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Cosa sono il falso abuso e la resistenza all’ascolto: analizziamoli attraverso la serie “Unbelievable”

Cosa sono il falso abuso e la resistenza all’ascolto: analizziamoli attraverso la serie “Unbelievable”

L’abuso ancora oggi, è un tabù. Si fa fatica a raccontare una tale esperienza, ma soprattutto si fa fatica ad ascoltare e agire nel modo giusto.

Nella serie Unbelievable, un’adolescente, diviene vittima di un abuso, ma presa dalla confusione e dalla paura non riesce a ricordare bene l’accaduto. Da quel momento gli adulti che le stanno attorno, trovano giustificazioni di quello che le è successo dai suoi atteggiamenti, e non le credono più, cominciando a pensare che sia un falso abuso.

I fenomeni nella serie

Unbelievable, è la storia di una ragazza statunitense, vittima di uno stupro. Di quello che l’è successo non ricorda molto, ha delle immagini sfocate nella mente e le sequenze di quella notte sono confuse. La sua testimonianza non basta a convincere la polizia a prendere provvedimenti. Da questo punto, emerge la prima resistenza all’ascolto, da parte delle forze dell’ordine, che spingono Marie a non denunciare. Dal ritiro della denuncia cominciano a concatenarsi pregiudizi e teorie sulla protagonista. Ma quali sono gli elementi che portano gli adulti a non crederle?

Marie, è una ragazza orfana, che vive in una comunità con altre ragazze e ragazzi. Questa sua condizione, porta il detective a pensare, che sia una ragazza confusa e complessata, alla ricerca di attenzioni da parte di figure più adulte, cercando di mettere su, un falso abuso. Con questa teoria, si liberano di questa faccenda, che per loro è solo un capriccio e una perdita di tempo.  Da questo momento in poi, tutti i componenti della comunità, a partire dalle ragazze e ai ragazzi, agli operatori, cominciano a mettere in dubbio ogni sua parola, allontanandola e disprezzandola per aver inventato una tale menzogna.

Le uniche persone da cui poteva avere conforto, a questo punto, erano i suoi genitori affidatari. Ma anche loro, hanno cominciato a trovare giustificazioni a quella situazione. La sua mamma affidataria, infatti, aveva notato uno strano atteggiamento di Marie nei confronti di un ragazzino, cioè mettersi in mostra, per farsi notare. Tutti potremmo pensare che si tratti di un semplice atteggiamento di una ragazzina nel pieno della sua adolescenza a cui le piace un suo amico; in quel contesto e dopo quella situazione, però, la donna cominciò a pensare che fossero stati proprio questi suoi atteggiamenti provocatori ad attirare un presunto stupratore, trovando così la motivazione all’accaduto e addossandole la colpa.

La cosa peggiore è, che a tutte queste teorie e pensieri su di lei, si sono susseguiti pregiudizi, per i quali, i suoi amici e il suo papà affidatario, evitavano le situazioni in cui dovevano stare da soli con Marie, per evitare che lei, per un piccolo atteggiamento frainteso, avesse potuto inventarsi un’altra storia mettendoli nei guai.

La resistenza all’ascolto

Il primo scoglio, ma soprattutto la causa cardine, che ha portato tutti a non credere all’accaduto di Marie è la resistenza all’ascolto, ma di cosa si tratta esattamente?

Resistenza all’ascolto vuol dire rigettare quello che si viene detto per diverse motivazioni. Il primo caso di resistenza è quello da parte delle istituzioni, come abbiamo visto nella serie, che rinunciano a riconoscere l’abuso, sbattendo la porta in faccia alla vittima, senza accogliere la necessità di aiuto. Inoltre, ci sono altri casi, come la resistenza degli operatori, che spesso intimoriti da quanto raccontato, si fanno prendere dall’impotenza, dalla confusione e dalla paura di mettersi in mezzo a conflitti, e non fanno nulla di utile per aiutare la vittima. Un altro tipo di resistenza è quello da parte della vittima stessa, come in parte è successo a Marie, che rifiuta di ascoltarsi, a causa del trauma, e dei pensieri e sentimenti associati all’abuso che ha vissuto.

Ma il caso di Marie non è l’unico in cui si mettono in discussione diversi fattori, in quanto l’abuso su minori è un fenomeno complesso, multi problematico e difficilmente rilevabile con certezza, richiedendo una presa in carico delle situazioni dubbie. Perciò, tende a richiamare l’attenzione quando assume un livello di gravità irrimediabile, ma proprio per questo bisogna avere atteggiamenti e interventi che possano risolvere la situazione tempestivamente. Ciò è dovuto al fatto che l’abuso è connesso ad un alto indice di occultamento, cioè ricollegandoci alla resistenza all’ascolto della vittima, quest’ultima non testimonierà, o non ha ancora l’età per capire cosa stia succedendo realmente. Molte volte, anche la famiglia contribuisce all’occultamento, negando l’accaduto, un po’ per non credere che tale cosa sia successa al proprio figlio o figlia, o per paura di inserirsi in altri conflitti e procedimenti penali. Tutto questo, senza un intervento e senza aver ottenuto giustizia, è un fenomeno che tenderà a perpetuarsi, il che vuol dire che la vittima, ha grandi probabilità di sviluppare una patologia psichiatrica mai curata e trattata, e tenderà a diventare un adulto maltrattante.

Il falso abuso

Ma quindi, come mai un abuso non è rilevabile con certezza? Non basta la testimonianza del minore? Purtroppo, no. Questo è dovuto ad episodi in cui, minori, perlopiù adolescenti, hanno messo in atto l’invenzione di un falso abuso. Questo fenomeno avviene spesso, coinvolgendo nell’accaduto i famigliari stessi, piuttosto che sconosciuti. Accade soprattutto in nuclei famigliari già in situazioni complesse: mancanza di un genitore, coniugi separati, gelosie per le matrigne o patrigni. In queste situazioni, chi ne va di mezzo, sono spesso i bambini, e la situazione si fa ancor più complessa con gli adolescenti. Questi, si trovano in un periodo della loro vita, dove cominciano a capire molte cose e ragionano con la loro testa, anche in modo sbagliato, ribellandosi alle regole date dal mondo degli adulti. Se a questa condizione naturale, si aggiungono traumi e problemi famigliari, nella loro testa iniziano a prendere forma meccanismi di difesa non sani.

Molti sono i casi, in cui, figli adolescenti presi dalla gelosia e dalla rabbia, vogliono vendicarsi o fargliela pagare, a un genitore che ha deciso di divorziare, o contro la matrigna o il patrigno, decidendo di metterli in condizioni difficili, o cercando di riprendersi le attenzioni che mancano, inventandosi un abuso. Decidono poi di raccontarlo all’altro genitore, ad un insegnante o ad un operatore che può reagire in due modi: l’adulto viene sopraffatto dalla paura e dalle sue emozioni, procedendo con azioni affrettate e precipitose, sostenendo la storia dell’adolescente, denunciando e procedendo in via penale, mettendo così a rischio la normale vita di una persona innocente; oppure con la resistenza all’ascolto, spiegata precedentemente.

Ma questi fenomeni di falso abuso non fanno altro che danneggiare la credibilità dei fenomeni di abuso vero e proprio, che si prolungano e che richiedono accertamenti e tempi sempre più lunghi, per evitare di danneggiare persone innocenti, come succede spesso. In questo modo aumentano gli abusi occultati e la mancanza di giustizia per le vittime.

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