Il Superuovo

Marracash, Petrarca, Seneca e Leopardi ci testimoniano l’importanza del rapporto con la propria anima

Marracash, Petrarca, Seneca e Leopardi ci testimoniano l’importanza del rapporto con la propria anima

Ascoltare la propria anima, darle spazio di espressione e prendersene cura è fondamentale per il nostro essere uomini e donne. È la parte più intima e caratteristica di noi, dove risiede la nostra umanità, fragilità e la nostra essenza autentica.

(da www.gqitalia.it)

Un viaggio alla scoperta dell’anima è quello compiuto da Marracash in “Madame-l’anima” e dagli autori Seneca, Petrarca e Leopardi. Ciò che emerge dalle loro riflessioni è l’urgenza di rapportarsi con se stessi, di conoscersi e di confrontarsi con la propria interiorità per non perdere l’orientamento nella frenetica e anonima vita quotidiana. Analizzare il proprio io più radicale per non essere distratti da ciò che veramente conta, per non essere trascinati nella spersonalizzazione di chi segue i ritmi caotici del mondo o si lascia trascinare dalle idee comuni o dalle illusioni.

L’anima, così tante volte tradita, è la nostra metà per Marracash

La canzone “Madame-l’anima” è tratta dall’album “Persona” di Marracash, uscito nel 2019, in cui ogni traccia rappresenta una parte del corpo. Il titolo del brano è il nome dell’artista che duetta con lui, cioè l’allora diciassettenne Madame, che dà voce all’anima. Questo pezzo è un intenso e sentito dialogo fra l’uomo e la sua parte spirituale, la sua coscienza.

Mi vedessero in tua compagnia
Penserebbero che sono debole, non devono sapere
Che sei l’anima, sei la mia metà
Come sei fatta nessuno lo sa
(…)Faccio certe cose e tu sparisci
Poi ritorni come per magia
Non andare più via
(…)Cerca dentro te e saprai, mi hai ferita
Guarda dentro me, non vedrai una nemica
Come una relazione amorosa fra un uomo e una donna viene descritta quella fra l’essere umano e la sua componente incorporea. Si tratta di un rapporto complesso, in quanto spesso per poter ben inserirsi nel mondo circostante Marracash si rende conto che deve mostrarsi privo della sua sensibilità interiore. Il più delle volte costituisce un ostacolo in una società dominata dall’assenza di scrupoli. Infatti egli afferma di averla “spinta ad essere altre donne”, cioè di aver provato a conformare la propria coscienza alla mentalità dominante, tentando di renderla diversa. Nonostante i tradimenti di lui, la sua interiorità si manifesta nell’atto di scrivere i testi delle sue canzoni, incaricate di trasudare autenticità per riuscire a toccare i cuori altrui. L’anima “è la donna più bella” che ogni uomo possa avere, l’unica di cui ha davvero bisogno in ogni istante, senza la quale non può sopravvivere rimanendo integro. “Dimmi che sei ancora qua”: per quanto si possa rinnegare la propria vera personalità, per quanto possiamo comportare indegnamente rispetto a noi stessi e alle nostre belle qualità (“faccio certe cose e tu sparisci”) abbiamo l’esigenza di sapere che la nostra anima è sempre con noi e che abbiamo sempre un punto di riferimento che non ci è nemico.

L’irrequieta analisi della propria interiorità in Petrarca

Il ripiegamento in se stesso e l’autoanalisi sono le cifre caratteristiche dell’intera produzione poetica dell’autore trecentesco Francesco Petrarca. Il suo punto di riferimento è il Padre della Chiesa e filosofo Agostino d’Ippona (354-430), con le sue “Confessiones” caratterizzate dalla ricerca della verità all’interno dell’uomo e non all’esterno. La contemplazione di sé e il confronto con il proprio io danno luogo ad un tormentato percorso interiore, segnato dall’angoscia di non riuscire a riconoscersi in un’unitarietà coerente e limpida. Nell’anima del Petrarca, messa a nudo nell’opera “De secreto conflictu curarum mearum” (Il segreto conflitto dei miei affanni), si agita un contrasto fra il suo essere attratto dalla mondanità e il dovere religioso di provvedere a purificarsi smettendo di desiderare i beni terreni, fra cui la gloria. Nel testo si svolge un dialogo con Agostino, proiezione di se stesso, del suo animo che lo richiama ad un cambiamento di vita. L’esame di coscienza qui messo in atto non porta infine alla risoluzione della crisi spirituale, anzi, al contrario, rende ancora più insanabili le contraddizioni messe in luce. Per quanto possa risultare difficile e fonte di irrequietezza mettersi di fronte alla propria natura, come per Marracash, non sempre conforme ai precetti, in questo caso cristiani, lo scrittore ne reclama l’assoluta indispensabilità. Isolarsi in sé conduce a capirsi e a migliorarsi attraverso lo studio dei classici, nutrimento per lo spirito affamato di verità. Come il cantante, anche il poeta medievale, richiama il valore dell’interloquire con la propria essenza che certo ci mette di fronte alla nostra incoerenza ma ci ricorda anche la nostra natura più alta.

“Ritratto del dottor Gachet” di Vincent Van Gogh

La necessità di tornare a se stessi, unico punto fermo

Il cantante Marracash implora la sua anima di non andarsene, in quanto è parte essenziale della sua persona, su cui fare sempre affidamento come custode delle sue emozioni più viscerali e dei suoi sentimenti più profondi. Anche il filosofo latino Seneca (4 a.C.-65 d.C.) sostiene nella decima lettera a Lucilio:

non trovo nessun altro, all’infuori di te, con il quale vorrei che tu viva.

Secondo il retore chi ha un animo forte, equilibrato, temprato dallo studio di determinati autori trova in se stesso il compagno più adatto di vita, in grado di aiutarlo a perseguire il perfezionamento morale. è imprescindibile fermarsi e dedicarsi alla filosofia per prendersi cura del proprio animo, che se lasciato in balia della folla finirebbe per depravarsi. Nel 1883 il grande poeta Leopardi, quando tutte le illusioni, fra cui quella dell’amore per Fanny Tragioni-Tozzetti, crollano e il mondo si manifesta ancora più chiaramente nella sua cruda malvagità, trova in sè stesso un punto fisso. Di questo anno è infatti la poesia “A se stesso”, uno sfogo, interno alla propria psiche, in cui lo scrittore di Recanati prende coscienza lucida e razionale della condizione di vanità di tutte le cose e di infelicità umana. In una realtà segnata dalla sofferenza è nel proprio spirito che si può trovare la forza razionale di accettarla con disinganno. È a se stesso che rimprovera di essere stato vittima della speranza e esorta il proprio cuore a non sprecare i propri affetti per un universo indegno di essi.

or poserai per sempre,

stanco mio cor. perì l’inganno estremo,

ch’eterno io mi credei.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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