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“Ho scelto la vita”: il nuovo libro di Liliana Segre scritto tenendo per mano Sartre

Liliana Segre, all’età di novant’anni, pubblicherà il 30 ottobre 2020 “Ho scelto la vita” : un libro scritto pensando ai giovani, a quelli di oggi ma soprattutto a quelli di domani che non avranno la possibilità di sentire dal vivo le testimonianze di un male che non va dimenticato.

“La mia ultima testimonianza pubblica sulla Shoah” è il sottotitolo di un libro che diventerà storico sedendosi al fianco di grandi opere come “L’ antisemitismo” di Jean-Paul Sartre.
Liliana Segre grida sottovoce “Io provo ancora speranza”, lasciando tutti disarmati di fronte a tanta forza, scrive questo libro non per essere ricordata come la vittima numero 75190, cifre ancore vive sulla sua pelle, ma affinché la storia non vada perduta.

 

Il peso immenso delle parole

 

Non é un caso se viene scelta dalla senatrice a vita, Liliana Segre, la parola Shoah al posto di “Olocausto”, mai come in questo caso è di fondamentale importanza l’etimologia di una parola, Shoah in ebraico significa ‘Grande rovina’, “Olocausto” ha invece un senso improprio: indica un tipo di sacrificio animale in cui la vittima veniva bruciata interamente; il fatto di indicare una tragedia di immane grandezza con un termine di natura religiosa potrebbe, in qualche modo, affermare che l’azione dei nazisti è stata una sorta di sacrificio purificatorio portando ad aderire, inconsapevolmente, al loro punto di vista. Questi ritenevano infatti che la purificazione della stirpe umana, da un’impurità, fosse un atto che aveva una valenza spirituale e religiosa.

 

 

“Gli ebrei sono la nostra disgrazia”

La tesi di Jean-Paul Sartre sostiene che il nazismo non sia nato dal nulla, tanto meno da un’ intromissione del diavolo nelle vicende umane, come per anni si è creduto, il razzismo antisemita è una posizione culturale diffusa in Germania, ma in generale in Europa, da secoli trasmessa di padre in figlio, dai libri, dalle Chiese.
“Gli ebrei sono la nostra disgrazia”, una frase che arpeggiava sulla bocca di tutti, molto prima anche della sola nascita di Hitler, riassumeva secoli di creazione di un clima culturale violentemente antisemita.

L’antisemitismo, infatti, non nasce con Hitler e neppure l’idea che la soluzione per la “Questione ebraica” dovesse essere risolta con il totale annientamento fisico di tutti gli ebrei, Hitler ha attuato un’idea già esistente.

 

La “Questione ebraica”: una terminologia da debellare

QUESTIONE EBRAICA: la nascita di termini che apparentemente descrivendo una situazione ne danno in realtà un’affermazione, dichiarando la presenza di una questione si ammette la sua esistenza; è il primo passo di una politica di persecuzione. Dal momento in cui esiste una questione bisogna trovare una soluzione, in Germania, e in tanti altri paesi, la soluzione finale adottata è stata quella eliminazionista.

La presenza di una questione scaturisce una necessità impellente nel risolverla al punto da attribuirle un’importanza tale da diventare un problema politico di prima grandezza, questo getta già le basi per una “soluzione”.

Il primo passo si rivela essere l’esasperazione di una presunta situazione problematica: una volta che si attesta nel cervello delle persone la presenza di un problema restano solo alternative su come risolverlo. Analizzando il contesto storico però affermare che ci fosse un problema, ad esempio, nella Germania del 1870 era puro delirio, era un paese ricco, solido.
E’ incredibile osservare invece come persino per gli ebrei stessi ci fosse la convinzione dell’esistenza di un “Problema ebraico”.

Karl Marx, ebreo, scrive un libro intitolato: “La questione ebraica”, è evidente come le radici di una trasmissione culturale di odio, in questo caso del razzismo, siano  diventate forti, potenti al punto di aver assunto le sembianze di una verità assoluta.

Citando uno scritto americano che scriveva: “Non esiste un problema nero negli Stati Uniti esiste solo un problema bianco” così Sartre afferma: “Non esiste un problema ebraico esiste un problema antisemita“.

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