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Guadagnare sui social: il duro lavoro dell’influencer

Guadagnare sui social: il duro lavoro dell’influencer

Per milioni di giovani queste piattaforme rappresentano un momento di svago, posti dove condividere gioie e dolori, o un contatto -anche se virtuale- con amici vicini e lontani. Per altri sono delle vere e proprie occupazioni capaci di gonfiare (eccome!) il conto in banca.

Il significato del termine e la nascita dell’ “Influencer Marketing”

Chi appartiene a questa categoria, solitamente gode di un numero di followers molto elevato sui social network, tanto da influenzare le opinioni di questi ultimi (da qui l’etimologia del termine). Parliamo di attori, musicisti, o youtuber le cui informazioni e i post hanno un grande impatto su coloro che li seguono, i quali li reputano esperti nel proprio settore e degni di attenzione particolare: sono capaci di “spostare” altre persone.

Tutti gli influencers hanno una caratteristica che li accomuna: l’elevata e costante attività sulle piattaforme di condivisione. Di conseguenza le aziende, che vogliono cavalcare l’onda dell’innovazione, chiedono aiuto proprio a questi particolari utenti per far “decollare” i propri prodotti. Piuttosto che focalizzarci sul guadagno dell’influencer, dobbiamo comprendere quanto questo può far guadagnare al brand: è il fulcro di questo marketing che, secondo una stima attuale, muove circa 1 miliardo di dollari.

in foto: Kim Kardashian. Per un contratto di endorsement, le cifre possono sfiorare i 500.000 dollari

La mossa delle aziende: l’indice DBI

Il “Davie-Brown Index” è uno strumento creato nel 2006 dalla “Sharp Analytics“, che permette alle aziende di valutare il tasso di “impatto sull’odience” di circa 2900 celebrità, incluse star del cinema hollywoodiano, sportivi, artisti e politici. Utilizzato per la valutazione della possibilità di veicolare un messaggio attraverso questi personaggi famosi, è adoperato dai brand per “scegliere” i propri endorser.

La differenza sostanziale tra i vari influencer sta proprio nelle capacità di ognuno di condizionare (anche se la scelta finale per l’acquisto di un prodotto spetta sempre a noi) diversi numeri di persone (ovviamente, chi ha più follower farà arrivare a più utenti una stessa pubblicità) con diverse attitudini e passioni (ad esempio, un microfono sponsorizzato da un cantante guadagnerà molta rilevanza, data l’esperienza in campo musicale di quest’ultimo. Lo stesso microfono, promosso da un calciatore, non avrebbe lo stesso impatto).

Un tempo si diceva “essere popolari sui social è come essere ricchi al Monopoli“, oggi la frase andrebbe rivista dato l’enorme potere che l’utente può dare ad un singolo personaggio: Se vivessimo in quel gioco da tavolo, gli influencer sarebbero i proprietari di Parco Della Vittoria.

Umberto Raiola

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