Il Superuovo

Il Cappellaio Matto ci guida nel Paese degli incubi: il piombo e l’arsenico nell’arte

Il Cappellaio Matto ci guida nel Paese degli incubi: il piombo e l’arsenico nell’arte

Qual è la fonte della follia del Cappellaio Matto? Perché molti degli artisti del passato avevano problemi di irascibilità o di instabilità mentale? Indaghiamo insieme sulle possibili cause

Cappellaio Matto – “Alice in Wonderland” 2010

È risaputo e documentato che molti artisti e grandi maestri delle epoche passate avessero caratteri particolari o problemi psicologici. Allo stesso modo è risaputo che alcuni imperatori Romani avessero le giuste caratteristiche per essere giudicati assolutamente folli. Negli ultimi anni si sta anche indagando sulle reali cause della morte di Napoleone Bonaparte. Cosa accomuna tutte queste vicende? Ce lo spiega Lewis Carroll attraverso gli occhi del Cappellaio Matto

Nel Paese degli Incubi

Nel 1865, Lewis Carroll scrisse “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, un romanzo che tende a giocare sulla logica e che rientra nel genere nosense. Grazie a quest’opera incontriamo l’ Hatter, il Cappellaio Matto. Questo personaggio è uno dei tanti sudditi della Regina di Cuori e si dedica, sostanzialmente, al divertimento. Viene accusato di aver “ammazzato il tempo” che, risentito, si ferma perennemente alle cinque, per lui ed i suoi compagni. Mostra la sua follia nell’accogliere Alice: prima la scaccia e successivamente cerca di conversare punzecchiandola. Lewis Carroll, per ideare il Mad Hatter, si ispira alla reale figura del cappellaio. Perchè “Matto”? Semplicemente perché i cappellai erano tra quei professisti che lavoravano a stretto contatto con misture di piombo, mercurio e arsenico per la colorazione dei tessuti. Ciò comportava, con il passare del tempo, lo sviluppo di alcune forme di intossicazione da metalli pesanti che causavano “spossatezza psicologica”.

Cappellaio Matto – “Once Upon a Time”

La follia degli imperatori

Chi non conosce la follia di Caligola che nominò senatore il suo cavallo o la passione per gli incendi di Nerone? Sono solo due degli imperatori romani che sono passati alla storia, più che per le loro gesta, per il loro atteggiamento dispotico e crudele e per le loro stravaganze. Molto probabilmente il loro modo di essere non era determinato dalla loro volontà, bensì dal loro stile di vita. I ricchi romani erano soliti bere vino di alta qualità che veniva addolcito all’interno di particolari otri. Il processo prevedeva l’aggiunta di miele e la seguente fermentazione e conservazione in otri di piombo. Il vino, già di per sé acido, tendeva ad interagire con il piombo di cui era fatto il recipiente. In tal modo il bevitore degustava, insieme alla bevanda, anche composti del metallo, sviluppando, con il tempo, una forma di saturnismo.

Imperatore Nerone – “Nerone” 2004

Le abitudini degli artisti

Fino ai primi anni del ‘900 era sconosciuto l’effetto che l’esposizione ai metalli pesanti poteva causare sull’essere umano e sulla sua psiche. Non a caso molti dei pigmenti che gli artisti utilizzavano erano proprio derivati dai metalli. Uno dei più famosi, utilizzati e tossici era il bianco di piombo o Biacca. L’avvelenamento da piombo porta all’insorgere di una malattia chiamata saturnismo che ha, tra i suoi effetti più ricorrenti, dei disturbi neuropsichiatrici: alterazioni cognitive, irritabilità, nervosismo, disturbi psichici (cambio della personalità, allucinazioni, paranoia, delirio). Il continuo contatto con pigmenti a base di piombo (e/o altri metalli pesanti) e la pessima abitudine dei Maestri di inumidire con la saliva le setole del pennello per renderle unitarie, potrebbero essere la spiegazione più logica alle paranoie di Van Gogh, al pessimo carattere di Caravaggio ed anche alla morte di Goya.

Vincent Van Gogh

L’Isola di Sant’Elena

Un altro ingrediente ricorrente nei pigmenti, fino alla seconda metà del ‘900, circa, era l’arsenico. Questo semimetallo, estremamente velenoso, era alla base dei pigmenti più utilizzati ed “amati”, quelli di colore verde. Il nostro occhio percepisce molte sfumature di verde, che è al centro di quella regione dello spettro elettromagnetico che chiamiamo “luce visibile” e che, per questo, era particolarmente ricercato, da artisti e committenti, all’interno delle opere.
La scoperta della tossicità di alcuni pigmenti o coloranti aveva causato il loro ritiro dal mercato, ma non impediva la vendita di quegli stessi prodotti con nomi diversi. Questa pratica metteva a rischio la vita degli artisti, ma anche quella degli acquirenti. A tal proposito, negli ultimi anni, si è ipotizzato che anche la morte di Napoleone Bonaparte potrebbe essere attribuita ad una causa simile. Si suppone che il decesso del condottiero francese possa essere stato dovuto alla massiccia presenza di arsenico, sotto forma di arsina ed altri composti volatili generatisi a causa dell’umidità e della presenza di funghi, all’interno della carta da parati della sua stanza all’Isola di Sant’Elena.

“L’incoronazione di Napoleone”, Jacques-Louis David.

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