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Cosa nasconde il Natale? La teoria psicologica di disordine affettivo o i modelli operativi?

Anche quest’anno è passato il periodo festivo più atteso e odiato: il Natale. Scopriamo insieme i suoi segreti psicologici!

Tutti sanno che il 25 dicembre si festeggia la nascita di Gesù. In realtà il mese di Dicembre presenta una coincidenza di eventi, anche di tipo astronomico: si compie il solstizio d’inverno.

Il solstizio di inverno causa sintomi depressivi?

Il solstizio di inverno è un momento dell’anno in cui il sole ferma il suo cammino, quasi dovesse morire per sempre, per poi riprendere a girare intorno al nostro pianeta. Il sole raggiunge la massima distanza angolare rispetto al piano dell’equatore terrestre. Questo fenomeno condiziona l’orario del tramonto: il solstizio d’inverno, infatti, è il giorno più corto dell’anno. Nell’antichità questa ricorrenza rappresentava una festività nota – ad esempio i Saturnalia o appunto il Natale – e vari monumenti sono stati costruiti per calcolare il movimento del sole. Gli antichi nelle caverne avevano la percezione da fine del mondo e, da “sopravvissuti”, hanno iniziato una lunga serie di ricorrenze. In Cina si festeggia il Dongzhi le cui origini possono essere fatte risalire alla filosofia taoista, di equilibrio e armonia nel cosmo, la notte di Yalda (della nascita) è la festa del solstizio d’inverno che si tiene in Iran, il mondo cristiano festeggia il Natale. 

Non avete voglia di alzarvi dal letto o dal divano, vi sentite nervosi e la lieve euforia di distruggere il mondo non deriva dalla modificazione ormonale. Si tratta di una sintomatologia depressiva molto particolare conosciuta come Disordine affettivo stagionale (SAD). È un disturbo comune che avviene con un moderato cambio di umore parallelamente al cambio delle stagioni: winter blues (in prossimità dell’inverno), summer blues (in prossimità dell’estate).

La nostra voglia di cibo e regali è legata a un meccanismo di difesa

Un riferimento un meccanismo di difesa che tutti noi utilizziamo fin da bambini: il controllo onnipotente. Il neonato alle prese per la prima volta con le “offese” del mondo esterno (freddo, caldo, rumore) da solo non ha alcun potere, in questo caso interviene ad aiutarlo una figura materna che gli offre tutto ciò di cui ha necessità. Nel piccolo non si è ancora determinata una separazione consapevole tra Sé e mondo esterno quindi egli è convinto che è stato lui, come per magia, ad aver risolto tutti i suoi problemi. Ne deriva la sensazione di poter influenzare il mondo, di produrre qualche effetto si ritrova proprio negli auguri che ci scambiamo per Natale. La magia e il mistero di queste frasi rituali suggeriscono una sicurezza psicologica di cui abbiamo bisogno inconsapevolmente per colmare quelle antiche paure provate dai nostri antenati che vedevano improvvisamente accorciarsi le giornate e arrivare presto le tenebre. I regali che ci scambiamo sotto l’albero, i panettoni, i cioccolatini, che tanto ci fanno ingrassare in questo periodo dell’anno, ci fanno sentire apprezzati, “pensati” dall’altro e rassicurati dal fatto che, nonostante il mondo è in black-out, abbiamo delle persone di riferimento cui poter sempre contare, un po’ come la mamma per il neonato.

Dall’amore natalizio al Grinch delle feste

Le differenze individuali dipendono da tantissimi fattori, è difficile generalizzare. Le rappresentazioni mentali degli altri e dell’ambiente intorno a noi dipendono primariamente dalle esperienze che abbiamo vissuto nella prima infanzia. Possiamo aver sperimentato ricordi affettivamente caldi legati al Natale, caratterizzati dalla presenza costante e affettuosa delle nostre figure di riferimento, che probabilmente hanno accolto le nostre richieste creando un modello operativo interno di un certo tipo per citare Bowlby. Al contrario, alcuni di noi hanno sperimentato cosa vuol dire inaccessibilità e assenza di una figura di attaccamento, non necessariamente a lungo termine ma anche in riferimento ad un determinato periodo di tempo, quale potrebbero essere le feste che, per tradizione, si celebrano in famiglia. Figure di riferimento imprevedibili o inadeguate che non si presentano a Natale e causano anche preoccupazioni per la famiglia dovuta a probabili conflitti non fanno che accrescere una percezione buia del Natale. Queste dinamiche individuali e di gruppo trasformano il Natale da momento di gioia e pienezza a momento in cui l’elettricità e l’ansia sono nell’aria, determinando nel tempo la creazione nella nostra memoria di ricordi emotivamente freddi legati alle feste che andranno a consolidarsi negli anni a venire, a meno che non intervenga qualcosa o qualcuno in grado di modificarli positivamente, con il calore di un abbraccio o di una carezza.

Cosa possiamo fare per il futuro? Sicuramente investire in tradizioni natalizie gioiose e piene di amore per creare dei modelli operativi interni da trasmettere alle nuove generazioni.

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