Il mondo è in protesta dall’Asia all’America, è la fine della storia?

Analisi delle proteste che imperversano in tutto il globo attraverso gli occhi di Emmanuel Todd e il suo “After the empire”

Da Hong Kong alla Catalogna, dalla Bolivia all’Iran, quasi ogni continente sul pianeta ha almeno un paese coinvolto in proteste, golpe o rivoluzioni, il 2019 potrebbe passare ai posteri come uno degli anni più turbolenti di inizio secolo.

Gli anni che stiamo vivendo non sono frutto di eventi sporadici e scelte casuali senza alcun collegamento, ogni movimento d’azione che attualmente esiste, ha un nesso con la nostra vita, cerchiamo di capire questo periodo analizzando i saggi filosofici/politici di Emmanuel Todd e Francis Fukuyama.

Emmanuel Todd, previsioni o profezie?

Emmanuel Todd (1951), filosofo e antropologo francese, attirò l’attenzione nel 1976 quando predisse la caduta dell’URSS basandosi sull’aumento del tasso di mortalità infantile e sulle spese militari eccessive e fallimentari del regime sovietico, venne quindi dichiarato Anti-Comunista e nel 2003 con la pubblicazione di “After the Empire” si guadagnò anche l’appellativo di Anti-Americano; ma perché un antropologo francese che pubblica un saggio politico/filosofico sulla decadenza del sistema Statunitense 16 anni fa dovrebbe avere qualcosa a che fare con le proteste dilaganti oggigiorno? La risposta è da individuare in ciò che Todd afferma, analizza e argomenta ossia che gli Stati Uniti non sono diventati una superpotenza per strategia o supremazia ma per mera fortuna conseguente la caduta dell’Unione Sovietica, evento che portò il governo Americano e i suoi stessi cittadini alla –falsa- consapevolezza della superiorità etica e pragmatica del sistema capitalistico, ciò incremento quel circolo vizioso di consumismo e imprenditorialità che permea da sempre la nazione di Zio Sam, un sistema che però è tra i primi al mondo per disparità di benessere con povertà e ricchezza estrema e una classe propriamente detta “benestante” sempre più in via di estinzione; la caduta dell’URSS e lo smantellamento successivo di moltissimi regimi comunisti ha portato gran parte del mondo occidentale -e non- alla stessa convinzione dell’America Clintoniana, ossia la superiorità del “Regime Capitalistico”; Todd nel 2003 quindi predisse che il capitalismo ormai dilagante nel mondo avrebbe portato a una disparità senza pari, con una conseguente crisi globale e una stagione di proteste mondiale, aveva ragione?

Ineguaglianza, il carburante di ogni rivoluzione

Nel 2018, un’analisi IPS di Forbes mise in luce una realtà senza precedenti, i 10 uomini più ricchi al mondo avevano tanta ricchezza quanto quella di 10 stati interi, nel 2008 la grande recessione sconvolse l’economia occidentale e mondiale con dei postumi evidenti tutt’oggi, nel 2016 la Brexit vinse, Trump venne eletto presidente e i populismi macinavano voti tra le grandi masse, sono passati 3 anni e il mondo sembra ben lontano dalla stabilità, proteste e rivoluzioni –come suddetto- dilagano per tutto il globo ed Emmanuel Todd ci spiegò il perché 16 anni, ci disse perché queste rivolte sarebbero state collegate anche se all’apparenza non lo sarebbero sembrate. Il Cile pur essendo un paese sviluppato con un’ottima economia di mercato spicca al primo posto per l’ineguaglianza di ricchezza, le proteste sono quindi giustificate dalla disparità stessa, il movente di tutto ciò è nella definizione stessa delle rivolte cilene; la Catalogna chiede l’indipendenza dalla Spagna da anni, ma ora i tempi sembrano maturi per chiedere un riconoscimento vero e proprio da parte del Governo, quello stesso governo che 2 anni fa dichiarò il referendum per l’indipendenza incostituzionale, ancora una volta Ineguaglianza, un’ineguaglianza di stampo politico, nazionale, sociale e culturale, molto diversa dall’ineguaglianza carburante delle proteste cilene ma pur sempre ineguaglianza; e così anche Hong Kong, Iran, Bolivia ecc… la disparità domina, di natura diversa, con motivi differenti e scopi altrettanto eterogenei, che sia davvero l’inizio della fine della storia?

E ora, che aspetto avrà il futuro?

Citando Francis Fukuyama (1952) in “The end of History” (1992), <<Con la dissoluzione dell’Unione Sovietica le democrazie occidentali ascenderanno a modello di base sul quale fondare uno stato, ergo per cui l’umanità raggiungerà una sorta di Storia Post-Guerra, un mondo nel quale le lotte ideologiche non esistono più in quanto l’intero globo sarà soggetto a un “Regime democratico occidentale”>> Per il filosofo e politologo Americano è la fine della storia, un concetto che meriterebbe librerie saggistiche a parte ma che in questo articolo verrà parzialmente -e neanche del tutto correttamente- accennato, con fine della storia si riprende, in parte, la definizione di Marx e Hegel secondo il quale la storia è una progressione lineare da uno stadio socio-economico ad un altro, con l’unificazione e graduale assimilazione di un solo sistema, la progressione smette di operare e la storia passa dall’essere il racconto dell’evoluzione umana in tutti i suoi aspetti a una mera e banalissima successione di eventi racchiusi all’interno di un sistema omogeneo; Fukuyama con questa teoria sollevò non poche polemiche e tutt’oggi che si possa condividere o meno rimane dubbio, nonostante la sempre più reale concretizzazione di quanto detto, difatti gli eventi turbolenti che stanno scuotendo il mondo dall’inizio del millennio potrebbero essere una naturale manifestazione di quanto predetto in “The End of History”.

Ciò che ci aspetta nel prossimo futuro spaventa perché il futuro è incerto, ma ciò che è certo, invece, è la notevole valenza che gli eventi attuali avranno per l’umanità; forse è davvero la fine della storia o forse un nuovo inizio che visto con gli occhi ancora troppo immaturi dell’uomo contemporaneo può essere scambiato per un’apocalisse.

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