Friends e le altre sit-com: la chiave del successo sta nella manipolazione psicologica?

Come fanno le sit-com a tenerci inchiodati davanti allo schermo, anche quando riguardiamo per la trentacinquesima volta lo stesso episodio? Le teorie della psicologia sociale sulla persuasione possono rispondere anche a questa domanda.

Alla fine di una lunga giornata fuori casa non esiste forza più intesa dell’attrazione magnetica combinata del divano e del telecomando. Non il telegiornale, né i talk show pomeridiani, né tantomeno i documentari sapranno frenare lo zapping tra i canali; almeno non quanto le affidabili, esilaranti sit-com. Perché è proprio quando siamo più stanchi e abbattuti che abbiamo bisogno di farci due risate. In questi momenti di massima vulnerabilità, le situation comedies scatenano il loro fascino e agiscono segretamente sulla nostra psiche.

La potenza dell’attraenza per gli amici newyorkesi

Consideriamo, ad esempio, LA sit-com per antonomasia: Friends. Quest’anno si festeggiano i 25 anni dal suo lancio negli USA, eppure la sua popolarità rimane indiscussa. A cosa è dovuto tanto successo? Alla base della vastissima quantità di fattori che collaborano a rendere Friends un cult tra le serie TV vi è sicuramente la combinazione di una scrittura brillante e di un cast decisamente fortunato, che ha consacrato i protagonisti (soprattutto Jennifer Aniston) nel firmamento delle star più amate degli anni ’90. Inoltre, la narrazione di episodi che seguono il filo della trama generale di ogni stagione, ma che, allo stesso tempo, contengono piccole trame indipendenti e complete nella loro brevità, che nascono e si estinguono nella durata dell’episodio, permette una visione saltuaria e disimpegnata della serie senza per nulla escludere l’affezionarsi del pubblico. È innegabile, infatti, il coinvolgimento emotivo di gran parte dell’audience odierna e non. Tale esito può derivare, tra le altre cose, dall’attraenza (secondo l’approccio atomistico della comunicazione persuasiva) dei membri del cast. Certo, può sembrare un ragionamento superficiale, perché l’aspetto fisico di una persona non è in sé sufficiente per giudicarla positivamente se priva di contenuti interiori piacevoli quanto i pregi esteriori. Si sa, però, che, nonostante nell’ultimo periodo vengano fortunatamente promosse nuove forme di bellezza che superano i canoni standard imposti dal passato sociale, la bella presenza è di fondamentale importanza nell’industria audiovisiva, e non a caso. È, infatti, dimostrato che le emozioni positive che si provano di fronte ad una fonte attraente durante la trasmissione di un messaggio comunicativo, non solo coinvolgono altri aspetti della fonte che nulla hanno a che fare con la bellezza (ad esempio la competenza o l’autorevolezza) ma tali qualità vengono estese, per opera dell’effetto alone, ai contenuti del messaggio, che risulterà piacevole, valido contenutisticamente e compatibile con la personalità del destinatario. Sì, perché non è attraente solo chi è considerato bello, ma anche (e soprattutto) chi è più simile a noi. Il processo di identificazione con la fonte -ovvero con i personaggi, nel nostro caso- è inevitabile se si mette in scena una varietà umana di ampia gamma. Monica, Rachel, Phoebe, Chandler, Joey e Ross conducono delle vite in cui tutto è veramente poco plausibile, a partire dalle loro professioni (soprattutto quelle di cameriera, paleontologo e attore saltuario), molto lontane dal consentire una stabilità economica tale da potersi permettere gli appartamenti in cui vivono e i vestiti all’ultima moda che indossano. Eppure appaiono così realistici ed equilibrati, mentre affrontano le proprie vicissitudini esistenziali, sentimentali e lavorative, da potersi calare di volta in volta nei panni di ognuno.

 

Nel posto giusto con la gente giusta

Modern family è tra le sit-com che fa della diversità dei personaggi la sua forza per raggiungere un target più ampio possibile, che permette a persone di ogni fascia d’età, genere, tendenza sessuale, appartenenza etnica ed estrazione sociale di immedesimarsi nelle situazioni portate in scena dai personaggi. In queste tre famiglie, infatti, l’amore non ammette limiti di alcun tipo e nessuno viene escluso o emarginato, ma chiunque viene accolto per quello che è. E così una coppia di omosessuali con la loro bambina vietnamita, un uomo sulla sessantina con la sua giovane e focosa moglie colombiana e il suo eccentrico figlio adolescente e una coppia sposata con tre figli decisamente difficili da gestire formano tutti una grande e affiatata famiglia che oltrepassa di gran lunga il concetto tradizionale. Lo stesso principio di familiarità può essere applicato anche ai luoghi più spesso frequentati dai personaggi delle situation comedies, che fanno della minima quantità di ambientazioni una loro caratteristica distintiva. La scarsità di ambienti inscenati consente la massima personalizzazione di tali luoghi da parte dei personaggi con cui ci si identifica, per cui con lo scorrere degli episodi si finirà per sentirli propri. Così il Central Perk di Friends, il MacLaren’s pub di How I Met Your Mother, l’Ospedale del Sacro Cuore di Scrubs oppure ancora l’appartamento di Sheldon e Leonard di The Big Bang Theory assumono una connotazione di calore familiare, sacralizzati quasi come la propria casa. Anzi, non è insolito per i fan più sfegatati fare di tutto per visitare i luoghi del set della propria serie tv preferita.

Riprova sociale? Ma non farmi ridere!

Se c’è una cosa che accomuna la maggior parte delle sit-com, dalle più datate alle più recenti, sono le iconiche, tanto amate quanto odiate, risate registrate. Anche se con il tempo ce ne si fa una ragione, arriva quasi sempre il momento in cui ci si chiede “Ma sono proprio necessarie?”. Ebbene, la loro utilità consiste non solo nella scansione dei tempi comici, ma deriva anche dal meccanismo psicologico che innescano, definito dallo psicologo statunitense Robert Cialdini “riprova sociale”. Tale meccanismo descrive la tendenza comune ad assumere il comportamento altrui come proprio, una scorciatoia per risparmiare al nostro cervello lo sforzo computazionale di dover compiere una decisione in maniera indipendente. Si tratta di un automatismo conveniente nella maggior parte dei casi ai fini della sopravvivenza della specie, anche se non sempre seguire la massa è consigliabile. Nel caso delle risate registrate, la riprova sociale viene inserita in una formula persuasiva che porta l’audience, una volta percepito lo stimolo della risata, a ridere a sua volta o, in ogni caso, ad assumere un atteggiamento divertito nei confronti di ciò che sta guardando. L’effetto della risata non è da sottovalutare, poiché è causa di uno stato umorale positivo nel pubblico che, volto a mantenere questa temporanea e superficiale felicità, attiva un processo di conservazione ricercando nuovamente ciò che l’ha reso felice: la sit-com.

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