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Le maledizioni senza perdono di Harry Potter hanno un corrispettivo a Roma: le defixiones

Le maledizioni senza perdono di Harry Potter hanno un corrispettivo a Roma: le defixiones

La saga di Harry Potter ha presentato ai lettori tantissimi incantesimi, di cui alcuni terribili, come le maledizioni senza perdono. Nell’antica Roma, con le dovute distanze, c’era qualcosa di simile.

Le defixiones sono vere e proprie maledizioni che, come quelle senza perdono in Harry Potter, erano punite severamente e per nulla tollerata dalla comunità.

Cosa sono le maledizioni senza perdono?

Questi incantesimi, molto difficili e tra i più pericolosi, appaiono negli ultimi libri della saga, quando inizia ad affacciarsi definitivamente il ritorno dell’oscuro signore, Voldemort. Le maledizioni senza perdono hanno questo nome perché i loro effetti devastanti sono tali da non far meritare a chi li lancia alcuna possibilità di appello, anzi, chi colto sul fatto, viene immediatamente condannato alla reclusione di Azkaban, una sorta di centro di massima sicurezza per maghi malvagi. Si tratta di tre incantesimi: il primo è la maledizione “Imperius”, dal latino comando, che permette a chi la scaglia di comandare il suo bersaglio, obbligandolo a fare qualsiasi cosa egli desideri. La seconda è la maledizione “Cruciatus”, dal latino tormentare, proprio perché chi ne viene colpito è sottoposto a lancinanti dolori, paragonabili a quelli di una tortura. Infine, la terza e la più terribile è la maledizione “Avada Kedavra”, formula che deriva dall’aramaico “sparisci così come questa parola”. Questa maledizione, forse la più celebre della saga, permette di uccidere istantaneamente il bersaglio.

Un esempio di defixio

Cosa sono le defixiones?

Anche nel mondo della Roma antica esistevano le maledizioni. Certamente non avevano gli stessi effetti di quelle viste in Harry Potter, ma erano similarmente condannate, anzi in maniera più severa. Le defixiones erano delle piccole lamine in piombo su cui uno stregone, su richiesta di un committente, inscriveva una maledizione contro avversari in amore, politica o al gioco. Queste laminette poi, ripiegate più volte e trafitte da un chiodo, dovevano essere affidate agli dei inferi. Per questo motivo venivano introdotte furtivamente nelle sepolture oppure gettate nei corsi d’acqua. Questa pratica era molto diffusa e ne parla addirittura Tacito in diversi passi dei suoi Annali. Ciononostante erano anche severamente vietate dalla legge e le pene erano molto severe: a seconda della condizione sociale del reo, la pena prevista era la decapitazione, la crocifissione o essere dati in pasto alle belve.

Il linguaggio delle defixiones

In queste maledizioni erano sempre indicati il nome della persona da colpire, spesso con il patronimico o addirittura il matronimico, per rendere la più precisa possibile l’indicazione del bersaglio. Interessanti poi le formule che si usano per chiedere l’azione degli dei inferi, ossia i verbi occidere (uccidere), vulnerare (ferire) e cruciare (torturare), termine che ricorre proprio i Harry Potter nella maledizione “Cruciatus”. Così come nella saga ideata da J.K. Rowling esistono contromaledizioni per proteggersi dai maghi malvagi, anche nel folklore della Roma antica esistevano delle protezioni contro le defixiones. Si trattava dei phylakteria, striscioline di papiro recanti formule di invocazione alle divinità, arrotolate e da portare al collo.

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