I nuovi romantici: le Sardine e la Legge del cuore hegeliana

La figura hegeliana della Legge del cuore e la follia della presunzione ci spiega il fenomeno delle sardine, nuovi romantici sognatori del mondo a venire.

‘Il Sognatore’ di Friedrich (pitturiamo.org)

La spocchia e la presunzione delle Sardine è un qualcosa che secca e irrita tutti i loro avversari: scopriamo il loro ruolo nella nostra storia. Esse sono un momento fondamentale per la concretizzazione dell’avvenire.

Le Sardine

Le Sardine sono un recentissimo movimento, nato come protesta nei confronti del populismo e del nazionalismo propugnato da diversi partiti politici italiani (e non solo), che ormai stanno acquisendo sempre più consenso dall’opinione pubblica. Il  movimento nasce nel novembre 2019 in occasione dell’avvio della campagna elettorale per le regionali in Emilia-Romagna: Matteo Salvini, leader della Lega, lancia la candidatura a presidente della regione di Lucia Borgonzoni al Paladozza di Bologna il giorno 14 e, contemporaneamente all’evento organizzato dalla Lega, un gruppo di quattro ragazzi crea su Facebook un evento denominato ‘6000 sardine contro Salvini’ con l’obiettivo di oscurare e contrastare la campagna elettorale leghista per le regionali. Questi ragazzi invitano a radunarsi sul Crescentone, un grosso marciapiede rettangolare e rialzato al centro di Piazza Maggiore (Bologna), almeno 6000 persone, ovvero un numero maggiore di quelle accorse all’evento leghista del Paladozza. L’invito riscuote un successo enorme, in Piazza Maggiore si raduna molta più gente del dovuto a protestare contro razzismo, populismo, nazionalismo e intolleranza. Durante il resto del mese vi sono numerose manifestazioni per tutta la regione e alla fine di novembre il movimento varca i confini regionali con numerosi flash mob organizzati in 113 piazze italiane: 30.000 persone a Firenze, 25.000 persone a Milano, 40.000 a Torino, per non parlare delle adunate di Napoli e Palermo e una addirittura a New York. Durante il ‘Global Sardina day‘ tenutosi a Roma a piazza san Giovanni a cui hanno partecipato 35.0000 persone, Mattia Santori, leader del movimento, presenta i punti chiave e programmatici delle Sardine: chiedono trasparenza politica, la condanna dei discorsi che incitano all’odio, una proposta di legge contro la violenza verbale da equiparare a quella fisica e una nuova politica di gestione dell’immigrazione in Italia (nello specifico l’abolizione del salviniano Decreto Sicurezza). Le Sardine sono paragonabili ai cosiddetti romantici di fine Settecento inizio Ottocento che Hegel presenta in particolar modo con la figura della Legge del cuore e la follia della presunzione nella Fenomenologia dello Spirito. Sono coloro che sentono e vogliono il cambiamento, un ordine nuovo che deve seguire ad uno vecchio: in loro è presente al livello dell’indifferenziato, presente in sé, come ideale vago, ma non sono ancora capaci di rendere il loro ideale effettivo e concreto. Sono coloro che sanno cosa non vogliono più, coloro che vogliono la distruzione del vecchio non avendo però ben chiaro come concretizzare in maniera effettiva il nuovo che idealisticamente vagheggiano, sono i distruttori e gli spregiatori di un ordine e di una effettività non più sentiti e stantii, ma negano senza affermare. Si vedano gli obiettivi e i programmi delle Sardine: sanno soltanto ciò che non vogliono, ma non quel che vogliono o almeno non la maniera di rendere effettivo ciò che vogliono. Sono i rappresentanti di quello che Hegel chiamava il genio romantico che intuisce l’assoluto in maniera indifferenziata e vaga, senza concepire cioè quella fatica e quel percorso che serve all’assoluto per divenire tale in maniera effettiva (la filosofia infatti è duro esercizio secondo il filosofo tedesco), senza sapere cosa fare concretamente affinché l’ordine nuovo agognato si realizzi.

