Il Superuovo

I vinti di Verga musicati da De André: l’eclissi del cantautore

I vinti di Verga musicati da De André: l’eclissi del cantautore

 I testi di De André possono avere punti di contatto con i vinti verghiani? Certo che sì, la risposta arriva dal suo ultimo album “Anime Salve”. 

Italian singer-songwriter Fabrizio De Andrè performing his last concert at Teatro Brancaccio di Rome, Italy, 1998. (Photo by Luciano Viti/Getty Images)

Sia De André che Verga si sono occupati degli ultimi, dei reietti della società. Il diverso terrorizza. La sua presenza mette a nudo le contraddizioni, le nostre paure e ipocrisie. La società appare come un coro di individui che cerca di emarginarlo per mantenere la sacralità di labili certezze.

 

I GIUDICATI: MALPELO E PRINÇESA

“Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo”. Con queste parole comincia il racconto di Giovanni Verga, pubblicato sulla rivista “Fanfulla” nel 1878 (poi raccolto in “Vita dei Campi” nel 1880). La scuola insegna che nelle prose verghiane impera la tecnica dell’impersonalità: la voce narrante sfuma per andare ad assumere il punto di vista dei personaggi (eclissi del narratore). L’affermazione pertanto deve essere letta come un punto di vista dei popolani che, impregnati di tradizioni e proverbi, considerano chi ha i capelli rossi come il figlio del diavolo. Verga utilizza un ulteriore strumento nella sua ricerca narrativa, lo straniamento. Consiste nel far apparire come normali cose che in realtà sono riprovevoli e viceversa. Tutto questo per seguire la logica illogicità della mentalità popolare.

Anche in “Prinçesa”, prima canzone dell’album “Anime Salve” si può riscontrare questa eclissi del narratore (chiamata nel titolo eclissi del cantautore). La prima figura dell’emarginato sociale indagata da De André è quella del transessuale. Fernandinho non è altro che Fernanda intrappolata in un corpo maschile che tenta di uscire. Confini corporei che verranno abbattuti grazie all’operazione decisa di intraprendere.

E allora il bisturi per seni e fianchi
In una vertigine di anestesia
Finché il mio corpo mi rassomigli
Sul lungomare di Bahia

L’impersonalità è riportata nella seconda strofa, quando Faber assume il punto di vista materno:

Che Fernandinho è come una figlia
Mi porta a letto caffè e tapioca
E a ricordargli che è nato maschio
Sarà l’istinto sarà la vita

La mamma vede suo figlio premuroso come una “figlia”, pertanto si augura che prima o poi la vita gli ricorderà che è nato maschio.

In linea a quanto si riporterà nell’ultimo paragrafo, in questa canzone c’è un probabile risvolto positivo: l’individuo ottiene un riscatto personale.

A un avvocato di Milano
Ora Prinçesa regala il cuore
E un passeggiare recidivo
Nella penombra di un balcone.

Dopo un’avventura di prostituzione finalmente si innamora di un avvocato di Milano. Nella parte finale della canzone vengono riportate delle singole parole in portoghese che riassumono le vicissitudini della sua vita, e si conclude con Viver (vivere). 

KHORAKHANE: L’IDEALE DELL’OSTRICA

L’ideale dell’ostrica è un concetto che Verga spiega in “Fantasticheria” (novella presente in “Vita dei Campi”).

 […] Il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere.

Come l’ostrica vive rimanendo ben salda allo scoglio, così coloro che appartengono alle fasce sociali più deboli e restano legati alle tradizioni patriarcali e al proprio nucleo familiare non si perdono e possono salvarsi. Chi si stacca dal proprio ambiente viene divorato dal mondo e dalla fiumana del progresso, come l’ostrica dal pesce vorace.

[…] Allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell’ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace ch’egli è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui.

Questo ideale ben si addice alla comunità rom Khorakhanè (trad. “Portatori del Corano”), dove le persone si sentono realizzate soltanto se rimangono attaccate a un ideale di tradizione e di folklore. I rom viaggiano, esplicano il nomadismo, ma viaggiano solo se insieme alla tribù. Solo in questo modo essi potranno sentirsi completi e al sicuro dalle ingiustizie sopportate dal mondo cosiddetto “civile” (basti pensare, ad esempio, al fatto che vennero deportati insieme agli ebrei nei campi di concentramento nazisti, tant’è che Moni Ovadia ha proposto che il 27 gennaio passi dal singolare giorno della memoria al plurale memorie).

(Foto Marco Lussoso/NEWPRESS)

UNA QUESTIONE DI LINGUA: A CUMBA

Ritorna ancora una volta l’ideale dell’ostrica: la canzone parla di un pretendente che si reca dal padre per chiedere in sposa sua figlia. La colomba gianca (bianca) è simbolo di innocenza e di purezza, a significare che il padre donerà a quest’uomo il bene più prezioso e casto della sua vita. Si raccomanda, naturalmente di trattarla bene. Cosa che non avverrà, perché nelle strofe finali De André canterà (inserisco il testo tradotto):

Colomba colombina becco di seta
serva a strofinare per terra col marito a zonzo
Martino va a piedi con l’asino dietro
fuoco di legna anime in cielo

Oltre a questo la canzone rispecchia un altro strumento verghiano: l’utilizzo del dialetto. Dato che, come abbiamo detto, il narratore si eclissa contribuendo al far emergere la visione dei personaggi, va da sé che i contadini avranno un lessico prettamente orientato sui modi di dire proverbiali e su termini dialettali. Ora va precisato che Verga non scrive alcun romanzo in dialetto siciliano, proprio perché il suo intento era quello di poter essere letto in tutta Italia. Costituisce perciò una lingua nuova: usa la lingua nazionale contaminandola di proverbi e singoli termini dialettali. In più lo stile linguistico viene di volta in volta aggiustato e corretto da Verga in base al clima che fa da sfondo alla storia (lo stile nei “Malavoglia” è molto diverso rispetto a “Mastro-Don Gesualdo”). In De André è possibile osservare un’estremizzazione di questo concetto. Dato che il cantautore si eclissa, emergono le voci del pretendente e del padre che parlano nel loro dialetto quotidiano, il genovese; offrendoci così un simpatico botta e risposta che richiama la coralità dei romanzi verghiani.

INCORAGGIAMENTO PER CHI VIAGGIA IN DIREZIONE OSTINATA E CONTRARIA

Prima di terminare la lettura l’articolo è bene che io chiarisca alcuni punti affinché il mio discorso non venga travisato, andando a creare futili fraintendimenti e sapientini controcanti. C’è una differenza fondamentale tra il cantautore genovese e lo scrittore siciliano. Per Verga la realtà è immodificabile (da qui derivano il pessimismo darwinianol’impossibilità di giudizio), perciò il valore conoscitivo che emerge dalla letteratura non è assolutamente funzionale per cambiare la realtà. In “Anime Salve”, invece, la canzone posta a epilogo dell’album è “Smisurata Preghiera”; una preghiera, appunto, affinché la fortuna si ricordi dei suoi vinti e conceda prima o poi anche a loro un momento di spensieratezza e risolutezza personale.

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
Col suo marchio speciale di speciale disperazione
E tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi
Per consegnare alla morte una goccia di splendore
Di umanità di verità

[…]

Ricorda Signore questi servi disobbedienti
Alle leggi del branco
Non dimenticare il loro volto
Che dopo tanto sbandare
È appena giusto che la fortuna li aiuti.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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