Harry Potter e l’eugenetica: il mondo dei maghi è razzista?

Un fatto che forse passa in sordina collega il bestseller fantasy a una considerevole quantità di teorie scientifiche che trovano riscontri nella storia e nella letteratura.

L’eugenetica prevede di influenzare direttamente o indirettamente il patrimonio genetico di una persona e addirittura di un’intera popolazione

Io sono il principe mezzosangue dice Severus Piton a Harry Potter sul finire del sesto libro della saga di J.K. Rowling. Ma cosa vuol dire mezzosangue? Il concetto è più complicato di quanto sembri e può essere confrontato con una delle branche filosofico-scientifiche che hanno spopolato maggiormente nel XIX secolo e nei primi decenni di quello seguente.

Francis Galton (1822-1911) considerato il primo ideatore dell’eugenetica moderna

Che cos’è l’eugenetica?

Dal greco eu+ghenos, “buona stirpe”, l’eugenetica indica un insieme di procedure e di teorie finalizzate a mantenere la qualità del patrimonio genetico di una popolazione. Nel corso della storia le pratiche eugenetiche si possono già trovare nella città greca di Sparta, dove la classe sociale più elevata, i cosiddetti Spartiati, faceva sposare tra di loro i relativi discendenti di modo da mantenere una dinastia di cittadini puri, valorosi e autoctoni fino al midollo. Non era dunque permesso sposare o fare dei figli con persone di rango inferiore e se un neonato un bambino non possedeva i canoni di virtù fisica o mentale adatti veniva ucciso in una vera e propria selezione brutale dei figli. Già a Sparta dunque si potevano riscontrare i due rami in cui si divide l’eugenetica moderna, ovvero quella positiva e quella negativa. Quella positiva (in favore della quale anche Platone si era espresso nella sua Repubblica) prevede una riproduzione selezionata e veicolata al fine di mantenere caratteri specifici in una persona, in una famiglia o in una popolazione, mentre quella negativa consiste nell’eliminare le degenerazioni di tali patrimoni genetici attuando una epurazione di coloro che sono potenziali trasmettitori di genomi impuri. Il primo che in età moderna parlò delle pratiche eugenetiche fu Francis Galton, cugino acquisito di Charles Darwin del quale lesse con entusiasmo le teorie della selezione della specie vegetale e animale e ipotizzò dunque di poterle applicare anche in ambito umano. Galton, sociologo e scienziato inglese del XIX secolo, era convinto che le famiglie altolocate o della borghesia della società britannica possedessero un patrimonio genetico migliore e superiore di quello delle masse proletarie il quale rendeva questi individui più intelligenti, più abili, più puri e, perché no, anche più belli. Notando però che le classi inferiori procreavano molto di più rispetto a quelle elevate, propose una serie di misure con le quali conservare il patrimonio genetico superiore con matrimoni tra individui di pari estrazione sociale e contemporaneamente porre un freno alle tante nascite “inferiori” del proletariato, secondo i principi neomalthusiani. Nonostante Darwin stesso si espresse in maniera contraria alle idee del cugino, le teorie di Galton riscossero un notevole successo e aprirono più di una porta a futuri sviluppi di segregazione razziale e alle teorie del cosiddetto Darwinismo sociale.

presto l’eugenetica divenne un ambito in cui politica e scienza collaborarono a braccetto per fini macabri

Evoluzioni del pensiero eugenetico

Di fatto l’idea della superiorità della razza era qualcosa di insito nella mentalità occidentale da molto tempo: è sufficiente pensare alle fasi di colonizzazione dell’Africa, dell’Asia o delle Americhe e al fatto che, davanti agli interessi strettamente politico-economici degli stati, veniva sbandierata la necessità di educare e civilizzare le popolazioni di quei luoghi le quali erano ancora eccessivamente arretrate, quasi a livello degli animali. Certamente questo aspetto diede maggior credito alle teorie eugenetiche che presto furono accolte anche al di fuori dell’Inghilterra. Il tentativo di controllo delle nascite e di mantenere un determinato patrimonio genetico inalterato si servirono della scienza medica la quale fece molti progressi, nei primi anni del secolo scorso, in materia di DNA e procedimenti di castrazione e sterilizzazione. In molti stati si attuarono esperimenti biologici per ridurre il numero di nascite e per trasmettere dei caratteri in nome del concetto di razza superiore che si stava facendo largo in quegli anni tra i pensatori del primo Novecento. Il romanzo distopico di Aldous Huxley, intitolato Il mondo nuovo, è un esempio della degenerazione di questi processi eugenetici di cui gli Stati Uniti furono grandi protagonisti: nascite programmate e patrimoni genetici manipolati per ottenere degli individui con determinate caratteristiche, ognuno con la sua precisa funzione sociale. Ovviamente Huxley esasperò il fatto, ma non ci andò molto lontano. In Europa invece si tentò, con le persecuzioni razziali del Terzo Reich della Seconda Guerra Mondiale, di ottenere una razza pura, ariana, tramite un genocidio di massa che è annoverabile come brutale ma efficace pratica di eugenetica negativa alla pari dei processi di sterilizzazione coatta. Era necessario eliminare tutti quelli che si discostavano dai canoni di razza superiore. Si è passati dal concetto di superiorità genetica di una classe sociale al concetto di superiorità razziale in pochissimo tempo e i risultati dell’evoluzione del pensiero eugenetico sono stati a dir poco devastanti.

