I need somebody to love: Il bisogno di essere amati tra i Queen e Platone

Quale connessione ci può essere tra una famosa rock band inglese del ‘900 e un filosofo vissuto in Grecia migliaia di anni fa?

I Queen (www.r3m.it)

Nel ‘Simposio’ di Platone e nella celebre ‘Somebody to love’ dei Queen si trova lo stesso primordiale bisogno, ossia quello di amare e di essere amati.

Breve storia dei Queen

Prima di analizzare uno dei più grandi successi  dei Queen è necessario, però, aprire una breve parentesi sulla loro storia. I Queen sono una band inglese nata nel 1970 e costituita dal frontman Freddie Mercury, dal chitarrista Brian May, dal batterista Roger Taylor e dal bassista John Deacon (entrato a far parte del gruppo nel 1971).

Tra le loro canzoni più famose appaiono ‘Bohemian Rhapsody’ (1975), ‘We are the champions’ (1977), ‘Who wants to live forever’ (1986) e, come già detto poc’anzi, ‘Somebody to love’.

Nel 1987 Freddie scopre di essere ammalato di AIDS. Il 24 novembre del 1991 muore all’età di 45 anni. Con la morte di Freddie ha fine la straordinaria ascesa della band. Nonostante siano passati quasi trent’anni, la loro musica non smette di far emozionare gli ascoltatori e ancora oggi tantissime persone, anche tra i giovanissimi, mantengono vivo il ricordo della band e, soprattutto, dell’inimitabile Freddie.

Il logo della band (www.taringa.net)

Somebody to love

‘Somebody to love’ è contenuta nell’album ‘A day at the races’, edito nel novembre del 1976. Il brano è una ballad rock scritta dal frontman della band e presenta un uomo, probabilmente lo stesso Freddie, impegnato nel suo lavoro e afflitto dalla routine quotidiana. Egli sente il bisogno di amare qualcuno per dare un senso più profondo alla sua esistenza. Ricorre spesso nel testo l’espressione “Can anibody find me somebody to love?” (“Qualcuno può trovarmi una persona da amare?”). Quante volte ognuno di noi, dentro di sé, ha sentito lo stesso disperato bisogno? È un’esigenza insita nell’animo umano quella di sentirsi amato e di amare. Ciò non riguarda per forza l’amore tra due amanti, ma anche quel sentimento che ci può essere tra genitori e figli o tra amici.

Platone e Il Simposio

Entra qui in gioco il nostro caro vecchio Platone e troveremo una riposta alla nostra domanda iniziale.
Vediamo prima, però, velocemente chi era Platone e di cosa tratta, in generale, uno dei suoi dialoghi più famosi. Egli, figlio di Aristone e di Perictione, è stato un filosofo greco antico. Assieme al suo maestro Socrate e al suo allievo Aristotele ha posto le basi del pensiero filosofico occidentale.
Questa la trama generale del ‘Simposio’: Socrate si reca ad un simposio, ossia la seconda parte del banchetto presso gli antichi Greci e Romani, nella quale i commensali bevevano secondo la prescrizione del padrone di casa, cantavano, recitavano poesie, assistevano a intrattenimenti vari e conversavano. L’evento è organizzato dal poeta tragico Agatone per celebrare la sua vittoria alle Grandi Dionisie, celebrazione pagana in onore di Dioniso, dio del vino e dell’ebbrezza, durante la quale avevano luogo delle competizioni tra tragediografi e commediografi. Vi partecipano vari letterati e ad un certo punto ha luogo una disputa riguardo alla concezione dell’amore propria di ogni commensale. Ognuno, a turno, espone la propria opinione. L’ultimo a parlare è Socrate, che esprime la sua idea e, indirettamente, quella di Platone. Egli riporta una storia narratagli dalla sacerdotessa Diotima. Eros è descritto come un daimon, ossia come un essere a metà tra uomini e dei e che funge da intermediario tra di essi. Inoltre, come il filosofo, si trova in una posizione di mezzo tra la massima conoscenza e l’assoluta ignoranza.

Platone (it.wikipedia.org)

Il mito dell’androgino

Il quarto commensale ad intervenire durante la disputa è Aristofane, un famoso commediografo, che racconta il ‘mito dell’androgino’ ed è qui che entra in gioco l’idea dell’amore come esigenza, con un’accezione simile a quella che ritroveremo nei Queen molti anni più tardi. Questo il suo contenuto in breve: “Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, costituiti da due dei cosiddetti ‘esseri umani’. Erano suddivisi in tre generi, ossia maschile (formato da due uomini), femminile (formato da due donne) e androgino (formato da un uomo e da una donna). Ma Zeus, preoccupato che potessero rivelarsi troppo potenti, li divise in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione”. L’amore viene descritto, dunque, come un’esigenza e la volontà di trovare un amante come il desiderio di colmare un vuoto, non eliminabile in nessun altro modo.

Androgino (gemmav58.com)

Periodi diversi, medesime esigenze

Come si può spiegare questa affinità di pensiero tra degli individui  vissuti a distanza di moltissimi anni? Si può comprendere tutto ciò considerando che, sebbene il contesto storico e le abitudini possano cambiare, le esigenze umane rimangano sostanzialmente le stesse. Per quanto l’uomo si possa evolvere, egli avrà sempre bisogno di soddisfare le sue esigenze naturali: respirare, bere, cibarsi e, per l’appunto, amare ed essere amato. L’essere umano ha un bisogno disperato di essere riconosciuto dall’ ‘altro’. Senza l’amore egli percepisce la sua esistenza come priva di senso e nulla, nemmeno la più moderna delle tecnologie, potrà cambiare mai tutto questo.

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