I ministri leghisti invocano la democrazia: il “potere del popolo” tra Kant e Marx

Claudio Durigon: “È un appello ai senatori a non votare questo mercificio”. Così il politico leghista interviene a riguardo della crisi di governo e del sempre più vicino accordo tra il Movimento 5 Stelle e il PD.

È ormai da una settimana che, di fronte a questo “fantasma” del governo giallo-rosso, i ministri legisti invocano il voto e l’opinione dei cittadini come unici giudici del loro destino: ma è giusto che il popolo abbia tale potere?

Il cambio di rotta giallo-rosso

Di sicuro non è difficile comprendere perchè tale presunto nuovo governo venga bollato da molti come “mercificio”: il cambio di rotta del partito pentastellato da un governo assieme alla Lega a uno con il PD, trova le sue motivazioni nella consapevolezza di quella che è ad oggi l’opinione politica del popolo italiano.
Dalla stessa consapevolezza viene invece la richiesta, più volte reiterata dal ministro Salvini, di un ritorno alle urne: in particolar modo a motivare le richieste leghiste in merito vi sono i risultati delle relativamente recenti elezioni europee, che manifestano una precisa e salda posizione dell’opinione pubblica a favore della Lega.
I principi a cui Salvini si appella sono quelli della democrazia: spesso elogiata, a buona ragione, come simbolo ed emblema della costituzione italiana, basata sulla sovranità popolare che in tale forma di governo trova la sua massima espressione.
La democrazia tuttavia non può essere considerata la forma perfetta di potere: essa ha le sue lacune e i suoi difetti, i quali tuttavia sono stati ritenuti essere minori rispetto a tutte le altre forme di governo.
Questo processo di valutazione si è protratto tramite un dibattito che attraversa tutta la storia: per esaminare tale scontro di idee possiamo rifarci a due posizioni opposte riguardo la democrazia, quella di Immanuel Kant e quella di Karl Marx.

La costituzione repubblicana in Kant

Kant tratta di filosofia politica principalmente nel trattato “Sulla Pace Perpetua”, in cui porta avanti un’idea di costituzione che deve essere rigorosamente repubblicana e di conseguenza basata su tre piedistalli: innanzitutto sulla libertà dei membri della società; poi sulla dipendenza di tutti da un’unica legislazione e infine sull’uguaglianza di tutti i cittadini.
Tale costituzione è considerata fondamentale per l’obiettivo che il trattato si pone, ovvero quello della pace: in tale forma di governo, infatti, sarà necessario l’assenso dei cittadini per l’intervento in guerra; in tale modo i sudditi, sapendo che toccherà a loro rischiare la vita nelle battaglie, non sceglieranno mai l’entrata in guerra, preservando così la pace.
Date queste premesse la posizione kantiana sembrerebbe ampiamente a favore della democrazia, ma così non è: è necessario innanzitutto differenziare tra la nostra democrazia, oramai saldamente rappresentativa, e quella che invece Kant teneva a mente. Quest’ultima è infatti affrontata nel suo senso più letterale, ovvero come totale attribuzione del potere al popolo: tale forma di governo, secondo Kant, va contro il principio di libertà, fondamentale nella costituzione repubblicana, in quanto nel momento in cui è il popolo a decidere è normale che si manifesti, nel momento della decisione, una maggioranza, vincitrice, e una minoranza, perdente.
In tale modo la democrazia, autodefinitasi “potere di tutti”, finisce per contraddirsi diventando potere di alcuni e repressione di altri.
Così l’unico tipo di potere che renda possibile una costituzione repubblicana, è uno in cui sia presente una rappresentanza che eviti il potere di carattere dispotico e violento che invece proverrebbe da un esercizio diretto del potere da parte dei cittadini.

Le due anime di Marx

Posizione totalmente opposta è quella presente in Karl Marx, teorizzatore nei suoi scritti di quella che possiamo chiamare una “democrazia socialista”.
Sebbene Marx non delinei particolarmente le caratteristiche della società finale a cui il suo progetto punta, è meticoloso invece nella spiegazione di quali siano i passi da seguire per la caduta del capitalismo e l’ascesa della classe proletaria.
Marx tuttavia non è univoco nella sua opinione riguardo al modo con cui la conquista del potere dovrà essere attuata: in alcuni passi infatti lo si trova critico verso la possibilità di conseguire un potere politico attraverso la democrazia rappresentativa, i rappresentanti infatti continuerebbero a parteggiare per la borghesia capitalista, tagliando fuori ancora una volta la parte più povera e senza capitale della società; in altri punti invece Marx trova nel modello dell’Inghilterra una forma rappresentativa che permette al proletariato di salire indirettamente al potere, in quanto costituente il 90% della popolazione del Paese.
In Marx sussistono dunque due anime: una rivoluzionaria, che punta alla totale caduta del sistema, e una più riformista, che mira invece a infiltrarsi nel sistema in modo da controllarlo dal suo interno. È tuttavia saggio dire che, col senno di poi, ad aver avuto la meglio è stata la sua opinione rivoluzionaria che ha influenzato i secoli che seguirono la sua opera filosofica.

Le posizioni dei filosofi sono dunque discordanti tra loro, con Kant che ripudia totalmente la democrazia diretta e invece Marx che ne fa, intendendola letteralmente come “potere del popolo”, uno dei modi più importanti ed efficaci per l’acquisizione del potere. Si vede ora, alla luce di queste riflessioni, quello che sta succedendo all’interno del governo italiano: da una parte si ha un futuro governo che, consapevole della sua impopolarità, evita di tornare alle urne negando il potere che spetta al popolo; dall’ altra invece abbiamo la Lega che, forte della sua maggioranza, farebbe di tutto per far esercitare ai cittadini il loro diritto a governare, rimanendo così al potere; insomma tutto si risolve, come sempre, in una corsa ai personali interessi: sta poi alla singola persona decidere chi stia attuando tale ricerca nel modo migliore.

 

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