E se il feed del tuo account social fosse la caverna di Platone dalla quale devi uscire?

Quando smanettiamo sui social network, molte volte quello che vediamo non è quello che succede davvero, Platone già ci aveva avvertito con il suo mito della caverna.

Rappresentazione della caverna di cui parla Platone

La nascita del primo social network, il famosissimo Facebook, portò un grande clamore nell’era di internet, figlio delle vecchie camere di chat, ma ancora più potente, perchè ha dato la possibilità di aggiungere contenuti al profilo di ognuno di noi, portando tutto il mondo ad esprimere pareri e opinioni su quello che accade, pubblicare foto o video e molto altro, una grande novità per il neonato Word Wild Web. Questo portò uno dietro l’altro alla nascita di nuovi social network, Youtube, piattaforma per caricare e vedere video (che ha permesso la nascita degli youtuber), twitter, instagram (da cui nascono le influencer), tumblr e molti altri. Però questo mondo che a primo impatto sembra tutto rose e fiori in realtà non è così facile da gestire, ha portato sì ad una rivoluzione positiva, ma anche aspetti negativi, ad esempio instagram, social in cui si postano sopratutto foto e da qualche anno delle stories -mini-video della durata massima di 15 secondi, che hanno la durata di 24h- questo ha portato a fare ancora di più una distinzione tra “ricchi” e “poveri”, perchè chi ha molto lo fa vedere, fiero di farlo vedere, perchè questo porta ad un aumento di followers (persone che seguono il profilo) invece chi ha poco vuole avere quello che non ha per, appunto, arrivare ad avere questi followers. Nel corso dell’articolo aggiungerò alcune foto, per far vedere che quello che si vede dentro questi social non è quello che davvero è, detto questo, se facciamo una rispolverata nei nostri cassetti della memoria, andremo a scoprire, che il mito della caverna di Platone, che qualcuno ha tanto odiato ai tempi della scuola, ci dice proprio questo, che non tutto quello che vediamo è esattamente come lo vediamo.

Una spiegazione del mito della caverna

Il mito della caverna è uno dei racconti più noti che possiamo trovare nella Repubblica di Platone. Cosa ci racconta questo mito, molto brevemente, la prima parte, parla di alcuni prigionieri rinchiusi dalla nascita dentro una caverna, questi uomini vedono solo alcune ombre che vengono proiettate sopra una delle pareti, quindi, di conseguenza essi pensano che le immagini proiettate siano l’unica e vera realtà che li circonda, senza pensare a ciò che succedeva alle loro spalle. Mentre nella seconda parte, Platone, racconta di uno dei prigionieri che riesce a liberarsi dalle catene e riesce ad uscire fuori da questa caverna, dopo aver scoperto che quello che vedeva dentro la caverna non era reale viene abbagliato dalla luce del sole (Platone la descrive come l’idea somma del bene), questo prigioniero ritorna dentro la caverna per raccontare quello che aveva visto agli altri uomini e per cercare di liberarli, ma gli occhi del prigioniero fecero fatica a riadattarsi al buio della caverna, per questo i suoi compagni lo derisero per quello che stava dicendo e lo uccisero (Questa parte finale fa riferimento a Socrate).

Ritratto di Platone

Quello che vediamo non è davvero quello che è

Adesso analizziamo passo per passo cosa si cela dietro al significato del mito della caverna, poniamo che i prigionieri siano tutte le persone che utilizzano almeno un social network, ognuna di queste persone passa la maggior parte del suo tempo a “postare” su una di queste piattaforme, condivide foto, condivide pensieri, a volte viene usato anche per fare dei commenti negativi su chi posta qualcosa, nel mondo siamo più o meno sette miliardi, e la maggior parte ha un profilo su almeno un social, queste persone sono i “prigionieri” perchè appunto molte volte si distaccano dalla realtà e si immergono completamente in questa attività, senza capire e vedere, per troppo tempo che quello che fanno non è davvero reale. Facciamo un esempio, prendiamo come social network di riferimento instagram, il social per eccellenza per postare delle foto, quasi tutti abbiamo un account su questa piattaforma, che ci da la possibilità di vedere ciò che viene postato da amici, parenti, ma anche delle persone “famose” che stimiamo e seguiamo.

Adesso poniamo che ognuno di noi posti una “bella foto” noi vediamo solo quello che è delimitato dai confini di quella foto, non possiamo vedere cosa c’è davanti o ai due lati, magari fotografiamo un dolce, vogliamo far vedere agli altri che siamo capaci di cucinare, ma chi guarda non può sapere se quel piatto è stato davvero cucinato da chi lo condivide, ovviamente la fotografiamo in un posto con una buona luce, facciamo vedere che intorno è tutto ordinato, ma chi guarda non può sapere se è davvero così .

Ormai, tutti siamo prigionieri di questa rete di comunicazione, tutti bramiamo molti followers, molti like, vogliamo ciò che vediamo, ad esempio la vita perfetta delle nostre star preferite, che molte volte, se riusciamo ad uscire da queste piattaforme, e scaviamo più profondamente nella vita di queste persone, scopriremo che nemmeno loro hanno una vita così perfetta come sembra, quante volte alla notizia di un suicidio di qualche star abbiamo esclamato “Ma come? si è suicidato? aveva una vita perfetta” ma in realtà, fuori dalla luce dei riflettori avevano molti problemi creati appunto dalla luce di questi riflettori.

I rivoluzionari del duemila

Chi riesce a distaccarsi dai display, che sia un pc, un cellurare o una TV, può definirsi un rivoluzionario, dei giorni nostri, perchè allontanatosi dalle catene che lo tengono legato ad un divano o ad una sedia, piò riuscire a far “vedere” quelle che sono le cose concrete della vita, la protagonista di tutto diventa così la conoscenza, che l’uomo sprovvisto non riconosce, e viene guidato solo dalle ombre e dal fuoco dei media. Come i prigionieri erano soddisfatti di vedere solo quel lato del muro, tutti noi siamo soddisfatti di vedere la superficialità che cresce sui nostri schermi, che a mano a mano, ci stordirà e ci impedirà di vedere solo quello che c’è davanti a noi, costringendoci sempre di più ad apprezzare l’effimero che ci presenta.

Ecco, perchè conoscere, il mito della caverna è quasi fondamentale, ci apre la mente e ci fa vedere come quelle persone ancora incatenate, che vedono ancora solo le ombre, non conoscono la verità e non permettono ad essa di comparire davanti ai loro occhi, solo riscoprire il piacere della conoscenza riuscirà a liberarci da queste catene che ormai ci hanno ingoiato.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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