche sollevate dalle famiglie degli studenti, la docente dopo essere stata messa alle strette e costretta a scegliere di presentare le dimissioni oppure di essere licenziata, avrebbe optato per lasciare la cattedra e di chiedere l’aiuto della stampa, rendendo la motivazione del suo licenziamento virale. Negli ultimi giorni, infatti, le contraddizioni da parte dell’opinione pubblica non sono mancate, tra chi difende la docente ritenendo il motivo del suo licenziamento ingiusto e chi invece starebbe dalla parte dei genitori, in quanto il David di Michelangelo sarebbe pur sempre un nudo esplicito mostrato ad una classe di adolescenti. In sua difesa, la docente attraverso i media ha voluto lanciare il suo messaggio per difendere la sua scelta:

«Mi addolora che succeda in una scuola di studi classici, dove ci prefiggiamo il bene, il vero, il bello, i temi della civiltà occidentale e dell’istruzione umanistica. In America abbiamo una società iper-sessualizzata. Ma gli studenti dovrebbero capire che non c’è niente di sbagliato nel corpo, niente di cui vergognarsi».

DEFINIZIONI CHE DEFINISCONO POCO

È difficile dare una definizione su cosa sia pornografico e cosa invece sia artistico. Definire infatti come pornografico qualsiasi cosa di sessualmente esplicito sarebbe errato, come considerare qualsiasi forma di nudo oscena. La filosofia del linguaggio nel merito della pornografia ha elencato una serie di definizione che, come sottolineato dalla professoressa Claudia Bianchi, definirebbero poco. La linea tra pornografia ed erotismo come tra nudo artistico e sensualità è abbastanza sottile e difficile da marcare. La pornografia è infatti qualsiasi contenuto che ha come fine l’eccitazione, ma per molti anche qualsiasi contenuto che genera violenza nei confronti della donna. Quest’ultima infatti accomuna il mondo dell’erotismo con quello dell’arte, restando l’indiscussa protagonista. Ultimo settore dove il corpo sta avendo un ruolo preponderante è del marketing, dove la sfera sessuale di una donna attira i consumatori. Effettivamente il processo della pornificazione dove il corpo femminile attrae e persuade si è concluso da un paio d’anni e l’intervento dei media è stato fondamentale nella condivisione di contenuti sempre più espliciti. Non manca la figura maschile, come nel caso del David. Si grida allo scandalo, ma la verità è che bisogna vedere meglio quella linea tanto sottile quanto forzata che separa il mondo della pornografia da quello dell’arte.

PORNO, ARTE E COUBERT BANNATO DAI SOCIAL

Risulta essere fondamentale sottolineare il principio di moralità tra le due dimensioni, quella pornografica e quella artistica: prima di tutto, l’arte non ha lo scopo di offendere nessuno e di far sentire un individuo subordinato ad un altro a differenza della pornografia. L’arte non nasce per infierire come per creare distinzioni, mentre la pornografia attraverso il suo materiale potrebbe suscitare addirittura fastidio, soprattutto per il suo pubblico rosa, a causa dei contenuti sempre più violenti. L’arte suscita emozioni e non solo sui soggetti rappresentanti, creando una connessione tra lo spettatore e l’opera. Nella pornografia la visione è focalizzata esclusivamente sulla consumazione dell’atto e l’eccitazione è l’unica emozione a subentrare tra il contenuto audiovisivo e l’utente. Mentre l’arte possiede un’introspezione psicologica e mira a catturare la psiche dei soggetti rappresentanti, la pornografia è mono dimensionale. Significa che i suoi contenuti sono piatti e privi di qualsiasi voglia analisi dei soggetti protagonisti, il cui compito resta esclusivamente la consumazione dell’atto. Due mondi così lontani quanto vicini, a causa dell’opinione pubblica che etichetta qualsiasi nudo esplicito come pornografico. Ci pensano anche i social, come quando nel 2015 un utente francese aveva postato una foto dell’Origine du monde di Coubert sul suo account Facebook, ritrovandosi l’account disattivato. Una visione, quella tra la pornografia e l’arte, sempre più avvolta nel bigottismo, dove i casi di censura per quest’ultima non aspettano a mancare.

 

 

 

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