Gli opposti si attraggono o si respingono? Scopriamo la magia del numero due

Il due non è solo un numero. Il due è un accumulo di significati, interpretazioni e dottrine. Il due non è un numero, è un simbolo.

Essere due. Come Cip e Ciop, come il principe e la principessa, come Adamo ed Eva, come Dio e Satana. Due, non un numero. Due, un concetto, un simbolo. La rottura dell’uno, l’uscita dallo stato di isolamento, l’unione con un secondo elemento. Il due dimostra che non si è mai da soli, che nessun oggetto è separato dagli altri oggetti, che il mondo è fatto di relazioni e che nessun uomo è un isola.

Due, come in una coppia

Essere in due significa generalmente fare parte di una coppia, avere qualcuno su cui contare, sapere di non essere più un singolo che vaga nel mondo. L’essere in due è associata all’esclusività delle relazioni romantiche, all’intimità dei partner, che creano un mondo tutto loro da cui il resto viene escluso.

Una famosissima canzone di Raf, scritta nel 1993, è dedicata a questo numero e a questa associazione tra esso e la coppia.  Due racconta della vita del singolo quando l’armonia del due si spezza, dell’angoscia esistenziale dell’individuo che perde la sua metà. Nella solitudine, esso non è mai solo. Il due diventa il connotato di una vita vissuta alla ricerca dell’unione con un altro uno. Due non è più un numero, quando Raf canta:

Due perché siamo noiDue lottatori, due reduci
Due canzoni d’amore, comunque io e te.
Il due diventa all’allegoria di quel mondo che solo gli amanti vivono e l’uno è sinonimo dell ricerca esasperata dell’altro. Sullo sfondo di una grande città, in cui le vite si confondono, Raf dipinge lo scenario di questa privazione, in una canzone in cui due caffè sono la rappresentazione della vita vissuta tutta con l’altro e per l’altro.

La dialettica

All’idea della coppia soggiace spesso l’ideale di una vita vissuta in complemetarietà. La stessa idea viene veicolata in filosofia attraverso l’uso della dialettica. Quest’ultima consiste nell’idea che due principi opposti si attraggono. In altre parole, il due si crea dalla somma di due singoli che tra loro semberebbero primariamente respingersi.

La parola “dialettica” deriva dal greco dià-legein. Questa espressione vuol dire letteralmente “parlare insieme”, ma può assumere il significato anche di “raccogliere”. Eraclito viene spesso ritenuto il padre della dialettica, secondo la nota tesi dell’unità degli opposti. L’armonia del mondo dipende, per Eraclito, dalla costante lotta e riconciliazione di principi tra loro contrastanti. Il due si manifesta nell’unità. Questo si può ritrovare in frammenti come:

La strada in salita e quella in discesa sono solo una: la stessa.

La dialettica assume poi, nel V secolo a.C., un significato totalmente nuovo con Platone, tanto da diventare un vero e proprio metodo filosofico. La dialettica rispecchia qui maggiormente la propria etimologia, diventando uno strumento per trovare la verità basato sul dialogo. Tesi contrapposte vengono dibattute col fine di coinciliarle e di trovare, dal due, l’uno, secondo il principio per cui la verità deriverebbe dalla collaborazione di due interlocutori. La presenza dell’altro, del secondo, è l’unica cosa che garantisce la possibilità di dialogo.

Il dualismo

Ma non tutti in filosofia credono che il mondo possa essere spiegato perchè del due si fa un uno. Molti, al contrario, sono convinti che il due debba rimanere due e che nessuno sforzo potrà conciliare due principi in lotta tra loro. Gli opposti, insomma, non sempre si attraggono!

Platone non è famoso solo per la sua dialettica, ma anche per il suo dualismo. Secondo il filosofo, infatti, il nostro mondo non è che una copia del mondo delle idee. Il cosmo si divide, così, in due realtà inconciliabili e troppo distanti tra loro.

Cartesio fu il primo a portare il dualismo in campo antropologico, affermando che l’uomo è in sè stesso composto di due sostanze. Vi è una res extensa, che si colloca nello spazio e coincide con il corpo, e una res cogitans, letteralmente la sostanza pensante, quella che oggi potremmo definire “mente”. In altre parole, un individuo, due sostanze.

Un altro famoso esempio di dualismo è quello kantiano, basato sulla differenza fra fenomeno noumeno. Il primo si riferisce alle cose per come sono viste dagli uomini, mentre il secondo fa riferimento all’idea di una cosa in sè, che esisterebbe al di là del nostro sguardo. Uomo e mondo si separano, così, diventando incommensurabili. L’uomo vive un mondo di fenomeni, incapace di esperire il noumeno.

Quindi, gli opposti si attraggono o si respingono? Dipende tutto da come vogliamo vedere le cose. Intanto, tutto giace nella magia del due, in una trama in cui tutte le realtà appaiono binarie. Complementari o inconciliabili, essere sono frutto del due, che si prefigura per l’uomo come principio primo in grado di annullare la propria singolarità.

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