“American Horror Story: 1984”, quando i veri mostri sono gli esseri umani

Serial killer: mostri spaventosi ma molto popolari nella cultura di massa. Una prova? AHS. ATTENZIONE AGLI SPOILER!

Alcuni dei personaggi degli slasher movie anni ’80 che hanno ispirato l’ultima stagione di AHS.

American Horror Story è una serie TV piuttosto famosa e, persino chi non è affascinato dal genere,  ne ha sentito parlare. La sua ultima stagione, appena conclusa, torna nuovamente ad inquietarci con fantasmi e, soprattutto, i temuti serial killer. Mi raccomando, attenzione agli spoiler!

Anni ’80: aerobica, tutine, Madonna e ovviamente…i serial killer!

Gli anni ’80, oltre che per varie e strampalate mode, gruppi e cantanti che hanno fatto la storia e nuovi tipo di balli ormai estinti, sono anche (tristemente) famosi per essere tra gli anni più proficui per i serial killer. E American Horror Story, serie TV nota per il suo aspetto creepy e la costante abilità nell’unire fatti di cronaca vera, più o meno mascherati, con storie inventate di sana pianta ma comunque spaventose ed inquietanti, ha racchiuso l’essenza degli anni ’80 nell’ultima stagione, conclusasi il 13 Novembre di quest’anno. “American Horror Story: 1984” ha una trama che riprende gli slasher movie anni ’80. La storia, che ricorda molto un “Venerdì 13” vede come protagonisti un gruppo di ragazzi che finisce in un campo estivo in cui vengono decimati uno ad uno. Ma non è un solo serial killer ad ucciderli ma ben…due, tre, quattro, insomma, non si capisce bene ma è un vero e proprio massacro. Grazie ai continui colpi di scena che ci rendono confusi quanto i personaggi stessi, la stagione, molto riuscita, riesce ad unire l’horror cult anni ’80 e le terribili storie vere di quegli anni. Si, perché oltre ad essere presente una trama- ovviamente- inventata di sana pianta, sono presenti anche spaventosi eventi di cronaca reali. Quello che colpisce (e forse spaventa) di più è la presenza di Richard Ramirez, ovvero “The Night Stalker“, uno dei serial killer più crudeli della storia americana, e non solo. Come se la sua spaventosa presenza non bastasse, altri mostri girano per il campo a mietere vittime. E non si parla di mostri sovrannaturali (almeno all’inizio), ma umani. Perché si, i mostri peggiori risultano essere le persone che, per un motivo o per un altro- vendetta, puro odio o semplice voglia- arrivano a compiere atti terribili e crudeli. E’ questo che vedrete nell’ultima stagione di American Horror Story: la follia umana che sfocia in pura violenza e malvagità. I serial killer.

Zach Villa, attore che interpreta Richard Ramirez nell’ultima stagione di American Horror Story.

Ma quindi chi sono? Definizione e delucidazioni

Perché li chiamiamo serial killer? Cosa li distingue da un assassino “normale”? Anzitutto, lo dice la parola stessa: si tratta di individui che commettono più omicidi, in maniera quasi ossessiva e che, normalmente, concentrano le loro azioni verso sconosciuti. Utilizzano lo stesso modus operandi (ovvero lo stesso modo di uccidere le vittime) e in genere la caratteristica compulsiva dell’azione è data da traumi della sfera emotivo-sessuale. Come se tutto ciò non bastasse, sappiate che i serial killer sono anche astuti e calcolatori: uccidono per un arco di tempo prolungato con varie pause, durante le quali vengono condotte vite relativamente normali, sotto gli occhi di tutti ma che, molto probabilmente, nascondono già la pianificazione di un nuovo attacco. Aspettate ancora un attimo, il peggio deve ancora venire. Molto spesso tendiamo a raffigurarci queste persone come emarginati, stranieri, minacciosi o instabili. Vi sorprenderà sapere che si tratta di tutto il contrario. Come disse lo stesso Ted Boundy “Noi serial killer siamo i vostri figli, i vostri mariti, siamo ovunque“. Spaventoso, ma fa capire chiaramente che il serial killer potrebbe essere proprio la persona che sospettate di meno. Un  padre di famiglia, un compagno di studi, la vicina di casa che vi presta lo zucchero…insomma, potrebbe essere chiunque, magari qualcuno che sta accanto a voi proprio in questo momento. Le motivazioni psicologiche posso essere varie, ma in genere riguardano la sensazione di potere o appagamento di parafilie (che determina, in particolare, un comportamento sadico).

