I soldi fanno la felicità? Negativo, però potrebbero contribuire positivamente, confermi Aristotele?

Lasciamo che risponda Aristotele alla domanda “is money the root of  all evil, or is it just a technology that makes our lives more efficient?”, posta in apertura all’articolo “Money Matters” pubblicato su “Philoso?hy Talk”*.

Foto tratta dall’articolo “Il denaro dà la felicità?” a cura di Monica Vitali.

Chiariamolo subito logicamente, non tanto moralmente: chi ha i soldi non ha tutto dalla vita, ha solo ed esclusivamente i soldi. Come potrebbero avere più importanza rispetto a valori morali come l’umanità, il rispetto, l’amore? Chi pensa solo ad arricchirsi materialmente può avere solo ed esclusivamente prodotti materiali, non spirituali. Si può pagare l’amore? Si può pagare il rispetto? Fermate tutto: in questi tempi odierni la risposta è affermativa purtroppo! Il dio denaro, che provvede solo al suo incessante affermarsi in un processo senza fine e senza senso, ha ucciso il Dio cristiano, i valori assoluti e metafisici di ogni cultura e si è inserito alla grande nel processo di razionalizzazione weberiano monopolizzato dall’imperio della Tecnica. Il dio denaro ha trovato la sua dolce metà nella Tecnica e noi applaudiamo quasi inconsciamente a questa terribile storia d’amore. Niente da fare, speravo di trovare una risposta alla domanda dell’articolo preso in analisi nella contemporaneità, ma mi tocca ritornare sempre ai Greci, ad Aristotele in particolare.

Foto presa da “come essere felici? I 10 consigli di Aristotele”, a cura di Jennifer Delgado Suárez, da “Angolo della psicologia”.

C’è sempre un limite a tutto

C’è sempre un limite a tutto e lo specifica a gran voce Aristotele nelle sue opere etiche. I soldi e il conseguente possesso di beni materiali sono uno dei molti mezzi che portano l’uomo a cucirsi l’abito della felicità durante la vita terrena. Tuttavia, il limite risiede in noi: mai confondere il mezzo con il fine! Sebbene l’articolo, che mi sono proposto di analizzare con l’occhio greco, riservi molti spunti anche nei termini di “prezzi sui prodotti” e sulle “comparazioni” degli stessi, mi focalizzerò prettamente sul tema principale. Ci si chiede “money matters?” e io rispondo, con l’ausilio del maestro di Alessandro Magno, “yes, definitely !“. Non siamo ipocriti, tutti stiamo meglio con un bel gruzzolo in tasca e con un saldo conto in banca, no? Dunque non puntualizziamo sul “politicamente ed eticamente corretto”, ma focalizziamoci sull’utile per noi e per la società in cui viviamo. Come Aristotele non sembra assumere posizioni moralistiche nei confronti dell’economia, almeno nei luoghi dell’Etica Eudemia“, così cerco di non assumerla provando a rimanere il più possibile oggettivo rispetto al ruolo che esercita il denaro in termini di “acquisto di beni”. Il filosofo assume una definizione di ricchezza sulla quale si può instaurare una riflessione: “… Essa è una riserva di beni necessari alla vita ed utili per la comunità politica e della famiglia” (1256b28-30). Per definizione un mezzo deve riportare dei limiti, altrimenti risulta essere dannoso. A riguardo, Carlo Natali, nell’ opera dedicata ad Aristotele**, afferma che la ricchezza dev’essere uno strumento limitato allo stesso modo in cui lo sono i pennelli per un pittore: se egli ne avesse a migliaia sarebbe inutile e dannoso per il fine: l’opera d’arte.

La ricchezza limitata non si può considerare “root of evil”

Aristotele viene apprezzato come “il filosofo del giusto mezzo“. Che cosa si intende? Ebbene, al fine di non annoiare il lettore con excursus teoretici fini a se stessi, propongo un esempio affinché si intenda al volo. Che cos’è il coraggio? Il giusto mezzo tra la temerarietà e la paura. Ipotizziamo che ci sia una persona che sta affogando in mare e che non ci sia, ovviamente, tempo da perdere e stipuliamo che questa scena si ripeta due volte. La prima volta si presenta una giovane nuotatrice atletica e la seconda un anziano che non sa nuotare. La giovane non è temeraria da tuffarsi subito e nemmeno impaurita da fuggire, ma che fa? Avvisa il bagnino del pericolo e, mentre quest’ultimo si appresta a venire a soccorrere l’uomo in mare, la nuotatrice è già in acqua per aiutare come può il malcapitato. Si ripropone la scena e, questa volta, c’è l’anziano signore. Egli non è temerario da tuffarsi nel pericolo, ma nemmeno impaurito da fuggire di fronte all’emergenza. Che fa? Corre subito ad avvisare il bagnino il quale ha le competenze necessarie per salvare l’uomo in mare. Sono stati entrambi atti di coraggio: potremmo stipulare che uno sia stato più coraggioso dell’altro? No, perché entrambi si sono serviti del giusto mezzo. Tutto ciò per ritornare al tema della ricchezza. Non si può pensare di vivere, anche se ahimè le situazioni drammatiche di Paesi precari lo testimoniano, senza un soldo, ma non si può nemmeno pensare di vivere nuotando nell’oro: personalmente diffido sempre dai “temerari”. Nei termini aristotelici, l’economia di una pòlis risulta essere pulita e utile solo nei termini di “baratto“, di scambio alla pari. Non sarò di certo io a trarre la conclusione del sillogismo. Tuttavia che aspettarsi dal mondo di oggi?

Nella giusta misura i soldi servono

A mio avviso, non si può vivere in un mondo dove la libertà si confonde con l’uguaglianza, in un mondo dove non esistono proprietà e tutti condividono tutto in maniera disinteressata. Non viviamo in un mondo delle favole ed è riduttivo e inutile additare il valore dei soldi come “causa di tutti i mali del mondo”. Serve a qualcuno sperare in queste utopie? Non penso. Penso tuttavia che si debba ristabilire una forma di meritocrazia universale. Una meritocrazia che sappia valorizzare e retribuire lo sforzo lavorativo del singolo rivolto alla comunità che abbia però la sensibilità di stare dalla parte dei più deboli. Una meritocrazia di sapore democratico in cui tutti valgano come uomini che danno il proprio contributo rispetto ai propri mezzi. Utopie anch’esse? Può darsi. Per ciò per concerne il denaro e la ricchezza, le tesi di Aristotele sono state una guida e per Karl Marx e per la Chiesa cattolica. Quando la ricchezza, l’economia, il denaro possono risultare causa del male dunque? Quando l’accumulazione diventa un fine e minaccia la tranquillità del singolo e della comunità politica. In conclusione, il filosofo di Stagira volge la sua riflessione sull’idea di una quantità di ricchezza moderata… È auspicabile oggi?

*: Articolo a cura di Ray Briggs, 27/04/2020.

**: “Aristotele, Carlo Natali, Carocci Editori, 2014, Roma.

 

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