Le psicologhe Menesini, Nocentini e Palladino hanno pubblicato un interessante saggio a riguardo: Prevenire e contrastare il bullismo e il cyberbullismo.

Negli ultimi anni sentiamo parlare molto spesso di cyberbullismo. Di cosa si tratta? Il cyberbullismo si è sostituito al bullismo come lo conoscevamo? E’ una domanda molto interessante che porta con sè delle considerazioni di carattere educativo, sociale e legale altrettanto interessanti e complesse.
Bullismo VS Cyberbullismo
Il bullismo, in ognuna delle sue forme (etnico, sessista, sessuale, omofobico, verso la disabilità), rappresenta una grave violazione dei diritti umani. Il bullismo può assumere diverse forme e può essere di tipo diretto (ad esempio nel caso delle aggressioni fisiche) oppure può essere di tipo indiretto (come nel caso della diffusione di pettegolezzi).
Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre più spesso di cyberbullismo, ovvero di bullismo nel contesto virtuale, e si è parlato sempre meno di bullismo classico. Sorge quindi spontaneo chiedersi quale delle due tipologie di aggressione sia più grave e abbia più peso sulla vittima. E’ una domanda che ci possiamo porre? Beh, sicuramente è difficile, se non impossibile, rispondere. Tuttavia, possiamo sottolineare alcune differenze per fare chiarezza.
Fattori di rischio
Quale tipologia di bullismo ha i fattori di rischio più elevati? Quali sono le conseguenze dell’aver subito atti di bullismo? Sicuramente, in entrambi i casi, la vittimizzazione è associata ad alcuni vissuti di sofferenza internalizzata come depressione, ansia e bassa autostima. Questo vale sia per il bullismo che per il cyberbullismo.
E’ però certo che la probabilità di essere vittime di bullismo è inferiore rispetto a quella di essere vittime di cyberbullismo. Perché? Semplicemente per una questione di probabilità e di anonimato.
Mi spiego meglio: la probabilità di avere a che fare con un cosiddetto bullo è inferiore rispetto a quella di trovarci dinnanzi (si fa per dire dinnanzi dal momento che sono dietro ad uno schermo) ad un cyberbullo. Il cyberbullismo è, infatti, protetto dall’anonimato, questo fa sì che molte più persone si sentano in dovere di esprimere un’opinione, anche parecchio negativa, su qualcuno oppure questo permette che queste persone si sentano protette dai falsi profili online e quindi si sentano incentivate ad offendere ed insultare. Il cyberbullismo inoltre è più subdolo perché spesso nessuno, tranne vittima e bullo, si accorgono di quello che sta accadendo e questo porta la vittima a soffrire il peso del segreto oltre che quello della vittimizzazione.
La prevenzione funziona?
Spesso quando si parla di prevenzione si fa riferimento alle scuole primarie e secondarie piuttosto che al mondo degli adulti. Questo avviene perché i bambini e i ragazzi che le frequentano sono nel pieno dell’età dello sviluppo, ovvero l’età più delicata e il periodo che ci plasma di più. La letteratura scientifica in tema bullismo e cyberbullismo ha sottolineato come nella maggior parte dei casi l’insegnante non sia in grado di intervenire efficacemente nei casi di bullismo. Proprio per questo motivo è necessario puntare maggiormente sulla prevenzione e non tanto sulla risoluzione.
Le strategie di prevenzione che attualmente sono utilizzate dalle scuole e che si sono rivelate finora le più efficaci sono le seguenti:
- comunicazione agli studenti e alle famiglie delle sanzioni previste in caso di bullismo o cyberbullismo
- somministrazione di questionari di monitoraggio
- campagne di sensibilizzazione realizzate magari dagli studenti stessi
- apertura e disponibilità al confronto e all’ascolto da parte del personale scolastico
E’ chiaro che si tratta di prevenzioni palliative che non sradicano il problema alla radice, soprattutto nel caso del cyberbullismo che è forse più subdolo ed immediato. Tuttavia, modelli di prevenzione ben organizzati come quello a tre livelli (universale, selettivo e limitato) favorisce tre possibilità di intervento: una per ogni livello, limitando così i possibili danni per la vittima. La sfida principale, oggi, è quella di riuscire ad applicare questi modelli anche al cyberbullismo, al fine che si diffonda meno e con meno efficacia l’odio su canali veloci ed importanti come sono quelli del web.