Il vero Richard Ramirez. In tribunale, durante l’udienza, si è presentato con il simbolo di Satana tatuato nella mano.

Quando i serial killer sono troppi, si dividono per tipi

I criminologi hanno cercato di individuare delle tendenze comuni ad alcuni serial killer, in modo tale da facilitarne la divisione per tipi. Prima di tutto, però, bisogna spiegare che esistono due tipi di suddivisioni possibili: organizzazione/disorganizzazione e tipi di motivazione. La prima categoria divide i tipi organizzati (uccisori lucidi, spesso molto intelligenti e metodici nella pianificazione degli omicidi) dai tipi disorganizzati (agiscono impulsivamente, uccidendo quando se ne trova l’occasione, certe volte non occultano nemmeno le tracce). La seconda suddivisione prevede delle sottocategorie, a seconda, appunto, del movente degli omicidi. Le sottocategorie sono:

  • Visionari/Allucinati: i serial killer di questo tipo uccidono a causa di malattie mentali, come la schizofrenia, che portano il soggetto ad uccidere in seguito ad allucinazioni o per motivazioni assurde dovute alla stessa malattia.
  • Missionari/Omicidi rituali/Muti Murders: nel primo caso, sono gli assassini seriali che uccidono per una “missione” (ad esempio, ripulire la società). Spesso sono fanatici religiosi o politici che mandano messaggi per giustificare i loro gesti. Nel secondo caso, invece, si rifanno a rituali magici per preservare il loro corpo, ricevere poteri o creare vari intrugli magici. Simili sono gli assassini della terza categoria, che in genere si professano come sciamani, capi di sette religiose “mandati”  da divinità con uno scopo preciso.
  • Edonistici: assassini che uccidono con lo scopo di provare piacere. Alcuni amano la “caccia” più che l’omicidio, altri torturano o violentano le vittime prima o dopo gli omicidi. Molti di questi omicidi sono legati al piacere sessuale, provato anche senza un contatto fisico con le vittime.
  • Dominatori: E’ il caso di serial killer che vogliono esercitare il proprio potere sulle vittime, contribuendo all’innalzamento della propria stima. In genere è un comportamento attuato dai serial killer per compensare abusi subiti durante l’infanzia, per questo motivo la violenza perpetuata nei confronti delle vittime (spesso di tipo sessuale senza provare piacere) rappresenta la stessa subita.
  • Angeli della morte: sono gli assassini seriali che agiscono in ambito medico. In genere, gli omicidi avvengono con l’uso di sostanze iniettate ai pazienti. Spesso capita che questo tipo di serial killer inietti sostanze nocive col solo fine di curare il paziente per sentirsi utili e mossi dal desiderio di essere fondamentali per le vite degli altri. Dopo vari tentativi di salvare la vita alla stessa vittima, la uccidono.
  • Motivati dal guadagno: in genere, gli assassini motivati da un guadagno materiale non sono catalogabili come serial killer. Tuttavia, sono presenti alcuni casi limite in cui gli assassini seriali uccidevano ossessivamente col solo scopo di derubare le vittime.
  • Vedove nere: in genere si tratta di donne (in alcuni casi anche uomini) che sposano persone ricche con il fine di ucciderle per prendere possesso dei loro beni, solitamente avvelenando le vittime o imitando incidenti domestici
  • Altre motivazioni: alcuni casi di assassini seriali presentano caratteristiche di più categorie. Per esempio, può capitare che un assassino seriale abbia un disturbo di tipo paranoie associato a un profondo piacere provato durante la “caccia” delle vittime.
Alcuni dei serial killer più famosi della storia per via dell’efferatezza e della crudeltà delle loro azioni.

