Giornata della felicità: ecco perché Russell sbaglia pensando che la felicità sia un fatto individuale

La Giornata Internazionale della Felicità ci spinge a chiederci cosa sia davvero la felicità e come la si raggiunga. Vale di più la felicità individuale (come sostiene Bertrand Russell) o quella collettiva?

Il 20 marzo si celebra la Giornata Internazionale della Felicità. Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 28 Giugno 2012, la ricorrenza ho lo scopo di ricordarci il valore delle azioni positive e di spingerci, almeno per un giorno, a considerare  la felicità come un elemento di primaria importanza nella vita umana.

La Giornata Internazionale della Felicità 2024

Come tutte le celebrazioni, non ci si dovrebbe dimenticare che ciò che si festeggia quel singolo giorno, andrebbe avvalorato tutto l’anno. Inutile dire che la felicità dovrebbe essere sempre tenuta in altissima considerazione nelle nostre vite. Eppure, talvolta, ce ne dimentichiamo. Ci scordiamo di quanto anche le più piccole azioni possano fare la differenza per essere felici. Ci illudiamo che il nostro contributo non sia indispensabile per ottenere la felicità.

La Giornata è stata istituita dall’ONU per ricordarci che la felicità è lo scopo e l’aspirazione di ogni singola vita umana. Nessuno escluso. Per questo, la felicità dovrebbe essere integrata negli obiettivi politici a livello globale. Disuguaglianze sociali ed economiche, povertà ed esclusione sono fattori che impediscono il raggiungimento della stessa. Perciò, queste trame nere della storia del mondo andrebbero sradicate, prendendo le misure necessarie per permettere a tutti di essere felici.

La Giornata Internazionale della Felicità 2024 ha come tema “Stare meglio con gli altri“. Un monito per ricordarci che noi siamo responsabili della felicità degli altri e che dobbiamo garantirla e considerarla al pari della nostra. Ascolto attivo per comprendere il prossimo, senza giudicarlo. Offrire supporto a chi ne ha bisogno. Fare commenti positivi nei confronti dell’altro. Condividere le proprie esperienze. Se l’uomo assicura la gioia di chi gli sta accanto, contribuisce a genere una felicità che non è più egoisticamente del singolo, ma magia del benessere globale.

Per maggiori informazioni sulla Giornata Internazionale della Felicità 2024 consultare: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/stili_di_vita/2024/03/19/oggi-e-la-giornata-della-felicita-per-stare-meglio-con-gli-altri_493c7c01-531c-41c6-98f0-a20182f4a75c.html.

“La Conquista della Felicità”

Ma si può davvero in quest’epoca di guerre, conflitti , dolore e competizione essere genuinamente felici? Nel 1930, Bertrand Arthur William Russell (1872-1970) decide di scrivere La Conquista della Felicità, per convincerci ed assicurarci che si può essere felici anche nella società contemporanea e che ognuno può individualmente raggiungere questa meta con i propri mezzi.

Il libro è diviso in due parti. Nella prima, il filosofo analizza le cause dell’infelicità nella nostra società, mentre nella seconda sono elencate le cause della felicità. Nonostante il saggio sia stato scritto quasi un secolo fa, non fallisce nel mostrarci le ragioni della desolazione della nostra epoca. Si può dire che manchino all’appello unicamente le nuove tecnologie, possibili latori di ulteriore infelicità.

Russell elenca come cause dell’infelicità il pessimismo, la competizione, la noia, l’eccitamento, la fatica, l’invidia, i sensi di colpa, le manie di persecuzione e la paura dell’opinione pubblica. A tutte queste offre un rimedio. Al pessimismo si può rispondere con la fede e l’amore, che curano l’inclinazione del singolo a pensare che la vita sia solo dolore. La costante competizione con gli altri si interrompe quando ci concediamo degli svaghi. La noia può essere fruttuosa se diventa produttiva e se viene alternata alla giusta dose di eccitamento. La fatica si cura concedendosi il tempo necessario per riposare e svagarsi. L’invidia va tramutata in sana ammirazione. I sensi di colpa si combattono mettendo sé stessi al primo posto. Le manie di persecuzione si contrattaccano pensando che nessuno avrebbe tempo e voglia di interessarsi a noi al fine di creare un piano persecutorio. La paura dell’opinione pubblica viene annientata con l’indifferenza.

Combattuta l’infelicità, bisogna soffermarsi su le cause di felicità. Queste sono la gioia di vivere, gli affetti, la famiglia, il lavoro, gli interessi impersonali e la capacità di rassegnarsi ai momenti di dolore e alle situazioni disperate. Dosando le ragioni di felicità e contrastando l’infelicità, secondo Bertrand Russell, nessuno di noi può essere infelice.

Che sapore ha la felicità?

Non rimane ora che da chiedersi: che sapore ha la felicità di Russell? Essa ha il gusto dolce-amaro di un’equazione, di un rigido calcolo. Più che un libro scritto per spingerci verso di essa, La Conquista della Felicità conserva il grigiore di una ricetta, il pallore di un manuale. Non solo questo, ma il saggio si palesa come un testo del privilegio, scritto da e per chi il privilegio ce l’ha dalla nascita. La felicità, nei termini di Russell, è raggiungibile se le circostanze non sono irrimediabilmente sfortunate. Per dirla in maniera più cruda, se non si muore di fame e malattie, mentre si è sfruttati fino alla morte per pochi centesimi.

Un gioco facile da vincere quello di Russell: provarci che tutti dovremmo essere felici dato che le circostanze non ci danno alcuna ragione per essere tristi, dal momento che non stiamo morendo di stenti. Un compito più difficile, invece, quello dei volontari di  Action for Happiness, che organizzano la Giornata Mondiale della Felicità, se pensiamo che il loro scopo è quello di garantire la felicità anche quando le condizioni sono, per l’appunto, irrimediabilmente sfortunate. Perché la felicità deve essere lo scopo ultimo di ognuno, indipendentemente dal proprio privilegio.

Russell commette un secondo errore quando pensa che la felicità sia un fatto individuale e che ognuno, se fa i dovuti calcoli, può rendere felice sé stesso con le sue proprie forze. Un errore che gli deriva proprio dalla società in cui vive (e in cui viviamo anche noi), che ha separato e atomizzato gli uomini. La Giornata della Felicità 2024 ci spinge a pensare, invece, a quanto ciascuno di noi possa fare la differenza per la felicità del prossimo, anche con le più piccole, scontate e banali azioni.

Non avevano poi torto Al Bano e Romina quando cantavano:

Felicità

È tenersi per mano, andare lontano, la felicità.

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