Friedrich Hegel

Il sistema triadico hegeliano concepisce l’iniziale unione di universale e particolare al livello dell’indifferenziato: è l’idea non concreta, appagante in quanto vagheggiamento dell’assolto, dell’ideale, che non richiede fatica, tutto è ancora dentro (in sé) senza che esca fuori: “Se cioè il punto di vista da cui si parte è che il vero ha esistenza soltanto in ciò che viene chiamato ora intuizione, ora sapere immediato dell’assoluto, religione, essere, ecco allora che quanto si richiede per presentare la filosofia è piuttosto il contrario della forma del concetto. L’assoluto in questo caso non deve essere compreso concettualmente, ma va sentito e intuito; la parola non deve spettare al concetto dell’assoluto, bensì al sentimento e all’intuizione di esso, e sono questi ultimi a dover dire la loro.” In seguito vi è l’uscita dell’individuale dall’universale, quella lacerazione che è percorso e processo, susseguirsi di momenti e figure negantisi tra loro per via di una negazione che non elimina ma conserva tutte le tappe del percorso (negazione determinata): è la fase di concretizzazione di ciò che inizialmente era solo vagheggiato, la fatica da compiere affinché l’idea iniziale diventi concreta, è lacerazione dolorosa (per-sé). Alla fine vi è la conciliazione tra universale e particolare, tra identico e non identico, tra ideale e reale: l’idea è realizzata concretamente (in-sé e per-sé), il percorso si conclude alla luce del superamento di tutte le faticose tappe passate, salvando e conservandole come ferite cucite e rimarginate di cui però rimangono le cicatrici. Le Sardine rappresentano l’inizio di questo percorso: negano e rifiutano ciò che non vogliono più (razzismo, populismo, confini, xenofobia) avendo in sé un ideale vago di ciò che vogliono, per questo motivo dicono dei no a ciò che ben conosciamo ma che non sentiamo appartenerci più, senza però aver ben chiari i modi di realizzare concretamente un mondo e un ordine nuovo che dentro di noi è ancora al livello dell’indifferenziato.

Le Sardine in Piazza Grande a Modena (bologna.repubblica.it)

La legge del cuore e la follia della presunzione

Hegel presenta la figura della Legge del cuore e la follia della presunzione con queste parole: “La necessità è in verità nell’autocoscienza, e lo è anche per la sua nuova figura, in cui l’autocoscienza  considera se stessa come il necessario; essa sa di avere immediatamente entro di sé l’universale, ossia la legge: la quale in virtù della determinazione che la colloca immediatamente nell’essere-per-sé della coscienza, si chiama la legge del cuore. Questa figura è essenza per sé come singolarità, al modo della figura precedente; ma è arricchita della determinazione per cui questo essere-per-sé ha valore di qualcosa di necessario o d’universale.” L’autocoscienza ritrova in sé l’universale, ha l’universale dentro di sé, l’ideale, quell’indifferenziato, quell’ideale vago agognato è tutto nell’individuo senza che riesca ad uscire fuori da esso. In nome di questo ideale dentro di sé l’individuo si contrappone alla realtà effettiva in cui si trova (al suo contesto) e che vuole cambiare, deve negare e contrapporsi alla realtà che vive in nome del suo sentire, del suo ideale“A questo si contrappone una realtà effettiva; infatti nel cuore la legge è ancora solamente per sé, non si è ancora effettuata, ed è dunque, al contempo, qualcosa di altro dal concetto. In tal modo questo altro si determina come una realtà effettiva contrapposta a ciò che richiede di effettuarsi, ed è quindi la contraddizione fra la legge e la singolarità. Quella realtà effettiva è, dunque, da una parte una legge da cui l’individualità singola viene oppressa, un prepotente ordinamento del mondo che contraddice la legge del cuore; mentre dall’altra costituisce una umanità che soffre sotto quell’ordinamento, e che invece di seguire la legge del cuore è sopraffatta da una necessità estranea.” L’obiettivo è quello di superare e di negare una realtà, un contesto e dei valori che ormai non si sentono più: bisogna superare e abbattere una realtà che fa soffrire in quanto in essa non ci si riconosce più. C’è la contrapposizione tra una realtà effettiva che si vuole negare e superare e le idee nuove ma vaghe che si trovano nell’individuo, la sua volontà di cambiamento della realtà: “L’individualità è dunque orientata a levare quella necessità che contraddice la legge del cuore, così come a levare la sofferenza dovuta a tale necessità. Con ciò, l’individualità non è più la leggerezza della figura precedente, che voleva soltanto il singolo piacere, bensì è la serietà di uno scopo elevato: essa ricerca il proprio piacere nell’esibire l’eccellenza della propria essenza e nel produrre il benessere dell’umanità”. Ma cuore ed effettività non sono coincidenti, la legge del cuore trova il suo scacco per la sua incompatibilità col fare, con la messa in pratica dell’ideale, per il quale soggetto e oggetto, ideale e reale, devono coincidere, per il quale le autocoscienze devono co-implicarsi, coincidere e venirsi incontro alla luce dell’effettività ed effettualità dell’ideale. Ma questa effettività non può avere luogo perché nessuno degli individui inebriati dalla legge del proprio cuore è disposto ad uscire da sé e a rendere concreto attraverso il fare ciò che tanto agognano idealisticamente:” Infatti, secondo tale coscienza, il vero consiste nella legge del cuore; cioè in qualcosa che ha lo statuto di mera intenzione il quale, diversamente dall’ordinamento costituito, non ha saputo sostenere la luce del giorno, e che anzi, non appena viene esposto a quella luce, sprofonda. Questa sua legge dovrebbe avere realtà effettiva; qui il cuore ha come scopo e come essenza la legge in quanto effettivamente realizzata nell’ordinamento vigente; ma proprio quella realtà effettiva, cioè appunto la legge intesa come ordinamento vigente, gli risulta immediatamente piuttosto come qualcosa di nullo.” La presunzione consiste in quel non voler aderire all’oggetto, in quel non voler uscire da sé dell’individuo che non sa fare altro che vagheggiare nel suo ideale senza fornire risoluzioni concrete. Presunzione è quell’ostinato negare senza riuscire ad affermare concretamente nulla cosa che fanno oggi le Sardine e che non possono non fare perché non riescono a fare altro in questo momentoed è per questo che sono derisi e che risultano intolleranti a tutti coloro che li fronteggiano e anche a molti di quelli che non li fronteggiano.