La teoria dei multifattori spiega gli antefatti della vita del killer

Un serial killer può nascere così, all’improvviso? Molti pensano che i serial killer non siano altro che il frutto di pura malvagità che esplode all’improvviso. Solo questo? Studi di casistica sono riusciti a determinare una complessa psicologia che sta dietro alle menti degli assassini seriali. In particolare, ha determinato tre fattori principali che influenzano la sfera psicologica dell’individuo e che influiscono l’uno sull’altro, e sono: fattori socio-ambientali (ambiente familiare e personale, inserimento all’interno della società, eventi predisponenti o scatenanti, influenze subculturali), fattori individuali (tratti psicologici e psicopatologici, sessualità, vita immaginativa, bisogni soggettivi, capacità di elaborare i traumi) e fattori relazionali (comunicazione dell’individuo con se stesso, con la famiglia del soggetto, con i partner, con la società, con la violenza). In particolare, la famiglia, che compare in due tipi di fattori, è il primo nucleo relazionale del soggetto ed influenza inevitabilmente le relazioni future del soggetto, ma non solo. Anche il comportamento, la considerazione di sé e le aspettative sulla società. Famiglie maltrattanti e abusanti sono determinanti per il tipo di relazione che si verrà a creare tra il serial killer e la vittima, che in genere è di tipo oggettuale, ovvero il serial killer non reputa mai la vittima come una vera persona, ma come un oggetto per soddisfare i suoi bisogni. Le famiglie problematiche dei serial killer (cosiddette “multiproblematiche“)  sono composte prevalentemente da soggetti che hanno avuto problemi con la legge, con l’accettazione sociale o sono stati a loro volta vittime di abusi. Inoltre, caratteristiche tipiche sono: un genitore abusivo e uno remissivo, coesione genitoriale molto bassa, un genitore periferico ed uno “sovraccaricato“, genitori aggressivi, genitori assenti o senza un vero e proprio ruolo genitoriale, morte improvvisa di un genitore, abusi. Tuttavia, non solo nel caso di famiglie “naturali” avvengono continui abusi. Anche in famiglie con figli adottivi gli abusi o il mancato inserimento sociale causano problemi relazionali.

«Uno che faceva un censimento, una volta, tentò di interrogarmi. Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti.»

E prima del serial killer? Ci sono fattori predittivi?

Ebbene, esistono dei segni premonitori di un comportamento del genere. In particolare, Newton elenca alcuni comportamenti (infantili o adolescenziali) comuni a molti serial killer. Tra questi vi sono: isolamento sociale (la fantasia assume un ruolo predominante e compensa la mancanza di stimoli positivi), difficoltà di apprendimento (danni fisici e mentali, deprivazioni, mancanza di fiducia cronica negli altri causano vere e proprie difficoltà di apprendimento che si riflettono nella sfera scolastica del soggetto, aumentando i problemi sociali), sintomi di danno neurologico (ferite o malattie), comportamento irregolare (bisogno immotivato e cronico di mentire, ipocondria, comportamento camaleontico), problemi con le autorità e con l’autocontrollo, attività sessuale precoce e bizzarra (in età precoce i soggetti dimostrano dimostrazioni di sessualità violenta o abusiva nei confronti degli altri), ossessione per il fuoco, il sangue o la morte, crudeltà verso gli animali o altre persone, furto e accaparramento, comportamento autodistruttivo (come l’automutilazione, comportamenti impulsivi o ossessivi come disturbi alimentari o dipendenze). Insomma, i comportamenti che possono predire un futuro serial killer sono molto chiari, tuttavia spesso non notati. Dal quadro generale, infatti, è chiaro come spesso i bambini o gli adolescenti con una predisposizione a diventare serial killer spesso provengano da contesti familiari molto difficili, dove è quasi impossibile notare comportamenti trasgressivi, autolesionisti o rischiosi per il soggetto e le sue relazioni presenti e future. Ad ogni modo, potete trovare tutto questo in “American Horror Story: 1984”, non solo nei personaggi storicamente esistenti, ma anche in quelli inventati ad hoc per creare una nuova, stimolante, inquietante stagione.

Le foto dei baby-killer più famosi di sempre. I serial killer non sono sempre adulti crudeli e spietati. La malvagità non risparmia nemmeno i bambini.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.