I ricordi e “tutti quei sorrisi che si sprecano al telefono”: da Leopardi a Cremonini

Memoria: dalla ricordanza di Giacomo Leopardi alla canzone di Cesare Cremonini sugli inconsistenti ricordi racchiusi nei telefoni.

Dal videoclip di “Al Telefono”.

È inevitabile ammettere la portata del cambiamento che ha recato il telefono, con la sua evoluzione. Cesare Cremonini, nel suo ultimo brano, si sofferma però su un particolare aspetto: l’inconsistenza dei ricordi che siamo convinti di intrappolare nei nostri telefoni.

Tutti quei sorrisi che si sprecano al telefono

L’invenzione del telefono ha accorciato le distanze, la sua evoluzione ha fatto poi molto altro. Il telefono cellulare è oggi una comodità che racchiude una quantità tale di funzioni da avere per molta gente sostituito l’impiego di altri oggetti come orologio, agenda, fotocamera e altro. Cesare Cremonini, nel suo ultimo brano, riflette su una particolare potenzialità del telefono: quella di creare un’innumerevole quantità di ricordi che sono in realtà completamente privi di consistenza. Per toccare un reale sensazione, afferma l’artista nella spiegazione del brano, occorre di fatto fare un significativo scavo nella nostra memoria, e si tratta di un’operazione che ha poco a che fare con la collezione di ricordi che quotidianamente accumuliamo nei telefoni cellulari.

Quando qualcuno mi chiede di te gli rispondo così prima di scappare

Fammi una fotografia

e tienila per sempre nel telefono

ti dico una bugia

è facile lasciarsi in un telefono…

Quante volte penserai che è vero

che sei rimasta sola in mezzo al cielo

ma sono solo anch’io come uno scemo

al telefono

[…] e adesso fammi una fotografia

e tienila per sempre nel telefono

voltati e vai via

per tutti quei sorrisi che si sprecano

al telefono.”

Il brano anticipa il nuovo album, che sarà pubblicato venerdì 29 novembre e che da Cremonini stesso è stato definito come un “forziere“. Sei brani inediti, trentadue successi rimasterizzati, sedici interpretazioni per piano e voce, diciotto demo originali tra home recording e alternative takes mai pubblicate, quindici brani strumentali: questo è CremoniniThe Best Of. Un progetto del genere fonde nel presente musicale dell’artista il suo passato e il suo futuro, oggetto della sua riflessione già nel brano Al Telefono.

La scienza ha scoperto che nel nostro cervello il passato e il futuro (i ricordi e l’immaginazione) si attivano sempre insieme. Se non possiamo ricordare, dunque, non possiamo nemmeno immaginare.”

Questo scrive il cantante in un post su Instagram, in cui spiega che per questa ragione la memoria è una funzione imperfetta, una delle più fragili dell’uomo. La sua imperfezione però, aggiunge, si configura come un vero e proprio super potere: ci consente di creare soluzioni e di inventare nuove immagini. Il nostro cervello reinterpreta i ricordi con l’immaginazione, per giungere a costruire delle prospettive future. È dunque da questa fragilità della memoria che prendono forma anche le canzoni, afferma Cesare Cremonini. Sembra chiaro il motivo per cui nega l’utilità dei ricordi racchiusi in fotografie ben definite e archiviate nel telefono: è necessario ricercare con cura nella nostra memoria i ricordi, per creare delle prospettive future e continuare a sognare.

“Alla Luna”: la ricordanza di Giacomo Leopardi

La ricordanza, intesa come atto del ricordare, è uno degli elementi fondanti della poetica di Giacomo Leopardi. L’atto di rimembrare, quello che consente di rievocare una qualsiasi situazione e le relative sensazioni, è per il celebre poeta qualcosa di positivo. Anche quando ciò che si ricorda è doloroso, la rimembranza riesce a provocare piacere, perchè grazie alla lontananza della prospettiva di quel momento riesce a filtrare il ricordo. Nella memoria si conserva un’immagine soggettiva, e nel momento dell’evocazione l’oggettività viene meno, in favore del valore aggiunto che custodisce il ricordo.

La ricordanza è il titolo originario di un idillio, poi modificato in “Alla Luna“:

“O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!

Giacomo Leopardi

La contemplazione della luna, in cui l’autore si rispecchia, rievoca un analogo momento del passato. L’io lirico contempla la luna con gli occhi colmi di lacrime, ma il ricordo è comunque ritenuto positivo. Angoscia e dolore dominavano la contemplazione della luna nel passato e continuano a farlo nel presente, ma il fatto di possedere un ricordo e di poter rievocare quelle sensazioni, a distanza di tempo, appare piacevole. La rimembranza si configura così come un antidoto al dolore e all’angoscia.

Immagini e ricordi, da Leopardi a noi

Dalla poesia di Leopardi alla sensibilità contemporanea, i ricordi portano con loro qualcosa di magico che annulla le distanze con il passato. Oggi il modo più semplice per evocare situazioni e sensazioni è quello di sfogliare fotografie e ricordi, e buona parte di questi si trovano nei nostri telefoni. E così è facile rivivere tutti quei sorrisi che si sprecano al telefono, definiti inconsistenti da Cesare Cremonini. È piacevole sfogliare la galleria del cellulare, e diventa più complesso ricercare vecchie sensazioni nella contemplazione della luna. Se è vero che ricordi e l’immaginazione nel nostro cervello si attivano sempre insieme, è possibile che la facilità di reperire ricordi, che lascia poco spazio all’esercizio della memoria, possa con il tempo appiattire la nostra immaginazione?

 

 

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