I giocattoli di Toy Story e la psicologia ci aiutano nella valutazione genitoriale

Molti  i cartoni animati personaggi-giocattoli tra cui il pioniere: Toy Story, ma perché i giochi sono importanti in psicologia?

Two children are playing on the floor together; isolated on the white background

Qualsiasi storia con protagonisti dei bambini ha un aspetto in comune: ha dei giocattoli come personaggi o anche solo sullo sfondo. Toy Story li pone come protagonisti con un loro pensiero. La psicologia ci svela quanto è importante il rapporto tra bambino e gioco oggi.

Il gioco è un diritto di tutti, ricordiamolo!

L’Alto Commissariato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite con la Risoluzione 44/25 del 20 novembre 1989, riconosce il gioco come un “diritto inviolabile ed insindacabile” di ogni bambino. Il gioco concorre di fatto allo sviluppo sociale, fisico, cognitivo ed emotivo sia dei giovani che dei bambini, per cui deve essere garantito e assicurato anche dalla presenza genitoriale. Il gioco consente al bambino di sperimentare ed elaborare attivamente la rappresentazione della realtà esterna, di imparare a conoscere se stesso e il mondo circostante, e di iniziare a consolidare le prime forme di autocontrollo e di interazione sociale. Le caratteristiche del gioco che lo rendono così importante per lo sviluppo riguardano sicuramente la finzione e l’immaginazione accresciute da piacevolezza e una forte motivazione interna.  Tra divertimento, esplorazione, avventura e apprendimento, il gioco permette una crescita sana e proficua degli aspetti intellettivi già dai primi mesi. Jean Piaget afferma che esplorando, manipolando e sperimentando, inizialmente il suo corpo e successivamente gli oggetti, il bambino impara a coordinare azioni e percezioni, comprendendone le prime connessioni causali. Dopo alcuni studi, individua tre stadi di sviluppo del comportamento ludico:

  1. giochi di esercizio: caratterizzano il primo anno di vita e non sono altro che la ripetizione di schemi di comportamento motori o vocali osservati nell’adulto. 
  2. giochi simbolici: caratterizzano il periodo compreso tra i 2 e i 6 anni, durante il quale i bambini sviluppano la capacità di rappresentare, mediante gesti o schemi appresi, una situazione immaginaria. 
  3. giochi con regole: compaiono tra i 7 e gli 11 anni, quando il bambino inizia a vivere il rapporto con gli altri. Tali giochi, richiedono la capacità di condividere e rispettare determinate regole della socializzazione tra pari.

La disponibilità emotiva ci aiuta ad interpretare i nostri comportamenti

Un approccio alla comprensione della natura e del grado di salute della relazione genitore-bambino risiede nella disponibilità emotiva. Atteggiamenti e comportamenti del caregiver e la disponibilità del bambino a rispondere e a coinvolgere, rientrano nella relazione a due che si va a creare, includendo oggetti (giochi) in un secondo momento. Il genitore deve caratterizzare il suo comportamento secondo sensibilità – porsi in sintonia con il bambino e di rispondere ai suoi segnali emotivi con un affetto positivo – strutturazione – facilitare, supportare e organizzare le attività del bambino, la sua esplorazione fornendo regole – non-intrusività – capacità di seguire la guida del bambino senza interromperlo, senza essere iperprotettivi, pressanti o invadenti – non-ostilità – comportarsi in un modo paziente, armonioso e gradevole piuttosto che scostante, non esprimere rifiuto di alcun tipo. Il bambino da parte sua mette in atto responsività, la capacità di mantenere l’interesse e rispondere al caregiver, e coinvolgimento, propensione al coinvolgere l’altro.

Toy Story: un film di animazione in cui i giochi sono protagonisti

Andy è un bambino che sta giocando con i suoi giocattoli, mentre manca una settimana al trasloco della sua famiglia. Nel momento in cui il suo giocattolo preferito è riposto in camera da letto prende vita per una convocazione: i giocattoli infatti vivono con ansia il compleanno del bambino, poiché hanno il terrore di essere rimpiazzati da altri nuovi giocattoli. Woody spia il bambino finché questo non entra in camera con un nuovo compagno: Buzz, un giocattolo spaziale e superaccessoriato. Woody insegnerà a Buzz la sua natura di giocattolo e farà di tutto per riconquistare il suo ruolo nel cuore di Andy. Dopo aver scaraventato l’altro fuori dalla finestra per sbaglio viene portato con sé dal bambino e cercherà di far pace con Buzz salvandolo da un distruttore di giocattoli. Il ruolo dei giocattoli da protagonisti, ma anche come compagni del bambino, è fondamentale. Andy verrà seguito nei film successivi dai suoi amici di plastica che lo aiuteranno a crescere ricoprendo la funzione che i giochi hanno per tutti noi.

Valutare i genitori nel gioco, è possibile?

In una serie di esperimenti in sale di gioco in cui a genitori e bambini veniva solo chiesto di giocare naturalmente, si è notato come genitori diversi mettessero in atto comportamenti diversi. Partendo dai valori precedentemente menzionati, i genitori venivano “valutati” in una scala da 1 a 7 che identificava l’1 come estremamente negativo e 7 come ottimo. Si vanno a valutare il tono di umore, la quantità di risposte ai segnali del bambino, la creatività nel gioco. Per rientrare nel massimo punteggio un genitore deve stare bene attento a fornire una guida e regole efficaci al bambino senza, tuttavia, smettere di seguire la il suo percorso e invadere il suo spazio. Una caratteristica importante è quella di non lasciarsi sopraffare dalla noia o non ridicolizzare in alcun modo il bambino perché ne risentirebbe a lungo andare nel suo sviluppo cognitivo e intellettivo, mirando alla sua autostima.

I giocattoli, con o senza l’attiva partecipazione dei genitori, sono uno step fondamentale nella crescita e nell’indipendenza futura, permettono al bambino di comprendere le relazioni, la presenza dell’altro, le regole e la creatività. 

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