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“Il Destino di un Cavaliere”: una commedia ci racconta l’ascesa sociale nel Medioevo

“Il Destino di un Cavaliere”: una commedia ci racconta l’ascesa sociale nel Medioevo

Il divertente film con protagonista il compianto Heath Ledger è più accurato di quanto possa sembrare. Scopriamolo insieme.

Quando si parla di Medioevo si evocano alla mente tornei, cavalieri, dame e castelli. In questo film c’è tutto più una piccola sorpresa: la mobilità sociale. E forse questo è l’elemento più medievale di tutto il film.

Dalle stalle alle stelle. Una storia “vera”

“Il destino di un Cavaliere” è un film divertente, ironico e piacevole. Narra la storia di William Thatcher, figlio di artigiani, il quale sogna di diventare cavaliere e cambiare il proprio destino. La colonna portante dell’intero film è quindi l’ascesa sociale, declinata in maniera leggera e gradevole. Il film inoltre rappresenta l’ultima apparizione cinematografica del compianto Heath Ledger nei panni del protagonista. L’atmosfera che si respira nel film è “rockeggiante”, con una colonna sonora che riprende famose canzoni dei Queen e degli ACDC, tra gli altri. Ambientato nel Medioevo il film si prende naturalmente delle libertà ma rimane fedele nell’impronta generale. In particolare, il tema dell’ascesa sociale è abbastanza aderente alla realtà storica. Come vedremo, la scalata alle vette non è un presupposto dei tempi recenti, e se ne può parlare tranquillamente per il periodo medievale, soprattutto quello finale.

Come già accennato, William desidera ardentemente, fin da bambino, diventare cavaliere. Un sogno che però gli è precluso, in quanto è figlio di artigiani poveri. Grazie all’amore di suo padre riesce ad entrare al servizio di un nobile cavaliere (in realtà in decadenza) il quale ne fa il suo scudiero. La morte del nobile sarà il pretesto che permetterà a William di spacciarsi per cavaliere al posto del defunto. Verso la fine poi William riuscirà ad essere nominato davvero cavaliere da Edoardo di Woodstock, passato alla storia come il Principe Nero. Il sogno, dunque, si realizza in pieno. Attorno a questa dinamica ruota, com’è prevedibile, anche una storia d’amore con la bella Jocelyn, nobile di nascita. Un amore impossibile che però sarà vivibile in seguito alla nomina di William.

Al di là dei toni comici e leggeri che permeano la pellicola, si nota una certa volontà di trasmettere un messaggio molto positivo: non importa quel sia la tua origine, se credi abbastanza nei tuoi sogni questi si avverano. Il film è una produzione statunitense, e l’argomento si sposa bene con la retorica USA sul “sogno americano”. Al di là di queste banali considerazioni, colpisce il fatto che la pellicola sia ambientata nel Medioevo, un periodo che di certo non è ricordato per la mobilità sociale. In realtà da questo punto di vista il film è aderente alla realtà storica molto più di quanto possa sembrare.

Come si diventava ricchi e nobili nel Medioevo?

La nobiltà è un fatto di sangue. Su questa affermazione ben pochi sarebbero contrari. Eppure, tutte le famiglie nobili sono diventate nobili ad un certo punto. In altre parole, prima o poi è successo che chi non era nobile lo è diventato, scalando le vette della società e guadagnandosi un ruolo preminente. Nel corso del Medioevo si hanno innumerevoli notizie e testimonianze di gente che dopo essersi arricchita con gli affari ambiva ad entrare nella ristretta cerchia elitaria: i cavalieri. Questo per diversi motivi; innanzitutto, i cavalieri erano la classe dirigente della società. Avevano armi e cavalli, facevano la guerra e comandavano su tutti gli altri. In quanto nobili poi godevano di privilegi ed esenzioni. La gente quando passava un cavaliere si toglieva il cappello dalla testa e faceva reverenza. Insomma, essere cavaliere era una figata.

