Se pensiamo a un personaggio molto assetato di conoscenza, è quasi istintivo rivolgersi a Ulisse, ma anche il protagonista di Vikings è un uomo del genere.

La conoscenza non è solo un’arma, ma anche un mezzo per superare la barriera dei secoli e anche dello spazio. Audaci esploratori hanno fatto la storia, mitica e non. I casi di Ragnar Lothbrok e di Ulisse sono emblematici in questo senso.
Ragnar Lothbrok sfida l’Occidente
La serie Vikings porta sullo schermo le avventure dei Vichinghi in epoca medievale, tra saccheggi, lotte intestine e tanto sangue. Il protagonista della serie è Ragnar Lothbrok, dapprima un semplice guerriero, che diventerà sempre più una figura di spicco nella comunità vichinga, fino a ottenere il titolo di re. Ma come ha fatto ha raggiungere questi onori? La sua sete di conoscenza lo ha portato alla gloria. Per primo ha infatti avuto l’intuizione di navigare ad Ovest, invece che ad Est, in cerca di nuove terre da saccheggiare. Grazie alle ricchezze che riporta in patria dai malcapitati regni inglesi, ottiene grande prestigio nei confronti degli altri guerrieri e il suo credito aumenta, fino a potersi permettere il rischio di scalare le gerarchie vichinghe. Apparentemente quello che muove questo spietato guerriero sono una grande ambizione e il desiderio di arricchirsi. Questo è vero in parte, ma fin dal suo primo soggiorno in Inghilterra, Ragnar si mostrerà molto curioso, assetato di conoscere gli usi, i costumi e persino la lingua e la religione dei popoli a cui muove guerra. Tutto ciò è possibile grazie all’incontro con il monaco cristiano Athelstan che, divenuto suo schiavo, costituisce una grande fonte di informazioni ed è in grado di soddisfare l’immensa curiosità del suo padrone. Un altro caso in cui appare evidente quanto Ragnar desideri conoscere il mondo è l’attacco che compie contro Parigi, città fino ad allora mai toccata da un vichingo. Anche in questo caso è presente la necessità di arricchirsi e far arricchire i suoi guerrieri, ma alla base della decisione di una spedizione in Francia sta anche il desiderio di conoscere quella terra lontana, di essere il primo a vederla. Questo è il modo in cui Ragnar vuole tramandare il suo nome ai posteri.

La sete di conoscenza di Ulisse lo porta alla gloria
La vicenda di Ulisse è celeberrima. L’eroe greco, dopo aver permesso la conclusione del decennale assedio di Troia grazie allo stratagemma del cavallo, si mette in mare per tornare alla sua patria, Itaca. La sua curiosità gli costerà numerose soste, ritardi e sciagure, per un totale di dieci anni di peregrinazioni nel Mediterraneo. Certamente, questa sete di conoscenza lo ha portato alla gloria e al ricordo, ma ha anche avuto terribile conseguenze, come l’incontro col ciclope Polifemo e quello con la maga Circe. Già in Omero Ulisse è descritto come un eroe astuto, coraggioso e assai curioso e l’episodio delle sirene, in cui pur di ascoltare il loro canto si fa legare all’albero della nave, ne è un ulteriore esempio; sarà Dante Alighieri a dare imperitura fama ad Ulisse come l’assetato di conoscenza per eccellenza. Il poeta fiorentino nel canto XXVI dell’Inferno lo descrive, ormai vecchio, in cerca di nuove avventure e nuovi mondi. Raduna una ciurma e si mette in viaggio, con l’obiettivo di raggiungere e varcare le colonne d’Ercole. L’impresa riuscirà, ma costerà a tutti la vita. Quando la nave si trova poco distante dalla montagna del Purgatorio verrà risucchiata dai flutti, causando la morte dell’eroe e dell’intero equipaggio. Nonostante l’esito infausto, Dante fa pronunciare ad Ulisse parole che resteranno per sempre nella memoria umana come il motto di chi ha fame di conoscenza: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.
I parallelismi tra Ragnar e Ulisse
Entrambi gli eroi dei loro mondi sono avidi di sapere e curiosi e questa sete di conoscenza ha portato alla gloria imperitura e ad essere stimati e onorati da tutti. Si potrebbe dire che la sete di conoscenza di Ragnar sia viziata dalla sempre costante e presente necessità di fare bottino, per cui tra i due il sentimento più puro può essere quello di Ulisse. Resta il fatto che anche nel vichingo ci si presenta una curiosità fuori dall’ordinario, tale da metterlo in contrasto anche con i suoi guerrieri. Un altro aspetto da non sottovalutare e che li accomuna è una grande astuzia. Entrambi sono valenti guerrieri, ma sanno anche quando per vincere una battaglia serva più della forza bruta. L’assedio di Troia è l’emblema per quanto riguarda la furbizia di Ulisse, ma anche Ragnar ha escogitato un espediente simile. Non riuscendo a invadere Parigi con la forza, si finge morto e chiede che gli sia offerto un funerale cristiano, a Notre Dame. Facendo così farà penetrare in città i suoi guerrieri più fidati che, sotto il suo comando, apriranno le porte della città al grosso dell’esercito. I parallelismi tra i due sono evidenti e pare difficile non riconoscere in Ragnar un secondo Ulisse.