Freeda è davvero una pagina femminista? Ce lo spiega Frida Kahlo

Possiamo trovare tracce di sessismo in una pagina social ad orientamento prettamente femminista?

Suffragette manifestano per il diritto di voto.

 

 

Ogni estremismo è da condannare. Qualunque ideologia portata all’eccesso con l’obiettivo di danneggiare il prossimo è malsana, aspra, irsuta, e porta il più delle volte al nulla più assoluto: l’odio che genera odio, il fuoco che cerca di spegnere il fuoco, il gatto che si morde la coda; Freeda è una pagina Instagram, una pagina Facebook, ed un canale Youtube, ma è in primis un’azienda, ne scopriremo i retroscena, le testimonianze dirette di alcune utenti e le controversie.

Puntualizzazioni…

Non ci è dato sapere molte cose riguardanti la pagina Instagram ed il progetto imprenditoriale di Freeda, a partire dal nome: c’entra qualcosa Frida Kahlo? Mah. Dei giornali diventa sempre più difficile fidarsi, e la redazione di Freeda è reticente a rispondere alle e-mail in cui vengono loro chieste informazioni di carattere tecnico ed economico.

La misoginia è una piaga, e questo è un dato di fatto, ma il femminismo Pop, panciuto, radicale e stereotipato proposto da alcune pagine Instagram come (“stavolta lo devo dire, devo fare nomi e cognomi”) Freeda, Insanitypage, “Noi ragazze serie” ecc., è anch’esso un fenomeno che sta facendo perdere il concetto stesso di “femminismo”, facendolo sfociare nel “salottianesimo” e nel “tiktokianesimo”, azzerando la militanza vera e propria.

Tutto ciò che è stato scritto è riscontrato tramite fonti che l’autore (sì, parlo in terza persona come Zlatan) sarà ben contento di fornire, nessuno sta insinuando che non esistano pagine profondamente maschiliste, il fenomeno descritto, in questo caso per Freeda, deve chiaramente essere stigmatizzato da ambedue le parti.

Il femminismo nella Pop Art

Chi c’è dietro a Freeda?

Come già detto, Freeda è un’azienda, quindi lo scopo principale è quello di lucrare, nulla a che vedere con ciò che l’immaginario dell’utenza prettamente femminile crede: la pagina non nasce dall’idea di alcune donne con il nobilissimo scopo di diffondere ideologie femministe.

I due fondatori sono: Gianluigi Casole, del team investimenti diretti di H14, family office di Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi, Andrea Scotti Calderini, che lavorava per Publitalia 80, concessionaria esclusiva di pubblicità del Gruppo Mediaset.

Tra gli investitori Vip del progetto, oltre che Luigi Berlusconi, c’è Ginevra Elkann, c’è Tomaso Trussardi, ci sono insomma personalità in grado di rastrellare grosse quantità di capitale, tanto che grazie agli investimenti, la pagina conobbe una crescita repentina e per certi versi miracolosa, raggiungendo in pochissimo tempo, seguaci nell’ordine dei milioni di utenti.

Andrea Scotti Calderini e Gianluigi Casole, i due fondatori di Freeda.

Finto femminismo e Body positivity

Secondo la venerabilissima enciclopedia Treccani, con “femminismo” si intende: “Movimento di rivendicazione dei diritti delle donne (…) nato per raggiungere la completa emancipazione della donna sul piano economico, giuridico e politico, tal movimento auspica un mutamento radicale della società e del rapporto uomo-donna (…)”, non divisione e misandria, ma parità, non femminismo Pop e salottiano, ma vero e proprio cambiamento societario

Su Freeda tutto è molto rosa, e questo è il primo stereotipo, il colore rosa è collegato al movimento femminista solo in epoca molto recente, cromatismo derivante da una scelta completamente arbitraria e priva di fondamento storico.

In Freeda non esistono donne con passioni tipicamente maschili, o ritratte mentre svolgono un lavoro che vede una fattuale maggioranza maschile, ogni 10/11 foto abbiamo un post che potrebbe anche interessare gli uomini, e spesso sono i soliti “anche l’uomo piange” o padri che curano i figli, cosa che ormai da parecchi decenni non è più vista come trascendentale ma meravigliosamente ordinaria.

