Il Superuovo

Hannah Arendt commenta “Orgoglio e Pregiudizio” : l’importanza del giudizio come gabbia e libertà

Hannah Arendt commenta “Orgoglio e Pregiudizio” : l’importanza del giudizio come gabbia e libertà

Una storia intramontabile ci insegna cosa sia il pregiudizio. Hannah Arendt ci aiuta a capirlo.

Un film che trasuda letteratura. Un’atmosfera deliziosamente britannica e misurata. Keira Knightley perfetta nei panni di Elizabeth Bennet. Questi sono gli ingredienti di Orgoglio e pregiudizio, film del 2005 basato sull’omonimo romanzo di Jane Austen.

DUE PERSONAGGI CONGELATI: ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

La pellicola in questione non è che l’ultima di una lunga serie di adattamenti del grande classico vittoriano, eppure si impone sugli altri per la sua bellissima fattura. Ogni scena è un piccolo quadro. I costumi e la scenografia propongono una ricostruzione storica calda e impeccabile. Tuttavia, il vero punto forte del lungometraggio è l’aderenza con il romanzo, che non delude neanche i più puritani. Non è raro, infatti, ritrovare scene direttamente mutuate dallo scritto, al punto da seguirne i dialoghi parola per parola.

La storia è quella nota e amata. Il tutto ruota intorno alla vita dei Bennet, una famiglia di modeste origini provinciali in cui un padre affettuoso e sarcastico fa da contraltare a una madre svampita, il cui unico pensiero sembra essere quello di dare in sposa le cinque figlie. In particolare, il focus é proiettato su Elizabeth, ragazza matura e arguta, e Mr. Darcy, giovane ricco e dall’aria burbera e scostante. Attraverso le pagine del romanzo si comprende come entrambi siano destinati l’uno all’altra, ma rimangono paralizzati in loro stessi. Mr Darcy è congelato nel proprio orgoglio, che non gli permette di scendere a patti con niente, nemmeno i propri sentimenti. Al contrario Elizabeth è accordata dal pregiudizio nei confronti del giovane, disprezzandolo per la sua aria snob e per le dicerie sul suo conto.

Solo quando entrambi cominceranno a spogliarsi delle proprie armature, i due daranno spazio al sentimento che li lega. Tale momento, tuttavia, è relegato agli ultimi minuti del film e lasciato aperto, così come in fondo succede nel libro. Perché il fulcro non è la storia d’amore, ma il maturare dei personaggi fino a cambiare.

Ora l’orgoglio è qualcosa di viscerale e personale. Ma si può dire la stessa cosa del pregiudizio?

NEL GIUDIZIO RISIEDE LA LIBERTÀ DELL’UOMO

A metà del Novecento la filosofa Hannah Arendt risponde a Orgoglio e Pregiudizio proponendo un nuovo binomio: Responsabilità e Giudizio. In questa piccola grande opera, la Arendt individua in queste due facoltà il cardine delle relazioni umane. In effetti secondo la filosofa tedesca il giudizio è connaturato all’uomo e come tale è inalienabile. L’uomo, pertanto, non può non giudicare. Anzi, è proprio nel giudicare che l’uomo afferma la sua vera natura. Ma ancora di più, nel giudizio si cela la libertà dell’uomo. L’uomo è libero in quanto responsabile delle proprie azioni. Ma è responsabile solo se può giudicare, se può discernere bene e male. Ecco che il giudizio, che spesso viene condannato e non accettato, è elevato dalla Arendt a massima espressione dell’uomo. Attraverso il giudizio l’uomo va oltre il necessario e compie la scelta. Quella scelta lo rende libero.

Ma il pregiudizio? Ebbene anche in questo caso la Arendt si mostra un po’ politically uncorrect. Il pregiudizio non solo è inevitabile, ma è anche giusto. Occorre tuttavia precisarne il significato. Pre-giudizio significa per la filosofa: “ciò che è stato già giudicato”. Il pregiudizio non è altro che la tradizione dei giudizi intorno a un argomento. Come tale, non può essere messo da parte. Al contrario, è necessario averne consapevolezza, perché è proprio da esso che inizia il percorso di discernimento e comprensione, per capire cosa sia giusto e cosa non lo sia, cosa conservare e cosa superare. È dal pregiudizio che si forma il giudizio e dal giudizio la libertà.

IL PREGIUDIZIO È NECESSARIO MA SOLO QUANDO SI LASCIA SUPERARE

Quando, dunque, il pregiudizio è fecondo? Provando a leggere le vicende descritte da Jane Austen alla luce di Hannah Arendt, forse possiamo rispondere.

La Arendt è chiara in questo: il pregiudizio è indispensabile per formulare il giudizio. Il gioco è non farsi sopraffare da esso ma utilizzarlo come strumento critico. Altrimenti si trasforma in una gabbia, che è l’esatto opposto della sua funzione, come abbiamo già visto.

Elizabeth, Lizzie, Bennet ne è l’esempio più chiaro. Ama Darcy, probabilmente sin dall’inizio. Eppure continua a rinnegare il suo sentimento perché imprigionata dal pregiudizio. Vive congelata nel suo io, precludendosi la felicità. Ma il pregiudizio si rompe quando gli eventi la portano a conoscere davvero Mr. Darcy. Attraverso il confronto diretto, attraverso il riconoscimento dell’altro come persona singola e non come tipo, il pregiudizio si scioglie. Il che non vuol dire che non abbia significato o che sia una mera congettura. Al contrario, si trasforma in giudizio. In riflessione piena e consapevole, che abbraccia la verità e scarta la menzogna. Ma non rinnega. Elizabeth sa che Darcy è e rimarrà orgolioso, ma ora ne è consapevole. Il suo è un giudizio, non un pregiudizio. Come tale è libera di scegliere. E sceglie di abbracciare il suo sentimento, luci e ombre.

Questo è il pregiudizio fecondo, quello che si lascia superare ma non rinnegare. In questo modo apre la porta alla consapevolezza e alla libertà.

 

 

 

 

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: