Il Superuovo

Fuggire dal reale è possibile? Ready Player One ci mostra le conseguenze

Fuggire dal reale è possibile? Ready Player One ci mostra le conseguenze

Lo sviluppo di nuove tecnologie consentirà presto all’uomo di poter abbandonare quasi del tutto la realtà per poter vivere in un mondo digitale alternativo.

Chi non ha mai sognato di poter cambiare il suo aspetto per poter impersonare chiunque egli voglia o di poter modificare il mondo a suo piacimento? Il film di Spielberg ci offre la possibilità di osservare quali sarebbero le conseguenze se l’uomo abbandonasse completamente il contatto con la realtà in favore di un mondo virtuale “inesistente”

La fine dei contatti umani.

Proiettato nelle sale cinematografiche per la prima volta nel 2018, Ready Player One, capolavoro di Steven Spielberg tratto dal romanzo “Player One” dello scrittore americano Ernest Cline, racconta di un futuro distopico dove l’aumento smodato della popolazione ha reso drastiche le condizioni di vita sulla terra. Unica fuga dalle sofferenze quotidiane è “Oasis” un mondo virtuale dove chiunque può rifugiarsi, impersonando un avatar che può essere modificato in qualunque modo. “Il tuo unico limite è la fantasia”, con queste parole viene descritto quello che, a prima vista, sembrerebbe essere un mondo di possibilità infinite. “Oasis”vuole essere un sogno che un po’ tutti noi coviamo: poter essere liberi di modificare il mondo che ci circonda a nostro piacimento, mutando tutto ciò che non ci piace e adattandolo ai nostri gusti. Oltre alle miriadi di possibilità offerte, il film mette in risalto un altro aspetto: gli uomini hanno completamente abbandonato la realtà, rifugiandosi all’interno del mondo virtuale. I contatti umani sono stati abbandonati e le uniche interazioni che si hanno sono quelle tra avatar. L’intera storia ruota attorno ad una sfida lanciata dall’ormai defunto co-fondatore e creatore di “Oasis” James Halliday. Quest’ultimo, infatti, prima di morire, ha lasciato un messaggio chiaro: il possesso di “Oasis” e quindi “il possesso del mondo” sarebbe andato a chi fosse stato in grado di risolvere tra sfide da lui progettate che avrebbero portato alla scoperta di un “easter egg” all’interno del mondo. Unico indizio lasciato ai giocatori è un’enorme videoteca contenente tutti i ricordi del defunto che avrebbe consentito, a chi fosse stato in grado di porre attenzione su alcuni aspetti della sua vita, di trovare un modo per superare le sfide. I giocatori, però, non sono gli unici a volere il possesso di “Oasis, attratti dall’enorme ricchezza che questa “simulazione” rappresenta, infatti, anche la multinazionale “Innovative Online Industries” (IOI), guidata da Nolan Sorrento, mira alla conquista del mondo virtuale per poterli dominare entrambi.

L’abbandono dell’Io “reale” in favore di un Io “digitale”.

Completamente assorbiti dal mondo virtuale, gli esseri umani si ritrovano a svolgere qualsiasi tipo di azione che richiederebbe un contatto con la realtà all’interno di un mondo che è accessibile solo grazie a strumenti digitali. L’unico che sembra essersi accorto di questo mancato approccio con il reale è il protagonista, Wade Wats, un ragazzo di diciassette anni che, innamoratosi dell’avatar di una ragazza soprannominato “Art3mis”, con la quale cerca di completare le sfide progettate da Halliday, esprime il desiderio di volerla incontrare nel mondo reale. Il rifiuto della ragazza è significativo: nonostante questa ricambi i sentimenti del protagonista, preferisce rifiutare la proposta, per evitare di doversi mostrare per come realmente è, per evitare di essere vista nell’unico corpo che non può modificare, quello reale. Costretti ad incontrarsi, poiché braccati dagli agenti della IOI, il giovane Wade confermerà quello che aveva in precedenza rivelato alla ragazza, cioè di provare davvero dei sentimenti nei suoi confronti e di apprezzare anche il suo vero aspetto. “Art3mis”, il cui vero nome è “Samantha Cook”, aveva rifiutato l’incontro per non dover essere costretta a mostrare una grande voglia che la ragazza ha su uno dei due occhi, che è sempre stata causa di disagio e che non è mai stata in grado di modificare.

La solitudine di Halliday e la ripresa del mondo reale.

Personaggio approfondito molto durante il corso del film è Halliday, genio creatore di questo mondo virtuale. Grazie all’enorme videoteca contenente i suoi ricordi, la personalità dell’uomo viene via via svelata, facendo crollare l’alone di “divinità” che quest’ultimo aveva assunto grazie alla creazione di “Oasis”, rivelando, invece, la personalità di un uomo solo, timido ed impacciato che non è mai riuscito durante il corso della propria vita a mantenere relazioni stabili, ritrovandosi inevitabilmente solo con la sua creazione. Una volta superata tutte le sfide e sconfitta la IOI, Wade si ritrova ad avere un dialogo con l’avatar di Halliday, il quale confessa al ragazzo di  aver creato “Oasis” perché sentiva di non avere un posto nel mondo e perché non era mai riuscito ad avere rapporti stabili con nessuno. Divenuto il possessore di “Oasis”, Wade comprende quanto sia importante trovare un equilibrio che possa mantenere intatte e separate la realtà virtuale e la “vera” realtà ed è per questo che, insieme ai suoi amici, decide di chiudere la simulazione due volte a settimana, in modo da poter favorire il ritorno dei contatti umani.

Tra reale e digitale: il concetto di equilibrio.

Il concetto di equilibrio, a mio avviso, è dunque la chiave di lettura più adatta a questo film. L’incessante sviluppo tecnologico che caratterizza il nostro secolo ci porterà ben presto a doverci confrontare con situazioni simili a quelle descritte nel film. Fuggire dal reale sarà presto un’alternativa e gli uomini saranno chiamati a scegliere se abbandonare in toto il reale per favorire una realtà fittizia o se restare, accettando che non sempre il mondo può essere modificato a forma d’uomo, rispettando dunque una delle principali regole cartesiane: “Bisogna cercare di vincere sempre se stessi piuttosto che la fortuna, mutare i propri desideri piuttosto che l’ordine del mondo”. Trovare dunque un equilibrio tra simulazione e realtà sarà indispensabile per evitare di perdere se stessi all’interno di una realtà esistente solo all’intero della rete.

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