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Homer Simpson come Gioacchino da Fiore: conosciamo il Millenarismo profetico e la fine del mondo

Homer Simpson come Gioacchino da Fiore: conosciamo il Millenarismo profetico e la fine del mondo

Homer Simpson che prevede l’Apocalisse ci ricorda da vicino il Millenarismo medievale, in particolare quello di Gioacchino da Fiore.

Dopo 31 anni di attività, le avventure della strampalata famiglia gialla hanno toccato infiniti temi. Da qui, la convinzione che i Simpson prevedano il futuro. Ma cosa succede quando la profezia è il tema centrale di un episodio?

PREVEDERE IL FUTURO È IL PASSATEMPO PREFERITO DE I SIMPSON

Si sa. I Simpson hanno previsto tutto. Ormai la loro chiaroveggenza è proverbiale. Ogni evento che accade nella realtà sembra essere stato predetto dalla sit-com ideata da Groening. Che sia verità, finzione o semplicemente il fatto che la famiglia gialla più amata d’America abbia raccontato qualsiasi cosa, in effetti spesso le coincidenze sono incredibili.

Ma cosa succede quando la predizione non è accidentale, ma l’elemento centrale di un episodio?

Ebbene, è questa la trama di una delle puntate più celebri della serie: Apocalisse o non Apocalisse. 

Diversamente dal solito, la narrazione corale lascia il posto a un focus sulla figura di Homer, il quale si trova improvvisamente a rivestire il ruolo di profeta in Patria.

Colpito da un film sull’Apocalisse, infatti, calcolerà la data precisa dell’Armageddon, scoprendo con orrore la sua scadenza ravvicinata. Dopo aver convinto i concittadini a seguirlo sulla montagna dell’Assunzione, il tutto si rivela essere un errore e Homer viene sbeffeggiato. Tuttavia, il nostro imbranato protagonista ha sbagliato solo di pochi giorni. Ma ormai è troppo tardi. Nessuno gli crede più, nemmeno la famiglia. Così si trova da solo in Paradiso, mentre vede Springfield precipitare in un lago di lava. Possibile finisca così male? In effetti non ci interessa.

Quello che vogliamo evidenziare è come ci sia stato un tempo in cui si trovavano Homer apocalittici a ogni passo. Diverse teorie, ma stesso risultato: l’annuncio della fine del mondo e la preparazione dell’umanità al Giudizio finale.

In gergo tecnico: il Millenarismo.

 

 

GIOACCHINO DA FIORE: PREPARARSI A UNA NUOVA ERA

Analizziamo intanto il termine: Millenarismo.  

Con esso, si intende quelle scuole di pensiero in bilico tra filosofia e teologia che prevedono un percorso di preparazione verso un evento finale epocale. Molto spesso esso coincide con la fine del mondo, ma può anche assumere le vesti di un ribaltamento socio-politico cruciale.

È ovvio che l’etimologia derivi da mille, ma potrebbe non essere così scontata. Non ha nulla a che fare, infatti, con le cosiddette superstizioni medievali dell’anno Mille. Peraltro superstizioni sempre meno accreditate dagli storici.

No. Il mille a cui si fa riferimento è una citazione biblica. Nell’Apocalisse di Giovanni, infatti, si parla di un angelo che incatenerà la Bestia per mille anni nell’abisso. Trascorsi questi anni, Satana tornerà sulla Terra per essere definitivamente sconfitto da Cristo.

Ora, le interpretazioni sono due. Il nodo centrale è quando far iniziare questi mille anni. Devono ancora arrivare, o già ci siamo dentro?

Ebbene nel Medioevo si imporrà la seconda versione, complice anche il fatto che sia stata formulata da Sant’Agostino. Secondo il vescovo di Ippona, infatti, i mille anni di detenzione di Satana sono iniziati al momento dell’Incarnazione. Facendo due calcoli, la scontro decisivo e la fine del mondo cadono proprio al centro del Medioevo.

È in questa compagine che si sviluppa il pensiero di Gioacchino da Fiore.

Nel pensiero del teologo e abate francescano, la fine del mondo è interpretata in modo diverso dall’Apocalisse come viene tramandata. Infatti, egli teorizza l’imminente inizio di una Terza Età, quella dello Spirito Santo. Caratteristica fondamentale è il rinnovamento spirituale e la liberazione dalle incertezze del presente. Un ritorno al Vangelo più puro, contro la corruzione e la degenerazione della Chiesa.

A differenza di Agostino, infatti, Gioacchino intende i mille anni come l’inizio di un periodo di pace, in cui Cristo abiterà la Terra.

Occorre dunque preparasi a riceverlo, attraverso una vita comunitaria ascetica e aderente al Vangelo.

IL MILLENARISMO OGGI: RISVEGLIARE LA PROPRIA VITA

Il Millenarismo non è scomparso, tutt’altro.

Certo, non ha più la forma di una volta. Per quanto possa essere affascinante, sarà molto difficile incontrare schiere di spirituali a piedi nudi, coperti di juta che invocano l’Apocalisse e intimano il pentimento. O meglio, esistono ancora forme così estreme, a volte portate alla ribalta dai social media, ma sono pochi a dare loro credito.

Al contrario, esistono forme di Millenarismo ancora ben presenti nella nostra società, supportate dai mass media e dalla cultura pop. Forme di spettacolarizzazione di presunte predizioni sulla fine del mondo che assumono carattere mondiale.

Basti pensare, per esempio, all’isteria prodotta dalla profezia dei Maya sul 2012. Sono passati quasi dieci anni da quel giorno finale e la Terra continua a girare. Eppure è innegabile che quella sia stata una forma di Millenarismo, su scala planetaria. Non importa che nessuno credesse effettivamente in quell’evento in sé. Importa ciò che ha prodotto. Ovvero, una domanda sulla nostra condizione umana e sul nostro futuro. Nessuno si aspettava di morire, ma la domanda ricorrente era: “ok, non succede, ma se fosse, cosa faresti?”

È proprio questo il senso del Millenarismo, così come ricorre in Gioacchino da Fiore ma anche nel disperato tentativo di Homer di salvare la sua città. Non la paura della fine in sé, ma l’esigenza di prepararsi a questo evento. Mettere a posto la propria vita.

Probabilmente è questo il motivo per cui queste profezie affascinano anche l’uomo secolarizzato contemporaneo, perché ci mostrano come forse stiamo spendendo male le nostre vite, in modo incompleto.

Lo scopo del Millenarismo è quello di invitare a vivere una vita piena. Così che quando finirà, non esclameremo un d’oh! come Homer, ma un ciucciami il calzino, come Bart. Meglio, no?

 

 

 

 

 

 

 

 

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