Il Superuovo

“Il giorno della civetta”: l’orrore della tragedia reggina analizzata insieme a Leonardo Sciascia

“Il giorno della civetta”: l’orrore della tragedia reggina analizzata insieme a Leonardo Sciascia

Un’imprenditrice calabrese, scomparsa cinque fa, uccisa dalla ndrangheta e data in pasto ai maiali

La vicenda sembra essere uscita da un romanzo di Leonardo Sciascia, primo grande intellettuale nostrano a parlare lucidamente dei meccanismi mafiosi. Proprio da Sciascia partiamo per cercare di comprendere la natura dei terribili fatti occorsi.

Maria Chindamo

Laureana di Borrello, Reggio Calabria: Maria Chindamo un’anima tra le quattromila del paesino, da anni lanciata nel mondo dell’impresa ma da cinque ormai solo un miraggio. Che fine ha fatto Maria? La domanda che ha perseguitato la famiglia e i suoi cari sta in quest’ultimi giorni trovando una risposta concreta, seppur non consolatoria: Maria Chindamo potrebbe essere stata un’ulteriore vittima di lupara bianca, strappata brutalmente dalla vita e privata di una tomba su cui piangere. Queste le dichiarazioni di A. C., pentito, che ha rivelato importanti aggiornamenti sulla questione: la donna avrebbe rappresentato l’unico ostacolo tra S. A., narcotrafficante del clan M., e i terreni sui quali voleva mettere mano (avendo voluto la malasorte porre la vittima e il carnefice vicini di casa). Rifiuti netti e perpetrati che le sono costati caro. Tuttavia, è l’esecuzione descritta da A. C. a far tremare i polsi: la povera malcapitata sarebbe stata macinata da un trattore e poi data in pasto ai porci. Neanche un sereno riposo eterno concesso ad un’anima coraggiosa. Oltre la vita si spinge il dramma di questa vicenda.

Salvatore Colasberna

Il giorno della civetta – primo e più noto romanzo di Leonardo Sciascia, scrittore, giornalista, insegnante e politico siciliano – si apre con l’uccisione di Salvatore Colasberna, presidente del Santa Fara, una piccola impresa edile. Mentre questi si appropinqua a prendere l’autobus, degli spari lo trafiggono lasciandolo a terra esamine. Chetichelle e confusione, velate dall’omertà tipica di chi si raffronta a certe realtà. Il fatto è avvenuto, ma nessuno ha visto niente e nessuno sa nulla. Il caso è affidato al capitano Bellodi, uomo lucido e freddo, in conflitto con la natura del luogo e con le persone “mute, sorde e cieche” che lo affollano. Il primo tassello che il capitano lambisce è quello di definire il delitto come un’uccisione di mafia motivata da un fitto sottobosco di illeciti affari. Quella di Bellodi è una lettura giusta, ma che sarà un sassolino lanciato in acque – volutamente – tenute placide: dal piccolo paesino di S. la notizia arriva fino ad un bar di Roma dove un’importante figura politica chiede ad un onorevole del suo partito di trasferire Bellodi che con le sue indagini rischia di arrivare lì dove non si vuole. Nella vicenda vengono coinvolti altri personaggi di dubbia moralità – Pizzucco, il possibile mandante dell’omicidio; il sicario Zecchinetta; il padrino don Mariano Arena – cui si scoprono stretti legami con eminenti ministri. La questione giunge al Parlamento, ove presenziano anche due anonimi mafiosi. La questione così si risolve: all’omicidio di Colasberna non viene trovata giustizia e per i principali imputati vengono formulati alibi di ferro. Bellodi è trasferito a Parma. La Sicilia è abbandonata a se stessa, ma:

«Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su su per l’Italia, ed è già, oltre Roma…»

“… come la civetta quando di giorno compare”

La lungimiranza di un grande spirito critico come quello di Leonardo Sciascia è ancora meritevole di elogi: Il giorno della civetta compie il suo sessantesimo anniversario dalla pubblicazione, un’opera intramontabile che potrebbe essere stata scritta ieri o un secolo fa nello stesso identico modo e le cui tematiche sarebbero risultate egualmente valide, mantenendo la naturale potenza. Sciascia, nella sua attività letteraria, si è posto come analista delle contradizioni della società del suo tempo, cronicamente deluso da un senso di giustizia pessimistico a cui poneva ausilio una ragione di matrice illuministica. Tuttavia, per lo scrittore, la realtà è un’insolubile commistione tra verità e menzogne, difficilmente osservabile in senso oggettivo.
Salvatore Colasberna fu la prima vittima letteraria di una macchinazione che non ammette risposte alla domanda “Perché?”, che non segue la logica dello Stato.
Per talune realtà, superare l’ostacolo coincide con l’eliminarlo coattamente senza dar conto alla legge e all’etica. Maria Chindamo rappresenta un’altra storia di chi ha il coraggio di dire no, ma purtroppo è anche vittima di un malsano sistema che non è in grado di far collimare giustizia e morale.

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