Il ‘Viandante sul mare di nebbia’ di Friedrich, icona del Romanticismo

Sardine romantiche

Le Sardine sono intolleranti a molti, risultano un gruppo di ragazzi che parla senza conoscere, che non sa ciò che sta dicendo. Sono i paladini del politicamente corretto, giovani ingenui che non hanno idea di quali siano i ‘veri problemi della gente’ e come risolverli. Come l’autocoscienza nella figura della legge del cuore hegeliana, le Sardine vivono nell’ideale legge del proprio cuore, protestano contro la realtà che ci circonda che la nuova generazione non sente come propria: quella dei nostalgici dei confini e degli stati nazionali, quella degli agognatori dell’innalzamento di muri (veri e non) che si pensava fossero stati abbattuti per sempre, quella dell’antieuropeismo i cui propugnatori non coscienti o non memori di cosa volesse dire vivere coi confini, non si rendono conto di come sia vivere sul chi va là ogni giorno con il rischio di entrare in guerra dal momento all’altro (il secolo scorso avrebbe dovuto insegnarcelo) evidentemente vogliono tornare a giocare al gioco del chi invade più paesi e del chi si arricchisce di più attraverso le conquiste coloniali. Le Sardine, per quanto irritanti, spocchiose e presuntuose possano risultare, sono l’incarnazione di quel momento della storia, di ogni storia, in cui la presente realtà non viene sentita più come propria e si agogna un nuovo ordine ma in una maniera indeterminata, sognante e inconsapevole. E’ quel momento in cui si ha la sete di distruzione del vecchio sognando il nuovo che ha avuto luogo in ogni momento affinché la storia fluisse, cambiasse e divenisse. Il nuovo ordine mondiale nato dopo la caduta dell’Unione Sovietica e consolidatosi con la nascita dell’Unione Europea probabilmente non ha espresso a pieno ciò che è in grado di fare per l’umanità e per la convivenza pacifica tra gli uomini, tanti sono i difetti che ha lasciato trapelare, dunque tante sono le cose da aggiustare (da qui la nascita in tutto il mondo dei reazionari nostalgici della vecchia politica degli stati nazionali), le Sardine sono una sorta di grido irritante e presuntuoso, un vagheggiare sognante di quella che potrà e dovrà essere un giorno, concretamente parlando, la nuova società umana, il nuovo mondo.

 

 

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