Con “La mossa del cavallo” Andrea Camilleri ci guida nei difficili e pericolosi intrighi dell malavita del sud Italia.

L’attore Michele Riondino in una scena del film “La mossa del cavallo” (Google)

Andrea Camilleri, morto il 17 luglio 2019, è annoverato tra gli scrittori italiani e internazionali più importanti dell’epoca contemporanea.

Un’immagine di Andrea Camilleri (Google)

Andrea Camilleri e il romanzo

Il libro è un romanzo poliziesco pubblicato nel 1999 e realmente ispirato a fatti accaduti a Barrafranca, Enna.
La vicenda, avvenuta nel marzo del 1886, è legata all’omicidio di Andrea Vasapolli in seguito al suo omicidio da parte del cugino Eugenio Vasapolli dopo che Andrea aveva indagato circa alcuni episodi di mafia siciliana.
Dopo l’iniziale depistaggio che vide indagato un forestiero di nome Francesco Costero di Moncalieri, il vero assassino, Eugenio Vasapolli, nominato dalla vittima poco prima di morire, venne arrestato. Fu poi incarcerato, inviato ai lavori forzati e obbligato a risarcire 10 mila lire di danni di Francesco Costero.

Da questo libro è stato tratto un film omonimamente intitolato mandato in onda su Rai 1 il 26 febbraio 2018 con Michele Riondino nei panni del giovane Montalbano a rivestire i panni del protagonista.

In una nota finale del romanzo, Camilleri inserisce la fonte storica da cui ha tratto la sua opera.
L’episodio è tratto da un racconto di Leopoldo Franchetti nel saggio “Politica e mafia in Sicilia” datato 1986 e pubblicato nel 1995.

Trama

La vicenda, ambientata in Sicilia nel 1877, racconta di Giovanni Bovara, nato a Vigata ma ormai genovese di adozione. A causa della duplice morte sospetta di due ispettori, il direttore generale delle Finanze invia il Bovara come neo Ispettore Capo dei Mulini a Montelusa per far luce su una probabile vicenda di corruzione.
Bovare deve investigare circa la tassa sul macinato emanata nel 1868.
Questa era una tassa sul pane la quale originò proteste e ribellioni nell’Italia del post Risorgimento.
Bovara si dimostra da subito intenzionato a smantellare ogni fenomeno di corruzione grazie al suo carattere, alla sua educazione e alla sua estraneità a quel mondo siciliano così pericoloso e omertoso.
Bovara sta andando a cavallo a ispezionare un mulino quando viene spaventato da due colpi di fucile. Estrae il suo revolver per mettersi in cerca dei sicari che probabilmente hanno cercato di eliminarlo, ma si imbatte in Artemio Carrazza, un prete donnaiolo e corrotto. Poco prima di morire, però, il prete gli sussurra il nome dell’assassino che si scopre essere suo cugino.
Bovara denuncia il fatto ai carabinieri e racconta a tutti dell’accaduto.
Sarà però proprio Bovara ad essere accusato dai testimoni e dallo stesso cugino della vittima. La vicenda sembra volgere al peggio, ma Bovara fa “la mossa del cavallo”, ovvero scavalca la sua stessa mentalità e comincia a pensare e parlare in siciliano, la sua “lingua” natia, recuperando il dialetto della sua giovinezza e immedesimandosi così nella mentalità di quel mondo e di quella società che lo accusa riuscendo così a trovare la salvezza.

Il brigantaggio: l’origine storica

Appena dopo l’Unità d’Italia il paese appariva formalmente unito, ma la differenza tra le diverse regioni italiane e soprattutto tra il nord e il sud del neo stato erano davvero enormi.
Gran parte della popolazione, inoltre, era analfabeta e molti conoscevano soltanto il proprio dialetto d’origine.
Il nord era avviato verso l’industrializzazione, ma il sud, dopo la dominazione borbonica, appariva arretrato dal punto di vista agricolo mentre le industrie e le vie di comunicazione praticamente non esistevano.
Si cercò dunque, tramite le linee ferroviarie, di appianare le differenze tra le due metà italiane.
Le nuove leggi promulgate e i nuovi progetti finirono presto per gravare sulle finanze dello stato che introdusse nuove tasse, tra le quali la tassa sul macinato che penalizzò la fascia di popolazione più povera costretta a consumare solo pane, polenta e pasta. Il malcontento generale portò a grandi rivolte in una zona provata dalle ingenti tassazioni. In un clima di disperazione cominciò a instaurarsi la figura del brigante, costretto a rubare capi di bestiame e saccheggiare i beni altrui per sopravvivere.

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