Green New Deal: speranza tangibile o sogno irrealizzabile per gli stati liberali?

Investire nel “Green New Deal” può rappresentare un atto di svolta epocale per tutta la società. Ma sarà così concretamente?

Negli ultimi mesi il tema della Green Economy è schizzato letteralmente sulla vetta dei trend più in voga tra i giovani e gli addetti ai lavori del panorama politico mondiale. Sarà così semplice passare dalla teoria alla pratica?

Un punto di rottura con il passato

Le elezioni europee dello scorso maggio erano state descritte, nella campagna elettorale che le ha accompagnate, come un punto di svolta decisivo per proiettare la comunità europea in una nuova direzione. Al centro del dibattito che ha fatto da cornice al periodo successivo alle elezioni, senza ombra di dubbio ha suscitato molto interesse il cosiddetto “Green New Deal“, un piano economico-politico come mai prima si era visto, deciso a rivoluzionare completamente gli interessi rivolti alla “vita” della Terra. Ed effettivamente assieme al GND non hanno aspettato a palesarsi realtà, come quella di “Friday For Future“, decise a dare un segnale di come la questione “green” sia di forte interesse per i giovani e non di tutto il mondo. Gli scioperi sono stati numerosi, e le piazze italiane e straniere si sono riempite di attivisti e di volontari capaci di far arrivare la propria voce nei palazzi delle istituzioni.

Altrettanto efficace è stato il fenomeno Greta Thunberg, la giovane svedese, attivista per lo sviluppo sostenibile e ritenuta ormai epicentro di tutto il movimento che si batte contro il climate-change. Anche attraverso di lei sono trapelate le voci di milioni di persone, convinte di aver trovato nella svedese un punto di aggregazione decisivo per trasmettere la loro volontà di tirare il freno a mano all’economia suicida che da decenni governa il mondo. Anche in Italia sembra che il messaggio sia stato recepito. Già da qualche settimana il neo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ha precisato che, al centro della riforma scolastica da lui immaginata, ci sarà una nuova campagna di sensibilizzazione che, a partire proprio dalla scuola, avrà l’obbiettivo di educare i giovani studenti, non solo alla cura e al rispetto del pianeta, ma anche alle nuove economie green divenute ormai fondamentali nel mondo del lavoro. Sembra dunque che il nuovo insegnamento, contenuto nel percorso di educazione civica, possa rappresentare il tanto desiderato e reclamato punto di rottura con il passato.

Il ministro Lorenzo Fioramonti

Le contraddizioni dello stato liberale

Tutto senza dubbio molto bello e significativo ma, all’atto pratico, è attuabile una riforma così epocale? E qui non si fa riferimento solamente alla situazione italiana, ne tantomeno si vuole costituire un’invettiva nei confronti dei governi dei vari paesi europei e non. La questione sarebbe da rintracciare nel sistema politico-economico che sta alla base dei suddetti stati. Può un impianto di tipo liberale, basato sul capitalismo sfrenato e sulla libera circolazione di merci (come mai prima d’ora si era visto), permettersi di adeguarsi ad una rivoluzione di tale portata? Magari viaggiando un po’ con la fantasia verrebbe da augurarsi di si, o quantomeno di sperarci. Ma i presupposti che stanno alla base di questa società non lasciano ben sperare.

Senza affrontare questioni macro-economiche che risulterebbero noiose e non indicate a questo contesto, basterebbe guardarsi attorno e riflettere sulla contemporaneità per rendersi conto che, concretamente, ci vorrebbe ben più di un miracolo per invertire un trend come il nostro. Il capitalismo ha di fatto creato il più grande dislivello sociale della storia recente. La povertà, in relazione ai picchi di ricchezza raggiunti da una piccola élite di uomini, è senza precedenti. Fin da piccoli si viene educati, praticamente da tutti, alla competitività, al guadagno, alla sopraffazione del prossimo. In breve: il denaro è divenuto la matrice universale di tutti i valori. La mano invisibile del mercato descritta ormai qualche secolo fa da Smith è risultata inesistente e l’inuguaglianza sociale è costitutiva della contemporaneità. Realmente, in un mondo come questo, è realizzabile una svolta “green”?

Adam Smith

Come cambiare concretamente?

Probabilmente gli interessi personali prevalgono su quelli comunitari. La questione che non viene percepita (o che non vuole esserlo), è che il tempo purtroppo è finito. Le decisioni vanno prese ora e in maniera netta. Ma da dove cominciare? Probabilmente Fioramonti non ha tutti i torti a voler sensibilizzare i giovani del Bel Paese su questioni di tale portata. Se davvero il futuro passa per le loro mani e le loro menti, allora metterli in guardia su ciò che li attende nell’immediato futuro può risultare efficace. D’altra parte già Jonas negli anni 70, parlava del “pericolo” come movente per la sensibilizzazione sul tema ecologico. Purtroppo in questi casi scommettere sul futuro come Pascal suggeriva di fare nei confronti di Dio non conviene. Nel caso del filosofo, scommettere sull’esistenza di Dio e sulla beatificazione dopo la morte, avrebbe portato a quest’ultima nel migliore dei casi e a ritrovarsi con nulla in mano nel peggiore. Oggi tale scommessa nei confronti del futuro non può più essere effettuata. Il prezzo da pagare in caso di perdita non permette di sottovalutare la questione e, gettarsi alla cieca non porterebbe nessun giovamento. Ciò che deve cambiare prima di tutto è l’approccio che ogni uomo ha nei confronti della società e del suo prossimo. Occorrerebbe smetterla di ragionare in un’ottica puramente utilitaristica e individualistica, per arrivare a comprendere fino in fondo come, da ognuno di noi, dipenda il futuro del pianeta e della nostra vita. il Green New Deal può davvero rappresentare una svolta epocale nella storia dell’uomo, ma il vero cambiamento va fatto personalmente.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: