Il 9 giugno del 68 Nerone si suicidava: ripercorriamone il principato sotto una nuova luce

Dichiarato nemico pubblico dal senato, Nerone decide di uccidersi piuttosto che consegnarsi ai soldati. È la fine della dinastia giulio-claudia e l’inizio della guerra civile.

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Le torce di Nerone, Henryk Siemiradzki, 1876, Museo Nazionale, Cracovia. Da sempre Nerone è ricordato come il primo persecutore dei cristiani… Ma queste torture così crudeli saranno vere? Alcune fonti cristiane parlano di un processo in cui l’imperatore addirittura rilasciò San Paolo…

Odiato dalla classe dirigente romana per i suoi atteggiamenti liberali e contrastanti col mos maiorum, Nerone fu profondamente criticato dalle fonti antiche. Svetonio arriva addirittura a definirlo crudele, e ad accusarlo di aver incendiato Roma. Le fonti archeologiche arrivano a favore del pronipote di Augusto (se ti interessa approfondire i falsi miti sulla sua figura, vedi anche questo articolo in cui approfondisco proprio questo aspetto). Ma non solo: pure le notizie in parte contrastanti che derivano dagli storici antichi ci permettono di rivalutare l’imperatore; egli infatti fu un grande mecenate e un abile amministratore. Le accuse che gli vengono rivolte possono quindi essere rivalutate e lette in una nuova ottica, maggiormente oggettiva.

Le morti di Agrippina, Ottavia e Poppea: tra passione, dovere e scandali politici

Tra i fatti che sicuramente più sono rimasti impressi nella memoria popolare assieme all’incendio di Roma, sono sicuramente anche le relazioni che Nerone intrattenne con le donne della corte imperiale (a questo proposito guarda anche l’articolo di Cecilia Coltella, la quale tratta di questo tema e di Nerone nell’ottica in cui gli storici antichi hanno tramandato la sua figura Prime mogli: l’anniversario della morte di Claudia Ottavia ci ricorda chi era l’imperatore Nerone).

Agrippina: la tradizione dell’incesto

Soprattutto Agrippina, infatti, viene ricordata per la diceria legata all’incesto col figlio e al matricidio. Per prima cosa è bene mettere in guardia sulle fonti letterarie che riportano i fatti: non solo appartengono alla classe senatoria avversa al senato. Per quando riguarda Svetonio, le sue informazioni scandalistiche sono oggetto di perplessità da parte degli studiosi moderni, dal momento che sono riportate solamente da lui, per sentito dire, o per esagerare a suo favore il dipinto degli imperatori che di volta in volta tratta. Tacito invece, tende spesso a lasciarsi andare a critiche misogine e tiene particolarmente in odio l’Augusta, vista nei tratti della tipica strega tradizionale dell’antropologia classica. A questo si deve anche aggiungere il topos ricorrente nella letteratura antica: gli autori tendono ad accusare qualsiasi tiranno odiato viene accusato di incesto (vedi anche i casi di Caligola e Commodo).

È quindi da escludere, come ritengono gli studiosi moderni (vedi ad esempio Bradley: “Svetonius’ life of Nero”, in cui spiega come le informazioni dell’autore risalgono a una fonte avversa smentita da altri autori dell’epoca quali Curzio Rufo), la relazione incestuosa tra madre e figlio. Al contrario: se si tiene conto della numismatica si comprende anche quanto poco Nerone fosse influenzato dalla madre. Solo il primo anno infatti Agrippina compare accanto al figlio sedicenne: a partire però dal 55 d.C., scomparirà. A niente serviranno i suoi rimproveri quando il figlio deciderà di allenarsi come auriga nel circo, sotto gli occhi estasiati della plebe. E ancora, non serviranno a nulla le sue minacce quando Nerone deciderà di legarsi sentimentalmente alla liberta Atte prima e alla bella Poppea dopo.