Appare dunque naturale che la massima aspirazione per un borghese arricchito, ad esempio un ricco mercante, fosse quella di nobilitarsi. E le fonti testimoniano ampiamente come questo processo fosse in realtà diffuso. Certo, chi era nobile da più generazioni guardava a questi parvenues, a questi nuovi arrivati, con aria di superiorità. Ma in genere bastavano una o due generazioni a cancellare il ricordo dell’origine villica. Non solo negli orgogliosi Comuni italiani ma anche nelle rustiche campagne francesi. Il fenomeno era così diffuso da dar vita ad una serie di testimonianze talvolta esilaranti. Non si possono non ricordare le divertenti canzonette satiriche che prendono in giro il borghese nobilitato, il quale va in giro a cavallo tutto armato ma poi si ferma in banca a sbrigare gli affari.

Quello che emerge chiaramente è che la nobiltà, agli occhi delle persone comuni è un fatto di apparenza. Se ti compri i cavalli, costruisci delle torri, vai in giro armato, sei un nobile. Poco importa che ci sia un riconoscimento formale. Di fatto, molti mercanti si nobilitano “per antico uso” piuttosto che tramite cerimonie formali riconosciute. Finora abbiamo però parlato di ricchi mercanti. Solo loro potevano nobilitarsi? Le notizie che ci sono pervenute mostrano che in certi casi il sistema di nobilitazione poteva includere anche persone provenienti dai ceti bassi, persino dei contadini. Certo, non i contadini davvero poveri, che oltre ad una mezza libertà personale non possedevano nulla. Si parla comunque di contadini ricchi, importanti, che nel peggiore dei casi erano almeno benestanti. Ad ogni modo, è un fatto accertato che anche una classe serrata come la nobiltà non era immune a nuovi ingressi.

“Il Destino di un Cavaliere” e Giovanna d’Arco. Due facce della stessa medaglia

La vicenda di William Thatcher ha una risonanza e un parallelismo abbastanza singolare con l’avventurosa vita di Giovanna d’Arco, celeberrima eroina della Guerra dei Cent’anni. Già si è detto di William e della sua volontà di riscossa e di ascesa sociale, coronata con il conferimento del titolo di cavaliere e quindi della nobilitazione. Ma forse non molti sanno che la stessa cosa è successa a Giovanna d’Arco e alla sua famiglia durante i feroci combattimenti tra inglesi e francesi. Giovanna era figlia di contadini ricchi, i quali tutto sognavano tranne di poter raggiungere lo status di nobili. Eppure, a seguito della partenza della pucelle, la quale a diciassette anni comanda l’esercito francese su ordine del delfino Carlo VII, Giovanna stessa e la sua famiglia vengono nobilitati per ordine espresso del delfino.

Il parallelismo tra i due non si esaurisce in così poco. Entrambi partono infatti da condizioni svantaggiose, e hanno in concreto veramente poche possibilità di ascesa sociale. L’uno per esigenze di finzione, l’altra per cruda condizione storica. Entrambi sono incredibilmente caparbi e sicuri. Giovanna ha imparato a cavalcare e a portare l’armatura in pochi mesi quando si è unita all’esercito. Normalmente questo richiedeva anni e anni di duro addestramento. William non sa molto andare a cavallo, eppure dopo un duro addestramento diventa sorprendentemente bravo per un neofita. Entrambi imparano a ritmi accelerati. Vien da pensare che tutte queste caratteristiche siano in qualche modo connesse con la capacità di ascesa sociale, o almeno con la percezione che si ha di essa.

Ad ogni modo le due figure hanno diversi punti di connessione, come naturalmente anche punti di distacco. Però entrambi, a modo loro, hanno cambiato il loro destino e hanno scalato la scala sociale con fiero coraggio. Come non ricordare le bellissime parole del padre di William, il quale risponde in maniera commovente ad una domanda di William:

“Un uomo può cambiare il corso delle stelle”?

“Si William, se ha fede sufficiente un uomo può fare tutto”.

Ed in effetti, tralasciando i sentimentalismi, anche nel Medioevo era possibile cambiare il corso delle stelle. Non solo se si partiva da una posizione buona, come quella di un ricco mercante ma anche se si partiva da condizioni ben più umili, come quelle di Giovanna d’Arco.

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