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I vostri figli non sono vostri: così Khalil Gibran ammonisce i genitori

I vostri figli non sono vostri: così Khalil Gibran ammonisce i genitori

Esistono modi migliori per amare i figli? Provano a rispondere Khalil Gibran e Fausto Leali. 

(freepik.es)

Amichevole o tormentato, tranquillo o burrascoso, il rapporto tra genitori e figli è forse tra i più complessi e profondi. L’unica costante nel miscuglio di sentimenti che genera è quella di un amore incondizionato.

KHALIL GIBRAN E IL PROFETA

I vostri figli non sono figli vostri…
sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.

Così esordiva Khalil Gibran, poeta, pittore e filosofo, nella sua celebre poesia dedicata ai figli. Khalil Gibran nasce nel 1883 in Libano e si trasferisce successivamente con la madre e i fratelli negli Stati Uniti. La sua vocazione artistica e letteraria emerge fin dall’infanzia e troverà pieno sbocco nella sua opera più celebre Il profeta, composta da 26 poesie legate da un comune filo narrativo. Tra i caratteri fondamentali del capolavoro, tradotto attualmente in più di venti lingue, vi è il superamento di ogni schema letterario corrente e la capacità del poeta di ricercare una delle aspirazioni della poesia di tutti i tempi: la verità. Il testo infatti, pur caratterizzato da un linguaggio metaforico, spicca, paradossalmente, per la sua immediata leggibilità poetica. Nei saggi componenti l’opera, il poeta affronta tematiche quotidiane che rappresentano i grandi interrogativi esistenziali: l’amore spirituale, il valore del tempo, l’importanza dell’amicizia e della conoscenza di sé, lo stretto rapporto che sussiste tra gioia e tristezza. Il poeta ci fa infatti riflettere su come ciò che ci fa gioire sia anche ciò che provoca in noi più dolore: maggiore è l’amore provato, maggiore sarà la sofferenza nel vederlo mancare o cambiare. Come anticipato sopra, un sermone è dedicato all’amore per i figli: il poeta espone con grande sensibilità la sua concezione in merito. Ribadisce come i figli siano esseri assolutamente liberi e come i genitori siano l’arco che lancia i figli verso il domani. In quanto tali devono rispettare le loro idee e non pretendere che adottino le loro. L’unica cosa che possono fare è dare loro tutto l’amore necessario.

LE CANZONI DEDICATE AI FIGLI

Molti cantanti hanno dedicato una canzone al proprio figlio. Tra questi troviamo Eros Ramazzotti con L’aurora (1996), Jovanotti con Per te (1999), Gianna Nannini con Ogni tanto (2011), Renga con Angelo (2014), Elisa con A modo tuo (2014), Laura Pausini con È a lei che devo l’amore (2015), e tanti altri. Ma prima di questi anche Fausto Leali, con il suo singolo Una piccola parte di te.
Il pezzo è stato presentato dal cantante al Festival di Sanremo 2009. Il testo della canzone rappresenta la presa di coscienza da parte di un genitore dell’inevitabile crescita del figlio.
Non manca un pizzico di nostalgia: il cantante è ora consapevole della difficoltà di essere genitore, cosa alla quale prima non aveva mai dato il giusto peso. Anche da figlio, però, spesso non è facile comprendere i pensieri e le paure dei genitori. Leali ripensa dunque a quando i ruoli erano invertiti, ed era lui il figlio. Così facendo, riesce sia a mettersi nei panni dei propri genitori che in quelli del figlio, alle prese con la scuola, lo scooter, gli amici e gli amori. La crescita del figlio si dimostra così per Leali anche l’occasione per rivivere i momenti più piacevoli della propria gioventù.

E tutto ritorna
Ma cambiano i ruoli
La scuola, lo scooter
Gli amici, gli amori
I figli ne fanno di tutti i colori
Vai fuori di testa
Ma poi li perdoni.

UNA PICCOLA PARTE DI TE

Non esistono manuali per diventare genitori e figli perfetti e, di conseguenza, nemmeno il rapporto che li lega può esserlo. Se ci siano metodi più efficaci rispetto ad altri per crescere i figli, questo non si sa e non lo sanno nemmeno Khalil Gibran e Fausto Leali. I due, però ci suggeriscono alcune idee sulle quali penso sia molto importante riflettere: innanzitutto ci ricordano che programmare a puntino la crescita di un figlio è cosa vana. Ognuno di noi è diverso e imprevedibile…ed è questo il bello della vita! Poi, ci ricordano che non sempre i figli condividono le stesse idee dei genitori, e che questo va accettato. La formazione del proprio pensiero, infatti, non avviene solamente per opera della famiglia: crescendo, ognuno di noi viene a contatto con una miriade di ambienti, pensieri, opinioni diverse. In quanto libero, ogni individuo ha la possibilità di condividerle o meno, senza troppo farsi influenzare da quanto sostenuto nell’ambiente domestico. Infine, per ultimo ma non per importanza, va ricordato che i figli “non vi appartengono”: i genitori non sono che l’arco dal quale i figli sono lanciati in avanti. Il nido dal quale spiccano il loro primo volo. Sebbene di primo impatto possa sembrare una definizione riduttiva e quasi pessimista, non è così: perché nei figli, anche se poi se ne vanno, sai che c’è sempre una piccola parte di te. Così termina la canzone di Leali. Mi piace pensare che “quella piccola parte” sia composta da tutto l’amore che ogni genitore sa regalare al proprio figlio. Amore che lo accompagnerà in tutti momenti della vita, indipendentemente dalla strada che deciderà di percorrere.

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