Il matricidio

Tutti questi comportamenti fecero probabilmente capire ad Agrippina che il figlio era appunto autonomo e non influenzabile nelle decisioni: decise così di cospirare contro di lui manipolando Ottavia e il di lei fratello, messo da parte nella successione, Britannico. Fu proprio per difendersi dalle continue insidie della madre che Nerone fu costretto prima ad allontanarla dalla corte e poi a ucciderla. La scelta fu appoggiata da Seneca e Burro, che contribuirono alla vicenda, e fu accettata anche dallo stesso senato, il quale bollò la donna assieme al princeps come pericolosa e ne condannò la figura.

Ottavia

Anche se il ruolo di Ottavia nella vicenda fu marginale, probabilmente questo contribuì a peggiorare i rapporti tra lui e Nerone. I due erano stati costretti a sposarsi in tenera età e il loro non era mai stato un matrimonio felice. Questo, accanto alla gelosia di Poppea, contribuì a far esiliare la moglie dopo aver da lei divorziato. Le vicende sulla sua morte rimangono oscure e documentate in maniera esageratamente tragica dalle fonti (vedi la tragedia Ottavia falsamente attribuita a Seneca). Rimane comunque il fatto che la moglie aveva tramato contro il principe a favore di Agrippina e probabilmente questo influì sulla decisione di eliminarla.

Va infine ricordato che questi comportamenti furono adottati da molti imperatori, anche da coloro che vengono presentati dalla tradizione in maniera positiva. Per fare un solo esempio significativo – ma molti altri potrebbero essere proposti – Augusto fece esiliare la figlia Giulia, la quale si lasciò morire, e compì un’epurazione tramite liste di proscrizione di tutti coloro che avrebbero potuto intralciare la sua carriera, tra cui suoi cari amici.

Agrippina incorona d’alloro Nerone. Rilievo di Afrodisia, (Turchia).

La pace partica: un evento straordinario e irripetibile nella storia romana

La situazione politica

Non appena salito al trono, Nerone dovette affrontare una grande crisi: l’invasione dei Parti in Armenia. Questa popolazione aveva da sempre creato problemi ai Romani; Crasso, il triumviro assieme a Pompeo e Cesare, morì in una campagna partica.Persino Marco Antonio perse nel corso della sua spedizione in oriente e Traiano, in seguito, morirà durante la guerra intrapresa nuovamente proprio nei confronti dei Parti.

Anche in questo periodo, come racconta Tacito, la situazione non volgeva a favore dei Romani: a causa dell’incapacità da parte del generale Peto, le legioni romane persero e si ritrovarono a dover cedere l’Armenia al re dei Parti, il quale installò lì suo fratello come nuovo sovrano. Vennero mandati dei messaggeri a corte, che informarono l’imperatore sulla reale situazione in Armenia (falsata fino a quel momento da Peto, il quale continuava a dipingere situazioni di vittoria per i Romani).

Il giovane imperatore fu abilissimo: fece mandare a dire al re dei Parti che se davvero voleva avere l’Armenia riconosciuta come propria sarebbe dovuto andare a Roma e inchinarsi davanti a lui. In questo modo tutto l’impero si convinse della subordinazione del sovrano partico al vero imperatore dell’ecumene. Nerone, in sostanza, seppe rendere favorevole una situazione che nei fatti era stata disastrosa per i Romani.

La soluzione adottata da Nerone

Ma non solo: arrivò a convincere di tale situazione gli stessi Parti. Per fare questo preparò nei minimi dettagli ogni aspetto del soggiorno del sovrano orientale, dando ordine ai governatori su come riceverlo e ideando personalmente un tour che egli avrebbe dovuto intraprendere prima di arrivare a Roma. Gli venne incontro a Napoli – non a caso unica città di origine greca in Italia – e gli mostrò la bellezza dei teatri, delle arene (in cui lui stesso si esibì come suonatore di cetra) e della cultura romana. Lo fece alloggiare nella Domus Aurea, costruita anche nell’ottica dell’arrivo del re straniero. Chiuse il tempio di Giano a segnare la pace e la prosperità in tutto l’ecumene.

