Agrigento ha trionfato e sarà Capitale italiana della cultura 2025. Lo ha annunciato il ministro Sangiuliano insieme a tutti i sindaci delle città finaliste.

Si tratta di un riconoscimento molto importante, capace di accendere i riflettori e valorizzare una realtà territoriale ricca di cultura, che merita il giusto riconoscimento.
La proclamazione
La proclamazione di Agrigento Capitale della cultura 2025 ha offerto un’occasione preziosa per riflettere sull’importanza di volorizzare il patrimonio italiano, in ogni sua forma. Le città e i borghi italiani rappresentano un unicum nel mondo, frutto della nostra storia plurisecolare, che fa dell’Italia un modello inimitabile. Dobbiamo essere orgogliosi delle nostre città, dei nostri comuni e del nostro territorio. Il ministro Sangiuliano ha ribadito che uno dei grandi punti di forza per uno sviluppo socio-economicoe è rappresentanto proprio dalla cultura. Ogni Comune, anche il più piccolo, è un prodotto della storia d’Italia. Abbiamo le grandi città d’arte, ma anche le città medio-piccole meritano la giusta attenzione e valorizzazione. Inoltre è stata un’occasione preziosa per annunciare che dall’anno prossimo, oltre ai titoli di Capitale del libro e Capitale della cultura, sarà istituito il titolo di Capitale italiana dell’arte contemporanea. Saranno tutte vetrine importanti per valorizzare la preziosità del patrimonio culturale e artistico italiano, nonchè occasioni per incentivare il turismo verso la penisola.

Le origini
Secondo le testimonianze fornite dalle prime fonti Akagras fu fondata nel 582 a.C.da coloni rodio-cretesi di Gela. Tra il 570 e il 554 a.C. la città conobbe un periodo di regime oligarchico, che vide una politica di espansione verso l’interno ai danni dei Sicani e la definizione dei confini con le colonie a oriente e occidente. Fu quindi un periodo di grande sviluppo che rese possibile la costruzione di grandi opere pubbliche essenziali all’epoca ma anche oggi, come templi e acquedotti, che furono qualcosa di grandioso considerato il periodo storico. La ricchezza di Agrigento proseguì fino al secondo intervento cartaginese in Sicilia quando la città fu devastata da Imilcone nel 406 a.C. Visse un nuovo periodo di sviluppo tra il 338 e il 334. Il destino della città fu legato inevitibilmente all’esito della lotta tra Roma e Cartagine per il controllo del Mediterraneo. Questo evento, così come l’espansione coloniale descritta in precedenza, conferma la proiezione marittima che caratterizza la storia di questa città. Durante le guerre puniche si rivelò molto preziosa, in quanto fu la base dei Cartaginesi contro i Romani che la conquistarono nel 210 a.C. mutandone il nome in Agrigentum. Nel successivo ordinamento della provincia di Sicilia, Agrigento divenne una civitas decumana, ovvero una città soggetta a tributo. Intorno al II-III sec. d.C. visse un periodo di particolare sviluppo grazie al redditizio commercio dello zolfo.

Multiculturalismo
Si tratta di un aspetto che alla luce dei recenti sviluppi diventa fondamentale per ogni tipo di analisi, che sia storica in senso stretto, che si occupi di arte, archeologia o che ne evidenzi la natura sociologica. Adottare una prospettiva globale, sia geograficamente che semanticamente, consente di avere diversi gradi di analisi che rendono la ricerca più stimolante. La Sicilia e Agrigento rappresentano grazie allo loro storia millenaria, un esempio perfetto di convivenza tra culture. Il susseguirsi e il sovrapporsi di molteplici civiltà ha reso la Sicilia un modello unico. Ad Agrigento è evidente la presenza della civiltà greca. Il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, rappresenta il patrimonio monumentale di Akragas, una delle colonie greche più importanti del Mediterraneo, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Dopo la fine della tirannide la città si dà un ordinamento democratico, che riuscì a plasmare il Tempio di Giunone e del Tempio della Concordia, esempi dello stile dorico in ambito coloniale. Sono gli anni in cui vive ed opera il filosofo Empedocle. Eccezionale è lo stato di conservazioneni dei resti dei templi dorici. Sono presenti poi tre santuari e una grande concentrazione di necropoli, fortificazioni, opere idrauliche. Il Quartiere Ellenistico Romano, invece mostra tutta la prosperità e la nuova impronta di Roma.