Il Superuovo

Il regista Paolo Genovese rielabora Platone, creando un contemporaneo Simposio di perfetti sconosciuti

Il regista Paolo Genovese rielabora Platone, creando un contemporaneo Simposio di perfetti sconosciuti

 Lʼamicizia e lʼamore del capolavoro platonico rivivono inconsciamente in una pellicola del 2016.
Né i greci simposiasti platonici, né i romani commensali genovesiani possono astenersi dal vino e dalla conversazione che formano, lʼuno con lʼaltra, un binomio indissolubile, soprattutto se…la conversazione è tra amici e verte sullʼamore.

 

Il Simposio al tempo dei greci (fonte: https://cronistoria.altervista.org/il-simposio-al-tempo-dei-greci/)

Il fuoco scoppietta qualche timido colpo, illuminando una stanza altrimenti nellʼombra. È sera del resto, il sole è già tramontato e  la cena è terminata. La schiavitù, fino a poco fa impegnata a servire le portate, è ora indaffarata a sparecchiare la tavola, ripulire il pavimento e ad accompagnare nellʼandrón il padrone di casa ed i suoi commensali. Lì, ad attenderli, sono poltrone imbottite su cui sdraiarsi rigorosamente sul fianco sinistro e un cratere di vino posto simbolicamente al centro della stanza. In questo ambiente estremamente raccolto, cui si accede dopo essersi incoronati il capo con ghirlande di edera e vite, ha luogo uno dei riti più caratteristici della cultura ellenica: il simposio.

Unʼoccasione che non è solo un banchetto: il simposio

Dare un significato univoco a questo termine è, per noi contemporanei, estremamente complesso. Il simposio, infatti, può assumere forme differenti in base alle circostanze o al luogo in cui si svolge. Per questo motivo, in questa sede almeno, parleremo della forma più tipica di sympósion: quello privato e aristocratico, magistralmente descritto da Platone nellʼomonimo capolavoro.
Anzitutto il simposio, non è, come impropriamente spesso viene tradotto, un «banchetto»: ridurlo ad una simile concezione sarebbe banalizzarlo.

Il simposio (fonte: https: //www.facebook.com/anticaeviae/posts/il-simposio-dalle-origini-greche-ai-risvolti-nella-storia-e-nella-nostra-storia-contemp/1498565156822296/)

Il simposio è, infatti, più precisamente, un rituale di natura religiosa e sociale, le cui principali finalità si riassumono in compiere libagioni, prevalentemente a Dioniso, e rafforzare il vincolo di amicizia tra i partecipanti.
In buona sostanza, il padrone di casa e i suoi amici – ché di questo si tratta, di amici, non semplici commensali – compiono offerte, ultimate le quali sʼintrattengono bevendo (vino, annacquato) insieme.
La serata, poi, prosegue a oltranza conversando, in un ordine stabilito e su un argomento scelto, fino al chiarore  dellʼalba.

Da Platone a Genovese, quando Alcibiade diventa Lucilla

Nel dettaglio, il padrone di casa del dialogo platonico è Agatone, poeta tragico, che ha invitato ad un after-dinner di ieri, come direbbero i millennials di oggi, il retore Fedro, il proprio amante Pausania,  il medico Erissimaco, il commediografo Aristofane e il filosofo Socrate per conversare, su suggerimento del dottore, dʼamore. Inatteso, invece, lʼintervento finale di Alcibiade che pronuncia un entusiastico elogio non dʼamore, ma di Socrate.
Alcibiade è la comparsa che manca in Perfetti Sconosciuti, contemporaneo simposio costruito da Paolo Genovese nel 2016.  Alcibiade è, difatti, la voce che irrompe ebbra nel cuore della notte, al contrario della voce, attesa e vagheggiata per tutta la serata, di Lucilla. Chi è Lucilla?

La caduta degli espedienti (fonte:https://www.mymovies.it/cinemanews/2016/127800/)

La fantomatica compagna di uno dei moderni commensali romani, forse taciuta proprio perché gli amici sono già sette? Fantasioso sicuramente, però evidente.  I simposiasti di Genovese sono difatti Rocco, chirurgo plastico, ed Eva, psicoterapeuta, Agatoni del tempo presente, il tassista Cosimo e la veterinaria, Bianca, il consulente legale Lele e la moglie Carlotta e Peppe, ex docente di educazione fisica e compagno, appunto, della sospirata, ma assente, Lucilla.

 E lʼamore ha lʼamore, come solo argomento

Non è necessaria una esegesi approfondita rispetto alle differenze: quelle paiono dirsi da sé. Inutile dire, infatti, che in Genovese la circostanza è offerta dalla cena stessa e nulla, allʼinterno di questo convito, è la valenza rituale.
Infatti non a Dioniso si deve questo ritrovo, ma allʼamicizia, philía. Ecco la prima delle analogie tra i due capolavori in esame, letterario il primo, cinematografico il secondo. La philía è in entrambi i casi il motore della vicenda ed è il vincolo reale, anche se non sempre autentico, tra i convitati, i quali inoltre, in barba alle differenti epoche, condividono lʼargomento di dibattito, ossia lʼamore.
In particolare, le dinamiche dipanate dalla regia di Genovese sembrano parafrasare il mito della nascita di Eros pronunciato da Socrate, per bocca di Diotima.  Eros, infatti, è generato da Penia, Povertà, e Poros, Espediente, e partecipa,  inquieto, della natura opposta di entrambi i genitori, risultando mendicante ma cacciatore, indigente e disgraziato, ma tessitore di intrighi.
Ecco, esattamente come lʼeros platonico, paiono i personaggi «genovesiani», effigiati, a più riprese (in più riprese?), intenti o a elemosinare bagliori degli Amori che furono e che Amore, forse, non sono più, o a ordire trame per coprire tradimenti e omosessualità, che avrebbe ricevuto migliore accoglienza se manifestata al tavolo del IV secolo a.C., a riprova del fatto che, il futuro, ancora una volta, è nelle radici.

 

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