Infine, dinanzi alla plebe estasiata, si mostrò sul suo trono sotto al quale si inginocchiò, ormai vinto, il sovrano partico. Egli gli giurò amicizia e sottomissione, promettendo che avrebbe onorato la sua figura con un nuovo culto in patria. Il re mantenne la parola data: in Partia una città prese il nome dell’imperatore e il suo culto prese velocemente piede in tutto il regno. Ma non solo: quando morì fu un grave lutto per la popolazione e Tacito nelle Historiae ci informa di come comparirono due falsi Nerone proprio in quella zona. Il popolo partico era rimasto talmente affascinato dall’imperatore da sperare nel suo ritorno ed essere pronto a sostenere chiunque si dimostrasse simile a lui.

L’importanza della risoluzione

Questo risultato è un unicum nella storia romana: i Parti sono stati nel corso di tutta la vita dell’impero una vera e propria spina nel fianco e nemici giurati di Roma. Nessun imperatore riuscì mai a fare ciò che Nerone, tramite un’abile politica, mise in atto.  Egli riuscì persino a farsi amare da coloro che odiavano i Romani, e a stringere una pace duratura. La scelta di Traiano di romperla col sogno di creare due nuove province gli risulterà infatti fatale, e verrà abbandonata immediatamente da Adriano.

L’amore per il bello: la rinascita dell’arte della letteratura

Da Augusto in avanti nessun sovrano si era più occupato di letteratura e di arte se non privatamente. Nerone, come scrivono Svetonio e Tacito, sin da bambino si interessò a qualsiasi aspetto della cultura greca, romana, orientale ed egizia. Scultura, architettura, musica, teatro… Agrippina ordinò addirittura a Seneca di evitare le lezioni di filosofia impartite al figlio. Il fanciullo era talmente assorto da quegli studi che, lei temeva, non si sarebbe mai interessato alla politica.

La letteratura

Fin dall’inizio del suo principato, quindi, Nerone diede nuovo impulso alle arti. Tacito ci informa di come avesse raccolto a corte un entourage di filosofi e poeti con cui discuteva ai banchetti; la letteratura ricominciò a fiorire con un nuovo stile, il manierismo barocco. Oltre a Seneca (il quale scrisse numerose tragedie) è d’obbligo ricordare almeno Lucano, Petronio, Calpurnio Pisone e Curzio Rufo. Egli organizzò agoni poetici in cui gli autori potessero avere visibilità e fama, riuscendo così a mantenersi con la propria passione.

Nerone stesso compose poesie (celebre quella che loda la bellezza di Poppea) e anche un poema epico sulla guerra di Troia. Svetonio stesso ammette che le opere del principe – che lui stesso, ci informa, ha esaminato – erano notevoli. Otone e Vitellio le proporranno a corte come letture anche dopo la sua morte. Questo aspetto ovviamente non piaceva ai senatori, i quali trovavano riprovevole che un imperatore si occupasse di tali questioni. Strano ma vero, fu proprio questo l’inizio dell’odio verso il sovrano: quando Nerone sventerà la congiura dei Pisoni chiederà ai congiurati il motivo di una tale condotta. Loro gli risposero, ci informa Tacito, che non potevano sottostare al governo di un poeta.

L’arte

Anche la pittura ebbe nuovo impulso: lo stile inedito, voluto da Nerone anche per gli interni della Domus Aurea, era una commistione di elementi egiziani, orientali e greci. Anche tale gusto quindi era inviso ai senatori, che cominciarono a spargere false accuse sulla costruzione della Domus (che vedevano erroneamente come pretesto per l’incendio di Roma).

La bellezza dello stile pittorico è tale che nel 1400 verrà ripreso da artisti del calibro di Raffaello e verrà chiamato “stile a grottesche”. La Domus Aurea infatti fu riscoperta in quel periodo; i pittori dell’epoca si calavano con delle funi all’interno delle cupole e ricopiavano i magnifici affreschi perfettamente conservati nonostante le condizioni del palazzo. Rimasero talmente estasiati che non esitarono a riproporlo in varie opere (ad esempio negli interni del Castel Sant’Angelo), diffondendolo e dandogli fama imperitura: la corrente si esaurirà solo nel 1800 dopo la fine del neoclassicismo.

Decorazioni a grottesche: la riscoperta di un motivo antico
Le grottesche della Sala della Biblioteca a Castel Sant’Angelo, Roma, realizzate da Luzio Luzi e riprese dagli affreschi della Domus Aurea.

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