la parola “mezzosangue” nell’originale inglese è “mudblood”, cioè “sangue sporco”

La magia sta nel sangue

Ma cosa ha a che fare tutto questo con il fantastico mondo di Harry Potter, costruito in parallelo ma al tempo stesso dentro quello reale? Andiamo con ordine. Poiché moltissimi sono quelli che non possono praticare la magia, il mondo magico cerca di rimanere nascosto e di non manifestarsi alla gente comune di modo da non creare scompiglio e paura. Ma le interferenze tra i due mondi, l’uno nascosto dentro l’altro, sono molteplici, per cui può capitare che un mago o una strega si innamori e sposi una persona normale o che da due semplici individui privi di potere magico nasca qualcuno in grado di usare una bacchetta. Da questo punto di vista, però, alcuni esponenti del mondo magico non tollerano tali forme di commistione sanguinea che valica i confini che separano i due ambienti. Infatti i maghi classificano le persone in tre categorie in base alla loro famiglia di provenienza e questa suddivisione ricopre un significato fondamentale per i più integralisti: ci sono i Purosangue, i Mezzosangue e i Babbani. Quest’ultimi, chiamati anche Nomag, sono le persone comuni, coloro che non possono usare la magia per ragioni di nascita e di famiglia, anzi la maggior parte di essi nemmeno è a conoscenza del mondo magico. I Mezzosangue, invece, discendono da un mago che ha avuto un figlio con uno o una babbana e dentro di loro scorre sangue che è stato mischiato con quello impuro degli esseri umani non appartenenti all’universo della magia. Ecco perché essi sono chiamati, nella versione originale inglese del libro, Mudblood, cioè “sangue sporco”, perché il sangue puro del mago è stato intaccato da quello di un non-mago. Questi appellativi vengono loro attribuiti con accezione spregiativa secondo il punto di vista dei Purosangue, coloro che fin dalle origini (almeno in teoria) hanno proseguito la loro discendenza senza mai lasciar entrare un elemento babbano o mezzosangue nel loro albero genealogico. Per loro la purezza del sangue magico è un valore imprescindibile ed è motivo di vanto avere un albero genealogico composto al cento per cento da maghi e streghe. La purezza del sangue e della famiglia è per loro qualcosa di superiore e perciò guardano con disprezzo a coloro che appartengono alle altre due classi di persone. Nel mondo magico sono ventotto le dinastie purosangue, tra cui i Black, i Malfoy, i Lestrange, i Longbottom (a cui appartiene Neville Paciock), i Weasley e frequentemente, per mantenere il grado di purezza assoluta, i membri di queste famiglie si sposano tra di loro. Ecco dunque che anche nel mondo magico sono utilizzate pratiche eugenetiche per il mantenimento di una razza di maghi considerata superiore. Addirittura quando un elemento babbano o mezzosangue entra in contatto con una famiglia purosangue questa, per la vergogna, si applica per cancellare immediatamente dall’albero genealogico quel ramo contaminato della famiglia.

Lord Voldemort, l’antagonista assoluto della saga, con il suo esercito di Mangiamorte

Una curiosa somiglianza

Anche nel mondo magico purtroppo si diffondono istanze di applicazione di eugenetica negativa, che prevede la sottomissione degli individui non magici o addirittura il loro sterminio. Questo in nome di una società di maghi pura ed egemone su tutto il mondo che garantisca così loro di non dover più vivere in semi clandestinità. Un’ambizione che ha molto in comune con quelle che Adolf Hitler ha tentato di attuare nel periodo di dittatura nazionalsocialista. In effetti è stato osservato che ci sono alcune caratteristiche comuni a Hitler e a Voldemort, anche se non è chiaro se J.K. Rowling abbia delineato appositamente così il suo personaggio. Entrambi infatti si battevano per una razza pura e per farla assurgere a dominante incontrastata del mondo e per farlo ricorrevano ai mezzi più spietati per eliminare le altre inferiori. Per l’uno la razza ariana e per l’altro quella purosangue, il paradosso enorme è che nessuno dei due apparteneva alla classe per la quale si batteva. Hitler era notoriamente di origine austriaca e non tedesca, nei connotati era abbastanza lontano dai canoni da lui delineati della razza superiore e forse la sua famiglia anticamente era di origine ebrea, anche se questa ipotesi è controversa. In quanto a Voldemort, paladino della razza purosangue, era in realtà un mezzosangue da parte di padre, cosa di cui si vergognava talmente tanto da cambiare il suo nome rifiutando il cognome Riddle. Entrambi, con i loro eserciti, tentano fino all’ultimo di perseguire i loro fini e, per fortuna, entrambi alla fine vengono sconfitti.

 

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