≪Ho vissuto in vano?≫ Si domanda Liliana Segre in merito al pericolo della ciclicità della storia. La risposta nella teoria dell’anaciclosi polibiana.

La senatrice a vita commenta il crescente antisemitismo dichiarandosi impaurita dal ripetersi storico. Nell’intervista uscita per The New York Times il 29 gennaio 2024, il clima d’odio generale odierno fa da padrone ad un dibattito che risale fino all’antica Grecia: può il passato ripetersi?
I DUBBI DELLA SEGRE
Liliana Segre, classe 1930, è stata recentemente intervistata dal giornalista Jason Horowitz al quale ha confessato di nutrire non pochi dubbi sullo stato attuale della politica, specialmente in merito al clima d’odio generale che sembra aver impregnato l’Occidente. ≪Non è nuovo,≫ commenta al corrispondente statunitense del New York Times, ≪perché ho sofferto per trent’anni condividendo gli intimi dettagli della mia famiglia, del mio dolore, della mia disperazione? Per chi l’ho fatto? Perché?≫ La senatrice a vita, sopravvissuta ad Auschwitz, ha infatti passato gli anni più recenti della sua vita girando per le scuole italiane, raccontando gli orrori sanguinolenti del periodo più truce della storia europea moderna. È proprio per quest’ultima che si riserva il dubbio di un imminente ripetersi, soprattutto alla luce degli ultimi fatti di cronaca italiana, come il da poco avvenuto raduno filo-fascista ad Acca Larentia, per citare il più ardente. L’involuzione filantropica odierna percepita dalla Segre richiama alla mente il concetto di “decadenza” polibiano, ampiamente esposto nei quaranta libri delle Storie, scritti dallo storico acheo, innovatore indiscusso della metodologia storiografica. Se pur di matrice platonica, è a Polibio infatti che si può attribuire la teoria per la quale:
dato che, come l’esperienza quotidiana conferma, ogni cosa vive secondo una naturale sequenza di nascita, sviluppo e decadenza, non c’è ragione di dubitare di ciò a proposito degli Stati. Le nazioni sono anch’esse mortali.
[Cfr. sul punto A. Cesaro al link sotto riportato N.d.R.]
Sono i dubbi di Liliana Segre quindi giustamente fondati?

LO SCHEMA ANACICLICO
Come già detto, Polibio fu uno storico dell’antica Grecia che dedicò i suoi studi alla genesi della potenza della Repubblica romana poiché vi fu deportato perché sospettato d’avversione proprio nei confronti di quest’ultima. I suoi scritti rappresentano un importante tassello della scienza storiografica e della filosofia politica; proprio su quest’ultima mi soffermerò brevemente. Tra le varie argomentazioni teoretiche che si ritrovano nelle sopramenzionate Storie, occorre avere particolare riguardo alla teoria dell’anaciclosi che concepisce l’evoluzione politica delle forme di governo in maniera ciclica nel tempo, secondo un andamento rotatorio discendente, a causa del quale da una prima fase monarchica si degeneri in una tirannica, deteriorandosi in seguito nel regime aristocratico, corrotto a sua volta da quello oligarchico, il quale verrà sovvertito dalla forza democratica popolare che decadendo nell’anarchia vedrà in essa la sua fine, quantomeno temporanea, dato che dalla fase anarchica un nuovo ciclo rinizierà dal punto di partenza. Può essere ovvio esplicitare che la forma di governo corrente sia, almeno per ora, la democrazia, che Polibio suggerisce degeneri “nelle mani dei nipoti dei suoi fondatori” [Storie, VI, 9, 5 N.d.R.]. Se consideriamo la fine della Seconda guerra mondiale come all’origine delle democrazie contemporanee, può essere dunque possibile, a rigor di logica, che le generazioni adesso a capo del potere governativo possano effettivamente corromperlo a tal punto da farlo decadere?
OLTRE L’ANACICLOSI STORICA
I dubbi della senatrice a vita italiana sono perciò validi, ed ovviamente le considerazioni di Polibio non lasciano ben sperare, tuttavia c’è un dato che non abbiamo ancora preso in considerazione: l’esperienza di vita tangibile. Indossando per un attimo gli occhiali del realista empirico, ci si accorge facilmente che lo schema anaciclico dello storico acheo è troppo rigido, mancando perciò di applicazione pratica. L’eccessivo determinismo che si ritrova nelle Storie non ci fornisce uno schema attendibile per gli eventi futuri poiché esso eccede in astrattezza: la sproporzionata intellettualizzazione dell’alternarsi delle forme di governo non tiene conto della loro costante trasformazione nella realtà terrena. La rigidità della teoria polibiana “[riduce] alla dimensione storica quanto era stato concepito in funzione esclusivamente teorica” [Ibid. Cesaro]. Tiriamo tutti un sospiro di sollievo dunque; la democrazia resiste ancora.
A. Cesaro:https://www.artetetra.it/heliopolis/wp-content/uploads/2020/05/3_2012_Cesaro.pdf