Il Superuovo

Poi potrai rimettere le ali: quello che Montale dedicò alla Fracci dopo la maternità

Poi potrai rimettere le ali: quello che Montale dedicò alla Fracci dopo la maternità

L’étoile milanese ci insegna che i nostri sogni, se coltivati, possono diventare realtà.

È una dedica originale quella del poeta Montale a Carla Fracci: all’indomani della sua maternità decide di comporre per lei una poesia. In questa emerge tutta la forza della ballerina e, più in generale, quella delle donne di tutto il mondo all’indomani del parto.

Carla Fracci, la Stella della danza

Celebrata nel NewYork Time con l’appellativo di “ballerina assoluta”, Carla Fracci nasce nell’agosto 1936 a Milano, proprio dove si è spenta lo scorso 27 maggio. A soli dieci anni inizia a studiare alla Scuola di danza del Teatro alla Scala, a Verona, dove incontra la celebre coreografa russa Vera Volkova e altre grandi personalità. Inizialmente, considerata anche la giovane età, non comprende lo scopo dell’immenso sforzo fisico necessario per la professione di ballerina e nemmeno il senso della continua ripetizione di passi ed esercizi. Il momento in cui acquisisce consapevolezza ed entusiasmo è quando ha la fortuna di assistere a La bella addormentata interpretata da Margot Fontayne, prima ballerina del Royal Ballet londinese. È in questa circostanza che tutto sembrò avere un senso: la sbarra, il solfeggio, gli esercizi al centro. Prosegue così la sua formazione artistica partecipando a stage a Londra, Parigi e New York e facendo parte di numerose compagnie straniere. Ben presto il suo nome acquista così notorietà non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Giselle e il ballo romantico

Leggera come una piuma nonostante l’immenso sforzo fisico, con il suo lirismo tragico si fa immensa interprete di ruoli romantici come Giulietta, La Syohilide, Francesca da Rimini e Giselle. Il ruolo di Giselle, in particolare, sembra essere cucito per lei su misura. Con il suo leggero tutù l’ha interpretato in maniera incredibile, dandone allo stesso tempo una forte interpretazione moderna e personale.
Considerato il balletto romantico per eccellenza, Giselle nasce dall’idea di Theophile Guatier, scrittore francese dell’Ottocento. Lo scritto viene in un secondo momento musicato dal francese Adolphe Charles Adam. Il balletto si compone in due atti: il primo narra la vicenda di Giselle, giovane contadina amante del ballo che si innamora del principe di Slesia, che si presenta a lei sotto mentite spoglie. Inizialmente la fanciulla riceve da questo numerose attenzioni e se ne innamora. In un momento successivo scopre però la sua vera natura di principe e, accortasi di essere stata presa in giro, muore di dolore davanti agli occhi straziati della madre. Nel secondo atto lo spirito della giovane deceduta decide di salvare dalla morte il principe Albrecht, nonostante sia indirettamente il suo carnefice. L’opera si conclude con il salvataggio del giovane grazie a Giselle e il dolore di quest’ultimo davanti alla sepoltura della giovane.

L’amicizia con Montale e La ballerina stanca

Se le ballerine di oggi hanno libertà davanti alla possibilità di diventare mamme, ai tempi di Carla Fracci (e dunque fino a non molti anni fa) non lo era affatto: si pensava che questo avrebbe irrimediabilmente compromesso la carriera dell’étoile. Carla Fracci si può considerare, in questo senso, una pioniera. Proprio in occasione della nascita del figlio Francesco, nel 1969, Eugenio Montale decise di comporre per lei la poesia La danzatrice stanca, inserita nella raccolta “Diario del ’71 e del ’72”. In quegli anni Montale frequentava il Teatro della Scala per recensire balletti e questo gli aveva consentito di assistere ai progressi della ballerina e di conoscerla di persona. Tra i due nacque così un rapporto di amicizia e stima reciproca.
Il poeta racconta nella sua lirica come al ritorno della ballerina sul palco tutti si accorgeranno della sua magia in quanto, senza di lei, i balletti perdono la loro immensa bellezza e sembrano addirittura nivei défilés di morte (sfilate di corpi inanimati). Solo con la sua presenza torna a rifiorir la rosa: i balletti torneranno ad essere leggeri e “profumati” proprio come un fiore. Nello spiegare questo concetto ben si addice la metafora delle ali, che ci permette di immaginarla davanti a noi come una figura leggerissima che presto tornerà a ballare dopo essere diventata mamma:

Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga.

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