I Peanuts e la psicologia: Snoopy e Linus ci spiegano alcuni meccanismi della nostra mente

Chi non ha mai sentito parlare di Charlie Brown, Snoopy, Linus? Come ci aprono al mondo della psicologia? 

I Peanuts – cioè i fumetti di Snoopy, Charlie Brown e gli altri – sono la striscia più famosa del mondo, pubblicata quotidianamente tra il 1950 e il 2000 e con le loro avventure abbracciano il mondo filosofico, psicologico e morale.

I Peanuts: un mondo di personaggi bambini amato anche dagli adulti

I Peanuts nasce dalla mente di Charles M Schulz come un fumetto a strisce giornaliere. I personaggi interagiscono prevalentemente in una generica periferia di una cittadina statunitense imprecisata, formata da tante casette, ognuna con il suo piccolo giardino e da una scuola elementare frequentata dai protagonisti che a volte si trasferiscono in un campo estivo in campagna. Caratteristica comune è l’assenza degli adulti i quali non compaiono mai, se non citati indirettamente. Lo stile minimalista e l’umorismo americano rendono i protagonisti sempre attuali fino ad essere utilizzati in citazioni vere e proprie al pari di autori del passato come Wilde o Shakespeare. I personaggi più conosciuti hanno le loro caratteristiche e affrontano le loro disavventure in modo differente:

  • Charlie Brown: scolaro di quarta elementare di nove anni e mezzo, è considerato un perdente ma di infinita determinazione e testardaggine; è dominato dalle sue ansie e manchevolezze, nonché dai suoi compagni che approfittano di lui.
  • Snoopy: è il cane di Charlie e anche uno dei suoi migliori amici. Inizialmente si comporta come un cane ordinario, ma apprezzato dal pubblico cresce in dinamicità. Sprezzante e sarcastico riesce sempre ad impartire una lezione agli amici, ricoprendo il ruolo più adulto.
  • Linus: migliore amico di Charlie e benché molto giovane, è molto saggio anche se a volte pecca di ingenuità, cita le Sacre Scritture e ha una sua fede personale.
  • Lucy: sorella maggiore di Linus e antagonista principale delle strisce a fumetti. Una ragazzina arcigna, prepotente, arrogante, incredibilmente perfida nota soprattutto per i dispetti a Charlie Brown.
  • Patty e Violet: prendono in giro Charlie nonostante Patty abbia un debole per lui e Charlie un debole per Violet.

Linus affronta la sua vita tra evitamento, senso di colpa e genitori assenti

Linus parlando con Charlie in una famosa vignetta afferma: “penso che il modo migliore per affrontare i problemi sia cercare di evitarli”. Siamo di fronte ad un tipico caso di evitamento. L’evitamento è una strategia che a tutti è capitato di mettere in atto e non ha una connotazione negativa se non nel momento in cui limita l’esplorazione. Quando temiamo conseguenze negative o siamo timorosi verso una situazione, una non-soluzione ci sembra la cosa migliore da fare. Gli effetti collaterali sono però dietro l’angolo. Più evitiamo le situazioni, meno ci sentiremo efficaci, e questo andrà a rinforzare l’idea che non siamo in grado di metterci in gioco. Inoltre, nel momento in cui decidiamo di evitare, l’ansia tenderà a diminuire, regalandoci un immediato senso di sollievo e facendoci credere che la strategia protettiva è stata efficace, rimandando invece il problema ad un secondo momento.

Linus non prende voce solo per un concetto di evitamento, ma anche per un rapporto genitoriale difficile: diventa sempre più chiara la strategia persuasiva utilizzata dalla madre, finalizzata, più o meno consapevolmente, a manipolare il comportamento e le scelte del figlio. Qualunque decisione prenda Linus, dovrà rinunciare a qualcosa e non sarà felice: se asseconda la madre abbandonerà la possibilità di scegliere, se non la asseconda perderà la sua approvazione. I bambini abituati a questa modalità rischiano di non saper più distinguere il loro punto di vista dalle aspettative altrui e di essere tiranneggiati dal senso di colpa, ovvero da una visione inadeguata e svalutante di sé, che si attiva nel momento in cui non si rispettano gli standard imposti dal contesto familiare. Quando i genitori utilizzano modalità controllanti, vengono meno le caratteristiche supportive in grado di sviluppare il senso di indipendenza nel bambino, che gli permette di esplorare da solo l’ambiente e di prendere decisioni in autonomia.

Snoopy è un cagnolino ambizioso, ma a volte punta troppo in alto

Snoopy, dalla mente audace e sognatrice, porta avanti con ammirevole costanza il grande sogno di diventare scrittore, nonostante le continue risposte di rifiuto da parte degli editori. È utile mantenere uno sguardo realistico sulle proprie potenzialità e tarare gli obiettivi rispetto agli strumenti a disposizione, senza lasciare che una nostra non-abilità ci definisca come persona. Snoopy si protegge inconsapevolmente dalla minacciosa possibilità di vedere infranto il suo sogno, attraverso il bias del servizio del sé, una distorsione cognitiva che consiste nella tendenza generalizzata ad attribuire il successo a se stessi e a negare la responsabilità dell’insuccesso o ad attribuirla ad altri.

Non è un comportamento strano per Snoopy quello di puntare più in alto delle sue capacità anche in amore. La perdita della persona che un tempo abbiamo amato, o che ancora amiamo ma con un sentimento non corrisposto, può portare con sé un profondo senso di smarrimento, sconforto e di incertezza nei confronti dell’immediato futuro per la necessità di riorganizzazione emotiva. Le conseguenze a medio e a lungo termine di questo illusorio metodo auto-curativo come l’aumento della quantità di cibo e la scelta di alimenti ad alto contenuto calorico, può infatti comportare non solo rischi per la salute, ma anche un’ ulteriore diminuzione del tono dell’umore, innescando un circolo vizioso di tristezza – ricorso al cibo – aumento della tristezza – aumento del cibo.

Nonostante le risate, le lezioni morali, le spiegazioni approssimative i Peanuts non fanno altro che farci ridere e riflettere. Sono personaggi di un’altra epoca che oggi comunicano anche con i più giovani.

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