Il Superuovo

Hegel e Thoreau vincono agli Oscar: la filosofia dietro “Nomadland”, il miglior film dell’anno

Hegel e Thoreau vincono agli Oscar: la filosofia dietro “Nomadland”, il miglior film dell’anno

 

La dialettica servo-signore di Hegel e l’ecologia di Thoreau riecheggiano nel miglior film dell’anno: Nomadland.

Nomadland trionfa agli Oscar 2021, portando sulla scena lo spaccato di un’America poco conosciuta e lontana dalle immagini patinate. La protagonista Fern è destinata a unirsi alla lista degli eroi on the road, da Kerouac a Into the wild.

UNA PELLICOLA CHE RACCONTA GLI EMARGINATI CONQUISTA GLI OSCAR

Gli Oscar 2021 sono stati un’ edizione storica e surreale. Ritardata a fine aprile rispetto al classico periodo di fine febbraio-marzo a causa dell’emergenza sanitaria, la notte più glamour dell’anno si è svolta sottotono, più simile a una rimpatriata di star che a un evento di portata mondiale. Tuttavia, la gara non si è fermata e ha decretato i suoi vincitori. Nomadland si aggiudica tre tra i premi più importanti: migliore attrice, miglior regista e miglior film.

La pellicola è un romanzato film d’inchiesta, nato dall’omonimo libro della giornalista Jessica Bruder. In esso si racconta la vita ai limiti della società di migliaia di americani, cui la Grande Recessione ha costretto a vivere come nomadi. Nell’inchiesta, la Bruder sottolinea il senso di precarietà di tali vite e la ricerca di lavori saltuari a tempo estremamente determinato. Piccoli tappabuchi per prepararsi a un nuovo viaggio. Ma non solo. La giornalista non esista a puntare il dito contro quelle grandi multinazionali che approfittano la disperazione degli individui per sfruttarli lavorativamente. Prima fra tutte, il colosso dello shopping online, Amazon.

Il film di Chloé Zhao in realtà opta per una linea più politically correct evitando, secondo la dichiarazione della stessa regista, il confronto frontale con Amazon e impostando la pellicola sui rapporti umani e il rapporto simbiotico con la natura.

Tutto ciò incarnato da Fern, interpretata da una magistrale Frances McDormand. La donna, dopo aver perso il marito e il lavoro, decide di lasciare il Nevada e intraprendere la vita nomade, intessendo rapporti autentici con chi condivide la stessa esistenza.

Un film e un libro che raccontano la vita degli ultimi, i quali vivono al confine di una società che li sfrutta e trovano conforto nella strada e nella natura.

Un messaggio profondo che sembra strizzare l’occhio tanto a Hegel quanto a Thoreau.

 

LA DIALETTICA SERVO-SIGNORE IN HEGEL: RICONOSCERSI MOTORI DELLA SOCIETÀ

Nella Fenomenologia dello Spirito Hegel racconta il lungo percorso che porta la coscienza individuale a riconoscersi come Spirito Assoluto, ciò che sottende, anima e si dispiega in tutta la realtà. O meglio, la realtà stessa.

Hegel presenta alcune figure emblematiche, attraverso cui cala nei processi storici i diversi momenti di consapevolezza della coscienza. Una delle più famose è la dialettica servo-signore. Tale dialettica indica il rapporto di scontro tra due Autocoscienze, attraverso cui l’una finisce di prevalere sull’altra.

Tralasciando il significato logico-concettuale, molto complesso e non pertinente al momento, soffermiamoci sul significato storico.

Nel rapporto servo-signore, il signore vanta un’evidente condizione di superiorità nei confronti del proprio servo, perché ne dispone la vita e la morte. Tuttavia è una superiorità solo apparente. Il signore è in grado di vivere solo grazie al servo. Senza i suoi servigi, infatti, egli non sarebbe in grado di trovare il proprio sostentamento. Il signore si riconosce come servo. Ciò non vuol dire che i ruoli si ribaltino. Ma, in pieno spirito hegeliano, si amalgamano e si superano: il signore comprende che il proprio potere sarebbe impossibile senza il servo; il servo si riconosce come motore e sostentamento del signore. Da essere mero strumento, diventa protagonista attivo.

È questo il punto che denuncia il film, ma ancora di più il libro: è necessario un ribaltamento della prospettiva, al fine di includere gli emarginati. Un cambio di mentalità non solo dall’alto verso il basso, ma soprattutto dal basso verso l’alto: occorre che gli ultimi si riconoscano come motore indispensabile dell’economia e della società affinché assumano quella coscienza necessaria a lottare per i propri diritti.

VIVERE IN SIMBIOSI CON LA NATURA: L’ECOLOGIA DI THOREAU

Altro tema centrale di Nomandland è il rapporto con la natura. Una simbiosi che salva e che si avvicina moltissimo alla concezione del filosofo Thoreau.

Nella metà dell’Ottocento, infatti, si sviluppa il pensiero dello statunitense, considerato un vero e proprio caposaldo ante litteram dell’ecologismo. Nella sua opera più celebre Walden ovvero Vita nei boschi, Thoreau amalgama i due principi fondamentali del suo pensiero: la disobbedienza civile e il rapporto con la natura.

Il messaggio è chiaro: la società moderna, guidata dall’economia e non più dalla relazione personale, ha costruito una realtà schematica e inautentica. In questo modo, anche l’uomo conduce una vita che non gli è propria, un’esistenza che gli è aliena e che lo allontana da se stesso e dagli altri.

La soluzione di Thoreau prevede una scelta coraggiosa ma necessaria: disobbedire alla società e tornare alla natura. Rifiutare gli schemi e la ripetitività sterile delle convenzioni sociali ed economiche per riabbracciare quella che è la vera e unica fonte di benessere dell’uomo, il rapporto simbiotico con la natura.

In fondo, è proprio il messaggio che traspare dalla pellicola. Quando Fern intraprende il suo viaggio di liberazione da una società che la rifiuta, sperimenta una vita autentica e profonda, in cui nessuno sembra morire mai. Non c’è oggi né domani, ma solo la natura e la strada, che tutto assorbe.

Ho conosciuto centinaia di persone qui. E io non dico mai addio per sempre, dico solo: ci vediamo lungo la strada.

 

 

 

 

 

 

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