Ci sono storie di donne obese su Freeda, corpi di cui viene esaltata la bellezza come a normalizzare quella che è a tutti gli effetti una malattia (vedi post 17 dicembre 2020); non ci sono corpi sottopeso su Freeda, forse perché la “Thin Privilege”, il “privilegio di essere magri”, a volte patologicamente troppo magri, non è degno di attenzione come l’esaltazione della “Body positivity” delle persone a volte patologicamente sovrappeso, non ci è dato sapere il perché.

Siamo d’accordo che una persona obesa è una persona malata che non va insultata e derisa ma aiutata e indotta alla guarigione da una malattia, senza apostrofarla continuamente con il solito “alza quel cu*o dal divano”? Secondo me sì, non secondo Freeda, che si limita a didascalizzare certe foto con “questo corpo è bellissimo”, la bellezza è soggettiva, la salute no. 

Frida Khalo sarebbe d’accordo?

“Freeda” e lo pseudonimo Frida Kahlo sono cose diverse, Freeda sarebbe il femminile di “Freedom”, la traduzione inglese per “libertà”, se poi la pagina voglia alludere per assonanza all’artista messicana, non ci è dato saperlo.

Frida Kahlo è ormai nota soprattutto per le sue ideologie femministe e non per la sua carriera artistica, la sua arte fu de facto rispondente alla corrente surrealista, ma lei non si sentiva tale, poiché dipingeva ciò che provava, come ad esempio nell’immagine in evidenza: “la colonna rotta”, ella fu infatti reduce da decine di interventi chirurgici a seguito di un gravissimo incidente che la costrinse ad una lunga convalescenza.

Ebbe una “relazione tossica” con Diego Rivera, anch’esso pittore e muralista, la loro fu una relazione aperta in cui sia una parte che l’altra ebbero avventure extraconiugali, cosa che faceva molto soffrire la giovane artista, che usava la pittura come antidoto per il dolore sia fisico che sentimentale.

Per quanto riguarda le ideologie, non fu proprio fautrice della misandria, ma della parità, dell’autonomia e dell’indipendenza delle donne, nulla a che vedere con ciò che propina Freeda alla sua utenza.

In fondo no, Frida non sarebbe d’accordo, se dovesse aprire Instagram ed iniziare a seguire Freeda, probabilmente si triggererebbe: per la non voluta assonanza con il suo pseudonimo, si inorridirebbe di fronte alla stucchevolezza cromatica ed alle migliaia di sponsorizzazioni di marchi molto noti che per produrre i propri articoli, sfruttano e sottopagano soprattutto la manodopera femminile e minorile.

“Il cervo ferito”, rappresentazione di un ennesimo intervento chirurgico andato male.

Qualche testimonianza diretta:

Commento sotto una foto di una modella curvy:

Mah, e una donna in sottopeso mai eh? Dite di amare tutti i corpi ma voi ne “pubblicizzate” solo uno, quello in sovrappeso.

Tacciata di insensibilità e di non provare empatia.

Sotto al video Youtube di Marco Crepaldi intitolato “Tutta l’ipocrisia di Freeda”, sorprende un commento in particolare:

Da ex-obesa, vi garantisco che i post di Freeda che inneggiano all’obesità sono tra i peggiori in assoluto. Io ho rischiato il diabete, che è il motivo principale per cui mi misi a dieta e persi oltre 30kg. Per favore, smettetela.

Stesso video, altro commento, sintetico ma taglientissimo:

…Una fabbrica di luoghi comuni

Sotto una foto che ritrae Frida Kahlo convalescente che dipinge sul letto, la didascalia apposta alla foto dice che Frida Kahlo iniziò a dipingere “per noia” dopo l’incidente, diffondendo una grossa panzana però molto suggestiva e nazionalpopolare; ed infatti un’utente ribatte:

Bhe, in realtà Frida dipingeva sin da piccola facendo addirittura ritratti di alcuni suoi compagni (…) dipingeva come antidoto al dolore, non certo per noia

Durante la convalescenza, Frida Kahlo iniziò a dipingere “in modo serio”, facendo molti autoritratti, un periodo buio della sua via che la costrinse ad indagare soprattutto su sé stessa, in questo caso tramite la pittura.

 

 

 

 

 

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