I 5 equivoci più comuni della dottrina di Nietzsche

Del panorama filosofico, Nietzsche rappresenta senza dubbio uno dei più riconosciuti pensatori della scena. Tuttavia, come spesso succede con i pensatori eccelsi, molti ne parlano senza avere letto le loro opere, traducendo la dottrina in luoghi comuni talvolta fuorvianti!

Da “I malpensanti”, Nietzsche, il poeta. Idilli di Messina e Ditirambi di Dioniso
Simone Germini Maggio 4, 2018

Si dica chiaro e tondo: non esiste nulla di più fastidioso, in termini di studio, di parlare “per sentito dire”. Questo accade spesso a chi si interessa minimamente ai temi filosofici e, il rischio di rendere spicciolo ciò che non è, si trova sempre dietro l’angolo. Nietzsche è l’autore per eccellenza che, ahimè, viene modificato come se fosse materia plastica offerta ad un pubblico pronto a utilizzarlo a piacere. Ecco, a proposito di ciò, i cinque equivoci più comuni del pensiero nietzscheano.

Fonte. Roma, UniCusano, “AFORISMI DI NIETZSCHE: ECCO I PIÙ BELLI DA CONOSCERE”,
23 GIUGNO 2018.

 

LA MORTE DI DIO

“Dio è morto”, affermò Nietzsche in “Also sprach Zarathustra”. Che si apra il cielo: mai nessuna frase fu così equivocata come questa. Bisogna innanzitutto entrare nell’ottica secondo la quale Nietzsche era, a tutti gli effetti, avversario di Hegel e di ogni tentativo di trovare un fondamento ultimo delle cose. La morte di Dio non significa che Dio non esista né che qualche “allievo” di Lucifero si sia sognato la cavalcata in Paradiso per sgominare il Padre della Cristianità. Quest’espressione si riferisce al fatto che è vano ogni tentativo di assolutezza, ogni pretesa di totalità, ogni senso e ogni morale!

L’ETERNO RITORNO DELL’UGUALE

Questo concetto ha subito dei mutamenti davvero terribili, soprattutto nei vari tentativi di riproporlo cinematograficamente. Riprendiamo il tema della totalità priva di senso. Secondo Nietzsche la volontà di verità deriva da un bisogno primordiale di sicurezza e stabilità da parte (e per) l’uomo. La temporalità, secondo Nietzsche, non è più in linea retta puntando alla meta post-mortem (tradizione platonico-cristiana), bensì circolare:  non essendoci una verità in sé, non c’è nessun senso oggettivo delle cose. Non essendovi oggettività, tutto è uguale a tutto in una circolarità del tutto priva di significato e… infinita.

IL SUPERUOMO

Si dica immediatamente: il Super-uomo non è un supereroe. Andrebbe tradotto con “Oltre-uomo” per essere più vicini alla lingua tedesca, ma si può chiudere un occhio. In soldoni, non si allude a nessun potere fuori dall’ordinario, ma è in stretta connessione con il concetto nietzscheano di volontà: il super-uomo è quell’essere umano che non è più debole da credere che esistano verità assolute. Nietsche, in questo luogo, si scaglia contro tutti i metafisici, dei quali Schopenhauer è l’ultimo rappresentante.

IL NICHILISMO

La parola “nichilismo” è polisemica. Non si spendano troppe parole sull’attività e sulla passività del concetto per non mettere troppa carne al fuoco. Il breve inciso andrà a vertere solo sulle linee generali del significato attribuito da Nietzsche. Certamente, nichilismo non ha nulla a vedere con psicologismi riferibili a malessere, empietà… (sì, alcuni hanno addirittura avuto il coraggio di individuare il nichilismo nietzschano nelle crisi adolescenziali). Insomma, di tutti i colori anche parlando di ciò, quando in realtà il nichilista non è altro che un nostalgico… colui che si dispera rimpiangendo la vecchia metafisica. Dal punto di vista del filosofo tedesco, il nichilista è un debole e rappresenta in toto il concetto di “Dekadenz“.

NON CI SONO FATTI, MA SOLO INTERPETAZIONI

L’ultima espressione presa in analisi bisogna intenderla nella sua radicalità: tutto è interpretazione. Ciò che si vede, si dice, si pensa è sempre esito di interpretazioni di interpretazioni, di interpretazioni… esito che porta al cosiddetto “prospettivismo radicale”. Non vi è un fondo stabile nell’operazione ermeneutica. L’equivoco maggiore è pensare che esista un’interpretazione ultima. Non esiste nessuna scala gerarchica di valori nel circolo infinito: “Tutto è soggettivo.” Ma si noti bene, anche quest’ultima è un’interpretazione.

Cercando di sgominare le ombre funeste delle scorrette interpretazioni del pensiero nietzscheano, ci si augura che questo breve articolo possa schiarire ogni sorta di annebbiamento causato dalle troppe, e dico troppe, opinioni sull’autore in merito. Che sia un invito a destreggiarsi al meglio nel labirinto della dòxa che logora questa contemporaneità, colpevole di voler sapere tutto… sapendo nulla.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: